“Voi chiedete e noi risolviamo”, così affermava all’inizio di questo mese di marzo dell’anno di grazia 2020 il Sottosegretario On.le Alessio Villarosa con la consueta sicurezza e la massima incertezza sull’affidabilità della previsione in termini attendibili.
Le sollecitazioni per l’intervento “politico” erano fatte da Patrizio Miatello, per conto dei risparmiatori traditi con riguardo alle richieste e di ottenere un anticipo del 40% per il 30% di quanto la legge prevede (emendamento bocciato già il mese scorso dal Parlamento) e di spostare più in là di trenta giorni (seconda proroga) la scadenza per presentare le domande di risarcimento, oggi fissate al 18 aprile.
Vedendoli all’opera, l’uno nell’ennesimo video del tipo “truffati mo’ vi spiego e vi dico che….” e l’altro solerte nel ruolo di portavoce delle istanze degli azzerati, richiamano alla memoria a quanto avvenne tempo addietro. In quel tempo, come di solito principiano i racconti, c’era stato un importante incontro tra l’attuale Premier ed i rappresentanti delle Associazioni dei gabbati dalle banche. Nell’occasione, in data 26 maggio 2018, l’allora neoincaricato Presidente del Consiglio ebbe modo di dire ai convenuti “il vostro problema è uno dei primi che affronterò”. Tutti i delegati tornarono a casa felici e contenti, replicando urbi et orbi la lieta novella.
Il tempo è galantuomo, recita il proverbio. Infatti, da quel dì, vi furono: riunioni, raduni, cabine di regia e quindi leggi, decreti, ordini del giorno, emendamenti, interrogazioni, interpellanze. La mole di lavoro prodotta venne coscienziosamente riportata dai e sui media, a gradualità e spazi differenti, a seconda della posizione di comando occupata del narrante di turno. Nonostante al capezzale del “danneggiato”, questo fu il nuovo termine coniato dal Governo del Cambiamento, si siano affannati tanti legiferatori nessuno, ha colto il punto ed è andato a segno.
Ad oggi, coloro che sono stati truffati dall’inganno bancario rimangono in attesa di vedere realizzate le promesse della campagna elettorale di marzo 2018, peraltro decurtate di un ragguardevole 70% nell’indennizzo da avere, essendo -comunque- gli azzerati confortati in questa drastica diminuzione dal beneplacito delle associazioni che “tutelano” i loro interessi.
In articoli precedenti, a partire dal 18 agosto 2018 ed a cadenza periodica, questo quadro d’insieme è stato analizzato misurando, costantemente, la distanza siderale tra il detto ed il fatto. I proclami degli esponenti governativi nell’anticipare al popolo i provvedimenti in itinere, in realtà, hanno sempre spostato la palla più in là rispetto alla meta da raggiungere, il risarcimento da erogare. In effetti, gran parte dei danneggiati tengono sempre “duri i banchi” e purtroppo per loro, hanno dato e continuano a dare fiducia al menestrello di turno che sale sul palcoscenico reale e/o virtuale, nonostante le smentite acclarate dal trascorrere -lento ma inesorabile- del fattore tempo.
Dei tanti perché irrisolti dovrebbero occuparsi anche i chiaroveggenti, qui si commenta la normativa in vigore che non sta dando gli effetti sperati.
Il punto principale sta nell’aver accolto da parte del leader Di Maio i suggerimenti espressi dai Comitati Vicentini, avvalorati da una riflessione teorica in argomento esplicitata da un illustre giurista, afferente al concetto di “truffa massiva”. In estrema sintesi, il fallimento delle banche non doveva (deve) essere addebitato e pagato in alcun modo né dagli azionisti né – tantomeno – dagli obbligazionisti, questi sono state vittime di un raggiro fraudolento a loro insaputa. Di conseguenza, l’aiuto di stato va dato senza dover null’altro dimostrare da parte dell’interessato se non il danno patito dalla perdita di valore economico del proprio patrimonio mobiliare; tanto le prove sono già emerse e dalla Commissione Casini e dalle corti penali.
In sintonia con questa tesi, fu così che al Senato della Repubblica in data 23 dicembre 2018, su proposta del Governo Giallo-Verde, venne azzerata la figura dell’Arbitro per le Controversie Finanziarie (ACF) sostituito da una Commissione Tecnica di nomina ministeriale che nel 90% dei casi (secondo quanto affermarono all’epoca gli esponenti governativi) darà un responso automaticamente favorevole alle richieste presentate entro i parametri fissati, mentre nel 10% delle situazioni verrà fatta una valutazione. Ossequiosamente e diligentemente i deputati della maggioranza governativa che prima lettura scelsero l’arbitro, in terza lettura lo cancellarono.
