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Crisi Wanbao Acc Mel. Si fa avanti solo un istituto di credito. Il commissario straordinario Castro scrive all’assessore Donazzan

Il termine ultimo per salvare Wanbao Acc è quello di settembre 2020, perché ad oggi un solo istituto di credito, la Banca Ifis, a fronte di una crescita dei volumi produttivi per il 2020 del 13,2% si è fatto avanti per finanziare l’amministrazione straordinaria dello stabilimento di Mel.

Questo in estrema sintesi la situazione che il commissario straordinario Maurizio Castro ha rappresentato oggi con una mail indirizzata all’assessore regionale Elena Donazzan e per conoscenza a tutti i soggetti istituzionali interessati. 

“Il 7 luglio 2020 – scrive Maurizio Castro, commissario straordinario di Italia Wanbao ACC s.r.l. in amministrazione straordinaria – Lei ha promosso e coordinato, in coerenza con quanto definito in sede di Ministero dello Sviluppo Economico in occasione dell’incontro del 30 giugno, un tavolo di confronto tra la procedura di amministrazione straordinaria di Italia Wanbao ACC s.r.l. e i principali istituti di credito operanti sul territorio, finalizzato alla presentazione del Piano Industriale 2020-2024 della Società e, sulla base dei suoi contenuti, al reperimento del supporto finanziario necessario alla continuità industriale dello storico sito produttivo di Borgo Valbelluna (che quest’anno realizza 1,8 milioni di compressori per refrigerazione domestica e occupa 305 addetti). Nei giorni scorsi, Lei – dopo essere stata informata degli esiti di tale incontro, e cioè che tutti gli istituti di credito coinvolti avevano rifiutato di collaborare al progetto di sostegno ad ACC, ovvero avevano evitato di rispondere ai successivi solleciti sul punto, ovvero ancora non avevano dato seguito in modo concreto all’iniziale interesse a valutare il dossier – ha inviato ai medesimi istituti di credito una nota affinché chiarissero conclusivamente la loro posizione entro il 25 agosto. Apprendiamo che, alla scadenza del termine da Lei indicato, nessun istituto di credito, salvo Banca Ifis, ha formalizzato la propria disponibilità a erogare ad ACC i finanziamenti previsti e regolati dalla normativa in materia di amministrazione straordinaria, né tanto meno ad anticipare con un’operazione-ponte una quota dei medesimi finanziamenti. Giustappunto, solo Banca Ifis ha notificato alla Società, con un atteggiamento in ogni caso apprezzabile almeno in termini comparativi, la disponibilità di massima a sottoporre ai suoi organi deliberanti la richiesta di finanziamento, condizionandola al perfezionamento della garanzia statale, mentre – per eventuali interventi-ponte – ha dichiarato di poterli prendere in considerazione solo in modalità factoring.

È del tutto evidente come tale esito complessivo non corrisponda alle aspettative di sistema e si ponga in contraddizione con il giudizio largamente positivo sul Piano Industriale di ACC formulato dal Governo, dalla Regione Veneto, dagli enti locali e da tutti gli stakeholder (organizzazioni e rappresentanze sindacali, associazioni di categoria, clienti internazionali, fornitori industriali, ecc.), giudizio corroborato anche da concreti e nitidi elementi fattuali (dall’avvio dell’amministrazione straordinaria, i volumi produttivi per il 2020 sono cresciuti del 13,2%, la marginalità industriale è lievemente positiva, significativi clienti sono tornati ad approvvigionarsi dallo stabilimento di Mel dopo anni di assenza, nuovi clienti si sono aggiunti al portafoglio, è stato lanciato un innovativo prodotto a velocità variabile ad alte prestazioni accolto con grandissimo interesse dal mercato, sono riprese le assunzioni per l’esecuzione dei programmi di vendita, ecc.).

