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martedì, Agosto 9, 2022
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La testimonianza del dottor Rodolfo Muzzolon, primario di Pneumologia al “San Martino” di Belluno alla videoconferenza del Lions Club Belluno

Rodolfo Muzzolon – Direttore dell’Unità Operativa di Pneumologia dell’Ospedale San Martino di Belluno

Pur con delle difficoltà legate alle restrizioni del Coronavirus, il Lions Club di Belluno sta continuando la sua attività, anche se modificata rispetto al programma annuale previsto. Per il Presidente del Club Antonio Prade: ” Il Lions, quale corpo intermedio di antica tradizione e di primaria presenza nelle diverse comunità, si sta adoperando, pressoché in via esclusiva, proprio in quei settori della sanità e del sociale che nei prossimi mesi vedranno le maggiori ricadute conseguenti all’epidemia che ci ha colpito”.

Questo spirito ha già spinto il Club a intervenire con la messa a disposizione di mascherine e altri presidi medici per depotenziare l’estensione del virus. Ma non solo, è in fase di conclusione un progetto di  più ampio respiro finalizzato all’acquisto a favore dell’Ulss nr.1 Dolomiti di un certo numero di webcam tali da consentire l’attivazione delle visite mediche di pazienti cronici a distanza, sfruttando in tal modo le tecnologie diffuse nel rispetto delle politiche di distanziamento fisico.

Il Club di Belluno annovera fra i propri soci vari medici e fra questi il dott. Rodolfo Muzzolon direttore del Dipartimento Area Specialistica e dell’Unità operativa di Pneumologia dell’Ospedale San Martino di Belluno. Il Club, con un’interessante video-conferenza, ha approfondito con il dott. Rodolfo Muzzolon le problematiche mediche legate all’emergenza Covid-19. In apertura dell’incontro il Presidente Prade ha ringraziato i medici e tutto il personale infermieristico e sanitario per l’encomiabile lavoro svolto, per aver dato prova di dedizione, abnegazione e professionalità.

Il dott. Muzzolon, che è stato impegnato sul fronte medico in questi tre mesi, ha portato la sua esperienza di medico in “prima linea” nella lotta al virus e a quotidiano contatto con le vittime del contagio.

“All’inizio di questa emergenza sanitaria non avevamo la chiara percezione della portata e dell’insidiosità di un virus che non si conosceva, con l’accesso in Ospedale, in un breve lasso di tempo, di decine di pazienti con problemi respiratori, anche gravi. Superati i primi giorni che ci hanno visti impegnati nell’organizzazione dei percorsi di cura con l’utilizzo appropriato dei dispositivi di protezione al fine di prevenirne la carenza, in poco tempo siamo riusciti a riorganizzare molti reparti dell’Ospedale, anche con lo spostamento dei posti letto, cosa non semplice perché implica il coinvolgimento di varie competenze e professionalità. Sin da subito abbiamo cercato di garantire un’assistenza professionale e dignitosa per tutti e per questo devo ringraziare la grande disponibilità di tutto il mio team e di tutti i colleghi dell’Ospedale”.

Così ha affermato il dottor Muzzolon che ha poi spiegato qual è stata la riorganizzazione dell’ospedale.

La suddivisione fra aree Covid e non ha determinato lo sdoppiamento di alcuni reparti (Pneumologia, Medicina, Geriatria) al fine di prevenire la diffusione del contagio all’interno dell’Ospedale. La Pneumologia ha messo a disposizione sedici posti letto in raccordo con il reparto di Malattie Infettive, per i pazienti che necessitavano di supporto ventilatorio non invasivo, mentre i casi più gravi sono stati indirizzati in Rianimazione. Il lavoro di squadra con le varie competenze professionali (mediche, infermieristiche, amministrative) ci ha permesso di fornire ai pazienti le cure adeguate.”

“ Oggi non abbiamo ancora delle terapie specifiche e sicuramente efficaci, ma la ricerca è fortemente impegnata per la loro scoperta, così come per quella di un vaccino. Assistiamo il paziente con delle terapie che supportano le funzioni vitali per dar modo all’organismo di reagire e guarire. Grazie alle competenze dei nostri Infettivologi e dei Farmacisti Ospedalieri abbiamo potuto aderire a protocolli sperimentali con la possibilità di utilizzare le terapie più innovative e contribuire alla ricerca in questo settore”.

“ Per il passato nelle nostre zone non abbiamo  avuto situazioni d’ emergenza di questa portata; neppure la SARS e l’Ebola avevano creato questi problemi. Il Covid-19 ci ha insegnato che la sanità pubblica deve prevedere scenari emergenziali con organizzazione e apparecchiature adeguate. Non bisogna però dimenticare  che  ogni inverno abbiamo un eccesso di mortalità, specie negli anziani, per l’influenza, e per questa malattia abbiamo un’arma efficace: la vaccinazione antiinfluenzale, che è ancora sottoutilizzata”.

Sono stati poi affrontati i temi della prevenzione e dell’impegno attivo della popolazione che deve adottare comportamenti corretti, le difficoltà d’incontro fra pazienti e famigliari e la rimodulazione delle liste di attesa.

Sulla risposta dei medici di famiglia è intervenuta la socia dottoressa Luciana Zollino.

L’ epidemia in corso ha cambiato anche il nostro lavoro come Medici di Medicina Generale, il primo front office con il paziente, che a noi si rivolgeva senza liste d’ attesa e spesso con accesso libero nei nostri ambulatori, nonostante che per molti di noi l’ accesso agli studi medici avvenga già da tempo previo appuntamento , salvo i casi urgenti e non differibili. L’epidemia ha cambiato il nostro rapporto con i pazienti: la necessità di contenere e limitare al massimo il rischio di contagio, anche per non essere noi stessi veicoli di contagio per i pazienti, soprattutto per i pazienti fragili, maggiormente a rischio sia per età, sia per complessità, sia per le polipatologie da cui sono affetti, ha limitato di molto gli accessi nei nostri ambulatori. Anche i pazienti con sintomi minori, soprattutto se positivi al Covid o in quarantena e isolamento domiciliare per pregresso  contatto con pazienti positivi o a rischio, venivano invitati a non presentarsi in studio e sottoposti a regolare e quotidiano telemonitoraggio. D’altra parte la Telemedicina prenderà sempre più spazio anche per le attività ambulatoriali”.

Su questo tema il Club Lions di Belluno sta approntando un progetto che è in corso di definizione e concretizzazione.

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