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Nuovo decreto, stesse chiusure. La critica di Scarzanella e Basso (Confartigianato) alle nuove norme: “La cura rischia di essere più mortale del virus per le imprese”

Claudia Scarzanella, presidente Confartigianato Belluno

«Le maglie restano troppo strette: chiediamo maggiori aperture per le realtà produttive e le piccole imprese, per le quali la cura del coronavirus rischia di essere più mortale del virus stesso». È quanto afferma la presidente di Confartigianato Belluno, Claudia Scarzanella, alla lettura dell’ultimo decreto del presidente del consiglio dei ministri.

Il Dpcm 10 aprile, infatti, non apre ancora alla tanto auspicata “fase 2”. Anzi, lascia le serrande abbassate in molte realtà imprenditoriali che già stanno accusando pesantemente il blocco prolungato delle attività. L’unico dato positivo è la ripartenza delle lavorazioni del legno, importantissime in provincia di Belluno sia per la filiera sia anche per la salvaguardia del patrimonio silvo-pastorale, che paga ancora la distruzione di Vaia. «Rimane però tutto fermo sul fronte delle piccole aziende – continua la presidente Scarzanella -. Si tratta di realtà talmente piccole, spesso monoaddetto, oppure con capannoni da dividere per due-tre addetti, quasi sempre familiari del titolare, in cui il rischio di contagio è meno che minimo. Abbiamo l’esigenza di riaprire queste imprese, che altrimenti rischiano di chiudere definitivamente. Se la ratio è quella di evitare il contagio del Covid-19, la distinzione andrebbe fatta sul numero di addetti e sulle dimensioni degli spazi, non per codici Ateco. Confidiamo che questo limite normativo, che rischia di creare danni al tessuto produttivo della montagna, possa essere superato quanto prima: queste imprese non possono attendere il 3 maggio per riprendere l’attività».

Michele Basso

Neanche sul fronte degli aiuti alle imprese e del decreto “liquidità”, Confartigianato Belluno può dirsi soddisfatta. I dubbi riguardano principalmente i tempi e la burocrazia, che potrebbero rendere l’accesso al credito una vera e propria corsa a ostacoli. « C’è ancora molta ordinarietà di procedure – sottolinea il direttore di Confartigianato Belluno, Michele Basso -. Per quelle con copertura al 100% temiamo comunque un intasamento dei circuiti bancari, visto anche l’ampio ricorso allo smart working da parte degli sportelli. E per le richieste non garantite al 100% le procedure di valutazione sono quelle ordinarie, quindi ci attendiamo rallentamenti importanti».
Dubbi anche sugli importi, che rischiano di non essere commisurati alle esigenze delle imprese. «Il tetto attuale della copertura al 100% è limitato all’importo di 25mila euro, ma abbiamo stimato che quasi un quarto delle nostre imprese valuta il suo fabbisogno tra i 25 e i 50mila euro, e un quinto richiede importi superiori ai 50mila euro – prosegue il direttore Basso -. Estendendo la copertura dai 25mila ai 50mila euro, potremmo soddisfare con procedura semplificata e assicurazione al 100% quasi i due terzi del fabbisogno iniziale delle nostre imprese. Inoltre, è necessario definire regole precise e inderogabili sulla garanzia dei pagamenti, tanto nel pubblico quanto nel privato».
Infine, un augurio: che dall’emergenza si possa ricavare almeno un elemento positivo per il futuro. «Approfittiamo di questo momento per eliminare un po’ di burocrazia – conclude la presidente Scarzanella -. Sarebbe indispensabile per abbattere inutili costi aggiuntivi e tempo prezioso che ogni giorno dobbiamo dedicare nelle nostre attività. Ci aspettiamo quindi, vista la situazione, un alleggerimento da incombenze inutili, nella speranza di poter tornare al più presto alla normalità di vita e di lavoro».

 

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