Il disinteresse della quasi totalità degli istituti di credito verso l’operazione di salvataggio di ACC appare tanto più singolare, quanto più si considerino:

il valore sociale dell’azienda, che costituisce ancora, dopo oltre 50 anni di radicamento nel territorio, un patrimonio di competenze tecnologiche, progettuali, produttive e organizzative di assoluto valore;
la rilevanza occupazionale dell’azienda e dell’indotto manifatturiero che vi fa capo, concentrato nell’area del Nord-est;
il ruolo dell’azienda quale snodo essenziale della filiera integrata della refrigerazione, che nel Nord-est e nel Paese ha un rilievo industriale di primaria importanza in termini di fatturato, esportazione e addetti;
il fatto di rappresentare l’ultimo presidio attivo del comparto del compressore per refrigerazione domestica in Europa, dominato da un duopolio sino-giapponese che minaccia l’autonomia tecnico-competitiva degli OEM continentali;
l’attivazione in prospettiva di un cospicuo bacino di innovazione tecnologica, rappresentato dalla conversione in chiave elettronica delle produzioni (dal compressore a velocità singola a quello a velocità variabile), ribaltabile sul territorio;
le formidabili opportunità di sviluppo territoriale legate sia ai volumi del Piano Industriale e alla nuova occupazione generata dalla loro esecuzione, sia al processo di back shoring presso i fornitori locali e nazionali delle lavorazioni delocalizzate negli anni scorsi in Cina, sia all’attivazione di un nuovo Competence center funzionale al compressore a velocità variabile e alla sua scheda elettronica.

Inoltre, devo segnalare come la richiesta che il Governo italiano ha inoltrato alla Commissione Europea il 3 agosto scorso perché autorizzi un aiuto di Stato per circa 12,5 milioni di euro, attraverso il Fondo di Garanzia predisposto a tutela delle imprese in amministrazione straordinaria dal D. Lgs. 270/99 e che ha dotazione e capienza sufficienti, a favore di ACC renda, se congiunta alle disponibilità detenute in via diretta dalla Società e passibili di essere costituite in garanzia (macchinari, attrezzature e impianti; brevetti; marchi; ecc.), davvero molto limitato in termini di perimetro e molto basso in termini di intensità il rischio economico dell’intera operazione di finanziamento per gli istituti di credito.

In tale prospettiva, la vasta renitenza del sistema bancario a fornire la cooperazione tecnica indispensabile all’effettiva attivazione del meccanismo di finanziamento disegnato dall’art. 55 D. Lgs. 270/99 a sostegno delle aziende in amministrazione straordinaria (il quale prevede la garanzia statale al 100% dei crediti erogati, ma giustappunto presuppone che quegli stessi crediti siano concessi) giunge a costituire un’oggettiva ostruzione, istituzionalmente anomala, all’architettura normativa in vigore da oltre vent’anni in materia e utilizzata in modo costante (anche nella precedente amministrazione straordinaria di ACC, nel 2013-14, e con pieno successo).

Le confermo che, laddove possa essere utile a superare il “blocco” denunciato, la procedura è disponibile a introdurre meccanismi di garanzia particolarmente penetranti ed efficaci a favore degli istituti finanziatori, anche di natura innovativa. Penso per esempio alla costituzione di un Organismo di Controllo, composto da sei membri (il commissario straordinario, due esperti espressi dalle banche intervenienti, un rappresentante della Regione Veneto nominato d’intesa con gli enti locali partecipanti al Consiglio di Sorveglianza Socio-istituzionale, un rappresentante della finanziaria regionale Veneto Sviluppo e un rappresentante delle organizzazioni sindacali) e presieduto dal direttore di uno dei dipartimenti economici delle Università attive nel bacino territoriale di riferimento (Cà Foscari, Padova, Trento), che segua in modo continuativo un percorso di monitoraggio e di vigilanza sull’esecuzione del Piano e sul processo di cessione di ACC.

Mi rimetto a Lei per l’urgente attivazione di ogni rimedio utile a superare l’attuale, insidiosa e irragionevole situazione di stallo, confermandomi in tale direzione a completa disposizione Sua e di tutte le istituzioni in campo, personalmente e attraverso il mio team di consulenza (PwC per quella industrial-finanziaria e Fieldfisher per quella legale).

Le confermo infatti che, alla fine del mese di settembre 2020, si esaurirà la liquidità disponibile, con tutte le drammatiche, laceranti conseguenze industriali e sociali connesse a una simile condizione traumatica”.

 

 

 

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