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Crac banche. Indennizzi dal 100 al 12%, ecco l’elemosina di stato avversata nel 2018 da Di Maio * di Enzo De Biasi

Ininfluenti le associazioni, tranne una, il “Comitato Don Torta”

La conversione in legge del decreto “cura Italia” avvenuta al Senato giovedì scorso, anticipa ai truffati una percentuale del 12% che sperabilmente sarà pagata a fine anno oppure nel 2021. Il restante 18% sarà nei conti correnti dei risparmiatori traditi negli anni successivi, forse.
La somma di entrambe le percentuali ammonta all’obolo di stato pari ad un 30% tombale e nient’altro è all’orizzonte. La memoria corre a gennaio 2017, quando le due banche venete in liquidazione svelarono l’offerta di risarcimento ai loro azionisti pari ad un indennizzo del 15% in relazione al patrimonio incenerito. Allora e giustamente le rappresentanze degli azzerati bollarono quella iniziativa come “un ennesimo tentativo di truffa…operazione del tutto indegna ed irrispettosa…un’elemosina irricevibile” e via sentenziando. Ad aprile 2020, trascorsi due anni e mezzo e dopo aver molto interloquito con differenti governi e partiti, il punto d’arrivo è -temporaneamente- 3 punti sotto quello che offrivano i malefici banchieri.
Per l’attualità, coloro che hanno accolto l’invito di Veneto Banca e Popolare di Vicenza sono stati 121.000 su una platea potenziale di circa 200 mila. Il quantum incassato dall’offerta di transazione pubblica verrà sottratto dalla prima tranche dell’anticipo, rimanendo nelle facoltà del danneggiato sia onorare le parcelle dei legali incaricati nelle cause penali, sia il costo della pratica di richiesta dell’aiuto di stato. Quanto probabilmente resterà nelle tasche del danneggiato, è già stato approfondito nell’articolo precedente.

Ma procediamo con ordine. Tutto inizia con la legge 205/2017, dove in 4 commi venne garantita con il placet dell’Unione Europea, la possibilità di ristorare il patrimonio mobiliare evaporato. Con la stessa disciplina furono stanziate le prime risorse poi utilizzate solo in parte, 11 milioni su 25 resi disponibili anche a causa dei criteri d’accesso fissati dai vincitori delle elezioni di marzo 2018.
In effetti, dall’inverno 2017 alla primavera 2018 ebbe luogo la campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento Nazionale. In questo periodo, la star è senz’altro Luigi Di Maio che in più occasioni ripete lo slogan “il risarcimento sotto il 100% di quanto perso, è una elemosina che non può essere accettata” facendo suo ciò che il popolo votante voleva sentirsi dire. La new entry del firmamento politica italiano, era (ed è) espressione di un movimento che ben rappresentava il nuovo all’ennesima potenza “né di destra né di sinistra”. Il compito dei 5 stelle era quello di aprire il Parlamento come una “scatoletta di tonno, per scoprire gli inciuci, inciuceti, inciucioni” e giusto per dare un assaggio in anteprima, hanno promesso ai truffati dalle banche un indennizzo totale ed immediato, l’immaginifico 100 per 100.

In Veneto, gente seria che sgobba da mane a sera, equilibrata e che tiene sempre “duri i banchi”, prima affezionata alla D.C., quindi fedele al Centro-Destra prima Forza Italia e poi Lega, i grillini – ad urne scrutinate – pigliano un bel 25% dei voti espressi. Tante facce nuove e tanti epigoni dei vaffaday staccano il ticket per Roma. Molti, tranne uno che resta a casa perché gli elettori del suo collegio preferiscono che si dedichi alle cure dei danneggiati dalle banche. Egli è l’avvocato Andrea Arman, Presidente del Comitato Don Torta. Accanto all’astro stellare Di Maio, in questa vicenda Arman è senza ombra di dubbio il componente più rappresentativo ed importante nelle decisioni assunte nel corso degli accadimenti successivi.