E’ il caso di registrare che, finora, il congegno istituzionale di matrice pentastellata ha procurato solo ritardi. In primis è stato oggetto di pesanti osservazioni a cura dell’Unione Europea, in seguito ha scontato intoppi nella predisposizione del software made in Consap, società MEF, pesantemente criticata per la gestione proprio dei conti dormienti a cura della Corte dei conti (giugno 2019) e nonostante questo, affidataria del servizio di segreteria tecnica ed informatica a cura del Governo Conte 1.
Infine, per completare il disposto di legge in vigore sono stati necessari ben tre decreti anziché uno come era previsto nella previgente norma 2015/2017, peraltro non censurata dalla Commissione Europea e che poteva essere attuata fin da ottobre 2018 cosi che -ad oggi marzo 2020- i gabbati dalle banche avrebbero già incassato i soldi.
La tragicommedia è che il meccanismo deve ancora partire!
Infine, è appena il caso di segnalare che una volta messo in moto il duo Consap-Commissione Ministeriale, la tempistica, le modalità e le peculiarità proprie del procedimento amministrativo sono più farraginose, defatiganti e complicate rispetto alla logica sottesa al lodo arbitrale, ma di ciò prenderanno coscienza e consapevolezza gli azzerati negli anni a venire. Dell’esperienza concreta offerta da ACF da ottobre a dicembre 2018, non è importato per niente a nessuno, Lega inclusa.
Il lettore potrebbe chiedersi, ma al di là di ACF, il politico aveva a sua disposizione qualche altro strumento? Certo che si ed era già stato anche positivamente collaudato. In poco più di un anno la Camera arbitrale dell’Anac (Autorità Nazionale Anticorruzione), una volta messa in condizioni di operare, aveva completato l’esame delle istanze di arbitrato giunte dai titolari di bond subordinati emessi dalle banche poste in liquidazione: Banca Etruria, Banca Marche, CariFerrara e CariChieti. In 84 sedute quasi 1.800 ricorsi esaminati, 80% delle richieste accolto e oltre 44 mln a favore dei risparmiatori.
L’esecutivo a trazione grillina ha voluto -invece ed a contrario- scegliere una terza soluzione creativa ed innovativa per andare velocemente incontro al popolo dei traditi nel risparmio, funzionerà? La sperimentazione è in itinere, allo stato dell’arte la tabella di marcia non è stata rispettata, la scansione temporale delle tappe future saranno scoperte dai diretti interessati, sopravvivendo.
Nel corso di questi due anni i 5 stelle, in decine di interviste ed assemblee pubbliche, si sono sempre vantati di “aver tirato fuori i soldi dal bilancio dello stato per i danneggiati che gli altri (segnatamente il governo precedente a maggioranza PD) non sono stati capaci”. Tutto vero? In realtà, ciò è avvenuto per mera casualità ed in minima parte è dipeso dall’azione politica. L’opportunità di fissare in bilancio triennale la somma complessiva di 1 miliardo e 575 milioni di € è stato reso fattibile grazie al termine della scadenza ventennale dei conti dormienti in pancia al MEF, termine temporale coincidente con il 2019 anziché con il 2018, motivo per il quale la legge di bilancio 205/2017 non poteva disporne in modo massiccio. L’argomento è stato oggetto anche di una riflessione ad hoc nel report dei magistrati contabili, laddove la Corte sollecita il legislatore a definire se sono sufficienti 10 anni di mancata movimentazione e quindi versamento dei soldi non utilizzati nelle casse dell’erario, oppure debbano trascorrere altri 10 anni, in totale 20 anni, (come attualmente interpreta la norma l’apparato ministeriale) prima di poter destinare i soldi alle vittime delle frodi finanziarie. Per altro verso, l’On.le Daniele Pesco aveva già “scoperto” i fondi dormienti nel settembre 2017, ma l’intero gruppo parlamentare pentastellato non aveva certamente battagliato per farli inserire nella dotazione finanziaria dell’ultima legge di bilancio portata in aula dal Governo Gentiloni. La chance offerta dalla Corte non è stata colta nemmeno nella predisposizione della legge per il 2020, della serie tutti disinteressati al tema; PD incluso.
07 marzo 2020 Enzo De Biasi
