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Il messaggio di Crisanti è chiaro: il Veneto si è salvato, nonostante Zaia

“Quando il dottor Crisanti afferma che “Se la dottoressa Russo aveva un piano sui tamponi, deve spiegare perché l’8 febbraio il suo ufficio mi ha intimato di non fare più i tamponi a chi tornava dalla Cina. Dire che aveva un piano è una baggianata. Vogliamo prendere in giro tutti?”

E’ quanto affermano i portavoce del Movimento che gravita nell’area politica della sinistra “Il Veneto che vogliamo”, che in provincia di Belluno ha per coordinatori: Alessandra Buzzo, Monica Camuffo, Laura Casagrande, Alessia Cerentin, Roger De Bernardin, Alessandro De Monte Pangon, Massimo De Toffol, Enrico Lanciano, Francesco Masut, Edi Meneguz, Nico Paulon, Stefano Talamini, Elena Vieceli.

“A noi appare in tutta la sua nitidezza una lettura dell’emergenza Coronavirus in Veneto che sosteniamo da tempo: il Veneto si è salvato, nonostante Zaia.

Già il 23 febbraio – prosegue la nota del Movimento – ricordavamo la lettera con cui il dottor Mantoan negava al dottor Crisanti quei tamponi sugli asintomatici che sono poi diventati la soluzione di tutti i mali, mentre il dottor Crisanti stesso diventava, nelle parole del presidente Zaia, il punto di riferimento assoluto della strategia anti-Covid della Regione Veneto.

Nelle dieci domande che abbiamo rivolto al presidente Zaia sulla gestione dell’emergenza sostenevamo tesi analoghe, ma ovviamente a quelle domande non è mai stata data risposta.
Ci pare poi francamente stravagante (per non dire che ne siamo allibiti) l’affermazione del presidente Zaia di oggi “Sarà mio compito rimettere insieme i cocci di una polemica della quale non sapevo e che è inutile”.
Speriamo che il presidente non si sia autonominato virologo e non pretenda di dirimere una disputa scientifica ma che si riferisca alla ricostruzione del dottor Crisanti.
In questo caso c’è poco da dire e la lettera del dottor Mantoan dell’11 febbraio è la prova tangibile delle sue parole.
Ci dispiace – conclude la nota del Movimento “Il Veneto che vogliamo” per il presidente Zaia ma insieme alla macchina per processare i tamponi oggi si è rotta anche la macchina della sua propaganda”.

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