I pentastellati nell’attesa di firmare il contratto di governo con l’altro vincitore, la Lega, incrociano l’esecutivo allora incarica, a trazione PD, che deve predisporre un’unica norma di dettaglio al fine di attivare l’iter del ristoro ai truffati. La proposta di decreto risulta però “sgradita” e ai parlamentari 5 stelle attivi nell’apposita commissione bicamerale per un parere, e al professionista trevigiano che a nome del Coordinamento Don Torta scrive il 18 aprile 2018 “Cari Risparmiatori, ………se anche passa un altro mese e facciamo le cose per bene cosa cambia?” Gentiloni accoglie l’invito di non andar oltre e lascia Palazzo Chigi il 31 maggio. Il 1° giugno nasce il Governo Giallo-Verde, che per i successivi 15 mesi non ripaga di un euro i traditi nel risparmio. Certo, si sarebbe potuto e dovuto comportarsi diversamente, ma non è capitato.

Un tentativo generoso ma del tutto superfluo sorto per iniziativa del senatore Andrea Ferrazzi-PD, venne fatto al Senato in data 06 agosto che, all’unanimità, votò la possibilità di riprendere il cammino del risarcimento ai traditi nel risparmio dopo il 31 ottobre. L’operazione fu subito stroncata sul nascere. Già il giorno dopo, l’allora sottosegretario della Lega On.le Bitonci, qualificò la decisione come “vittoria di Pirro”. Infatti, alla ripresa settembrina il tandem L. Di Maio-M. Salvini in un provvedimento d’annata stabilirono i famosi “paletti”, ovvero rimborso del 30 per cento con il limite massimo di 100 mila euro dell’importo dovuto, contravvenendo palesemente a quanto era stato propagandato nei mesi precedenti. Di fronte ad una perdita secca del 70% sul danno patito, di solito, chi tutela la parte creditrice -in questo caso verso lo stato- fa fuoco e fiamme e ne chiede le ragioni. Così non accadde. Gran parte dei rappresentanti delle associazioni degli azzerati furono contenti, plaudenti e si fecero pure i selfie con i sottosegretari Bitonci e Villarosa. Qualche componente residuale più relazionata con il PD, preferì attendere gli eventi successivi. Questi ultimi non tardarono ad arrivare con la finanziaria 2019. La legge nr. 145/2018 confermò i criteri d’accesso e peggiorò la situazione complessiva. Il 30% venne considerato tombale e non a titolo di acconto, le azioni e le obbligazioni bloccate al loro valore d’acquisto, ma soprattutto venne azzerato l’arbitro per le controversie finanziarie, A.C.F. In questa operazione il knock out micidiale fu sferrato, nella nottata del 23 dicembre al Senato, dalla medesima equipe, 5 stelle e vertice del comitato don Torta, da sempre contrari a qualsiasi valutazione di merito da parte di un soggetto terzo.

