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mercoledì, Agosto 10, 2022
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Operatori socio-sanitari: ne serviranno 350 nei prossimi 2 anni. La provincia promuove nuovi corsi

Palazzo Piloni, sede dell’amministrazione provinciale

Il fabbisogno di operatori socio-sanitari nel Bellunese è in crescita. Sono state stimate all’incirca 350 figure professionali da qui ai prossimi due anni. Un numero enorme, che deve fare i conti con le difficoltà di natura geografica del territorio montano, e che deriva dall’aumento accelerato dell’età media della popolazione. Sono i dati analizzati questa mattina a Palazzo Piloni, nel corso di una riunione finalizzata a promuovere l’organizzazione nei prossimi mesi dei corsi di formazione per gli Oss. Presenti la consigliera provinciale delegata alla formazione, gli enti formatori del Bellunese (Ceis e Circolo cultura e stampa), Consorzio Bim, Veneto Lavoro e Ulss 1 Dolomiti.

«Il fabbisogno di operatori socio-sanitari è davvero importante e anche i 7 corsi autorizzati dalla Regione, il cui bando dovrebbe uscire domani, difficilmente riusciranno a coprire le necessità del nostro territorio – spiega la consigliera provinciale delegata a scuola e formazione -. Il nostro auspicio è che molti possano partecipare ai corsi, giovani e non solo. Si tratta infatti di un’opportunità di lavoro molto interessante, soprattutto in questo periodo di crisi economica. La figura professionale dell’operatore socio-sanitario è richiestissima in provincia di Belluno e dà la possibilità di una professionale stabile e garantita nella struttura ospedaliera dell’Ulss».

I nuovi requisiti per partecipare ai corsi di formazione sono più selettivi e potrebbero restringere la platea. Fino a poco tempo fa, infatti, era sufficiente un A2 come livello linguistico dell’italiano; adesso invece serve un B1. «Certo, potrebbe essere un ostacolo per molti, penso soprattutto agli stranieri che vivono nel nostro territorio – continua la consigliera provinciale delegata -. Ma dobbiamo vederlo invece come un incentivo ad acquisire competenze linguistiche e come un’opportunità di integrazione. A settembre attiveremo i primi incontri territoriali rivolti ai potenziali interessati. Da parte nostra l’augurio che il numero sia adeguato a far partire il maggior numero di corsi possibile».
La Provincia sta anche studiando alcune modalità per agevolare a livello economico la partecipazione e l’iscrizione ai percorsi formativi. I costi si aggirano sui 2mila euro, ma per i disoccupati la frequenza è coperta tramite voucher fino a 1.500 euro. Per la cifra mancante è al vaglio una collaborazione tra l’amministrazione provinciale, il Consorzio Bim e altri enti privati.

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