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sabato, Ottobre 24, 2020
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Qual è il modo migliore per rilanciare la montagna bellunese? * di Giancarlo Garna

Giancarlo Garna

In questi giorni si è sviluppata una forte discussione su cosa serve alla montagna per contribuire ad un suo rilancio e favorirne la crescita in termini umani, sociali, economici e culturali, soprattutto in vista dei futuri grandi eventi programmati nel suo contesto ambientale come, ad esempio, i campionati mondiali del 2021, le Olimpiadi invernali del 2026 a Cortina e delle opere pertinenti, visti per lo più come fattori di sviluppo positivi per la montagna stessa.

Si parla molto delle opportunità date da questi eventi, a tutti i livelli politici e imprenditoriali. Si fanno programmi, progetti, richieste di velocizzazione di tutte le pratiche e di ogni tipo di opera accessoria, ritenuta utile e necessaria a tale evento; si richiedono infrastrutture, e soprattutto deroghe a tutti i livelli per realizzarle. Ma questo tipo di eventi e tutti gli interventi sul territorio, sul suo tessuto e sulla sua struttura naturali e antropici, previsti e/o richiesti, costituiscono realmente il modo migliore di rilanciare la Montagna, e nello specifico il Bellunese? Si tratta veramente del sistema migliore di implementare l’economia di questo territorio, di valorizzare le sue specificità e di contrastare lo spopolamento dei territori montani, magari invertendo questa tendenza negativa?

Personalmente non ne sono convinto, anzi sono critico, se non preoccupato, delle ricadute che questi interventi avranno su un eco zona, come la nostra, soprattutto quando si chiedono poteri speciali, e quindi deroghe alla normale legislazione in materia di valutazioni di impatto e gestione degli appalti e dei cantieri.
Credo che il rilancio della montagna in termini umani, cioè lotta allo spopolamento e inversione di tendenza in merito, e sviluppo economico passino invece attraverso un turismo lento, sostenibile, legato ai percorsi alpinistici pedonali e ciclabili, al mantenimento dell’ambiente non tramite grandi opere, fortemente impattanti e snaturanti a lungo termine le nostre vallate. Soprattutto se si vuole poi proseguire, come chiesto da alcuni fino a collegarsi con l’autostrada del Brennero. Vogliamo veramente diventare lo sfogo di tutto il traffico pesante su gomma?

La fruizione, l’incremento e l’importanza dell’esperienza come parte del prodotto turistico è legata anche alle risorse immateriali e culturali del prodotto turistico stesso, come l’immagine e l’atmosfera dei luoghi. Insomma più percorsi per persone e meno jeep e quad. Soprattutto la rimozione delle regole potrebbe favorire – come già da allarmi lanciati – l’infiltrazione di interessi illeciti, legati ad ambienti mafiosi e/o interessati al riciclaggio e allo sfruttamento dei fondi legati a queste opere. Così come attrarre grandi imprese, che attraverso il sistema dei subappalti lascerebbero sul territorio solo le briciole degli stessi.
Bisogna rilanciare l’agricoltura di montagna e promuovere, con opportuni incentivi economici il recupero del territorio e la sua manutenzione attraverso il ripristino delle pratiche storiche legate ad essa. Quindi restaurare i terrazzamenti, tagliare regolarmente i prati, cosa utile anche nella lotta alle zecche, che infestano la nostra provincia, pulire regolarmente i boschi e il loro sottobosco, etc. Recuperare quindi i vecchi lavori e arti storiche, anche come veicolo di creazione di lavoro; recupero di arti e saperi antichi utili a creare nuove opportunità professionali, legabili anche alla dimensione turistica, oltre a quella agricola e zootecnica.

Infine per vedere tornare i nostri ragazzi credo serva anche una politica del lavoro legata alla dignità del lavoro stesso, quindi stipendi equi e dignitosi, rapportati alle professionalità dei giovani stessi e alle loro capacità, al posto di paghe da fame, stages, contratti precari infiniti in un territorio montano dove i nuovi saperi devono appunto trovare legami e instaurare pratiche di un nuovo ABITARE

Sostanzialmente a mio avviso serve un approccio più vicino all’uomo e alla natura da realizzare con il recupero delle nostre conoscenze, commisurato alle esigenze del Bellunese, e trasformato in chiave moderna e ad ampia visione piuttosto che interventi pesanti esterni e impattanti che rispondono a interessi economici che come abbiamo già visto (vedi olimpiadi a Torino) lasciano debiti e macerie; o ad interessi delle solite categorie imprenditoriali che leggono la realtà bellunese in modo ideologico .

Giancarlo Garna – Archeologo
Capolista nella lista provinciale di Belluno “Solidarietà Ambiente Lavoro”

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