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Centro ittiogenico di Bolzano Bellunese in dirittura d’arrivo

Restyling e potenziamento in dirittura d’arrivo. Ricominceranno lunedì prossimo (18 maggio) i lavori al centro ittiogenico di Bolzano Bellunese, dove la Provincia ha demolito e ricostruito a regola d’arte le strutture del complesso edilizio in cui si concentrano le attività di allevamento e selezione genetica della fauna ittica.

Il nuovo fabbricato è già stato completato, così come la sistemazione del locale-ristorante, in cui è stato realizzato un terrazzo esterno, funzionale al miglioramento dell’offerta turistica (e all’eliminazione delle barriere architettoniche per l’accesso delle persone con disabilità). In fase di progettazione anche la nuova captazione di acqua sottofalda che alimenta le vasche del pesce, e sulla quale la Provincia intende inserire un micro impianto idroelettrico, per soddisfare il fabbisogno energetico del centro ittiogenico.

«I lavori sono a buon punto e rallentati solo in parte dall’emergenza Covid. Contiamo di concludere tutto entro la fine dell’estate questo progetto che vale circa 500mila euro» spiega il consigliere provinciale delegato a caccia e pesca, Franco De Bon, che stamattina ha fatto il punto della situazione con i colleghi Massimo Bortoluzzi (Difesa del Suolo) e Walter Cibien (Patrimonio), assieme ai collaboratori e consulenti che si occupano della gestione dei due centri ittiogenici provinciali: quello di Bolzano Bellunese, appunto; e quello di Tomo, a Feltre, dove sta prendendo forma un progetto di riqualificazione e potenziamento, per migliorare la captazione delle acque e rendere la struttura ancora più operativa.

«I due impianti sono complementari e funzionali all’attività di selezione, riproduzione e tutela della marmorata del Piave, una specie autoctona del nostro territorio – continua il consigliere De Bon -. La Provincia è l’unico produttore in tutto il Veneto di questo tipo di pesce ceppo Piave, al momento. Ecco perché stiamo predisponendo un progetto anche per il miglioramento funzionale della struttura di Tomo che va nella direzione di ricostruzione della popolazione di marmorata e di tutela degli ecosistemi dei nostri corsi d’acqua. Per quanto riguarda l’impianto feltrino, approfondiremo la quantità di acqua necessaria alle attività, in modo da migliorare e ottimizzare le opere di presa, nell’ottica di una sistemazione anche turistica dell’area, che si presta ottimamente a laboratori didattici e di sperimentazione».

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