A dir il vero ACF, in pochi mesi di operatività da fine 2018 a inizio 2019, aveva valutato i dossier e perfino pagato i risparmiatori vittime dei crac bancari. Fu tutto inutile!. Al suo posto fu imbastito un farraginoso meccanismo amministrativo a doppio binario, presieduto da una commissione tecnica aiutata da una società del Ministero del Tesoro. Consap, per il servizio di segreteria e di informatica necessari, ottenne un corrispettivo di 12,5 milioni di € ovviamente sottratti alle risorse da distribuire agli azzerati.
A chi chiedeva lumi del perché di tanta superficialità, qualche esponente di rango elevato della Lega eletto in Veneto rispondeva “la pratica è stata data in appalto ai 5 stelle”. Sia come sia, così si è voluto e cosi è stato, nonostante tutte le opposizioni al Governo Giallo-Verde avessero presentato modifiche a favore dei risparmiatori ingannati.
Per le tesi dell’avvocato Arman un indubbio successo, per i truffati il prolungarsi della sofferenza, per le restanti associazioni la ri-prova di essere poco più di comparse, come del resto verificatosi poco dopo. Infatti, il 7 febbraio 2019 a Vicenza è organizzato a cura di Arman ed Ugone, capi dei rispettivi comitati, un incontro di migliaia di azzerati, al quale parteciparono i due Vicepremier M Salvini e L Di Maio e con l’esclusione dei rappresentanti di altre associazioni per lo più venete. L’allora Capo 5 Stelle affermò con la consueta sicumera “entro una settimana faremo il decreto ed avrete i soldi”. Applausi scroscianti, ma nessuna erogazione né a febbraio di quell’anno, né di quest’anno. Ciò nonostante la scena si è ripetuta l’11 gennaio scorso, sempre a Vicenza, con un fragoroso battimano alla citazione dell’attuale Ministro degli Esteri “uno dei pochi amici che abbiamo davvero”. A maggio 2019 si tengono le elezioni europee, a quasi un anno data del Governo Giallo-Verde. Interessante annotare che in Veneto i pentastellati calano di 14 punti e la Lega sale di 18, arrivando al 50% (49.9%). Chissà, forse anche i truffati hanno voluto giocare d’anticipo, avendo espresso già l’anno scorso quello che voteranno in occasione delle prossime regionali. Il Governo Giallo-Rosso è avvisato per tempo.

Buona parte del 2019 se ne va per rabberciare la legge vigente rendendola digeribile, in qualche modo, ai parametri europei. Di conseguenza, il terzo decreto fissa, finalmente, il termine d’inizio delle domande al 22 agosto. Il pronto si parte, però, viene nel frattempo spostato più in là nei mesi per altre due volte, la prima al 18 aprile e la seconda, quella prevista dall’art. 50 del decreto-legge nr 18 del 17 marzo attualmente in discussione alla Camera, al prossimo 18 giugno. La ragione è semplice, il software made in Consap abbisogna di continui aggiustamenti ed interventi migliorativi, of course. Inoltre, e da ultimo, sono le stesse rappresentanze dei gabbati che per questioni di “sfasamento fiscale” temono che qualche ingannato non possa godere delle agevolazioni previste. Per queste ed altre ragioni, esce l’idea dell’anticipo del 40% sul misero 30% peraltro già bocciato una prima volta.

Passando all’esame dell’articolo predisposto dal Governo Giallo-Rosso, le rappresentanze dei truffati scegliendosi interlocutori politicamente “pesanti”, i senatori Paragone-Gruppo Misto e Accoto- 5 stelle, hanno collaborato nella proposizione di emendamenti tesi a facilitare l’elargizione della mancia ministeriale facendo leva sulle autodichiarazioni e sul controllo a campione. Veramente piacevole leggere, anche se del tutto estraneo agli emendamenti sottoscritti, il brillante intervento in aula del famoso giornalista Paragone, iscritto al gruppo 5 stelle fino al 4 gennaio scorso.
In ogni caso, i suggerimenti dati non sono stati accolti dal Governo. Per altri aspetti il testo vigente del rimodulato FIR, manca e di una periodicità obbligata nella frequenza delle sedute della Commission Tecnica e di una cadenza temporale del piano di riparto delle liquidazioni rispetto alla previsione “di norma semestrale”. La fase d’inserimento delle richieste utile per avere l’elemosina del 12% sarà conclusa tre giorni prima dell’estate prossima. Chissà, se in questi mesi qualche azzerato chiederà alla propria associazione perché dal 100% del 2018 si è passati al 12% del 2020 ed inoltre, quali saranno i tempi per la liquidazione della seconda tranche del restante 18%. Oppure e più verosimilmente, in un bel raduno con migliaia di truffati scosceranno applausi a scena aperta al semplice richiamo di Luigi Di Maio?.

13 aprile 2020 Enzo De Biasi

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