
“A volte ci chiedono: ma cos’è “Il sistema”? Eccolo a voi servito: la commistione di affari tra politica, grandi imprenditori e giornali.
Quello che è successo in Veneto.
Il Gazzettino, cioè uno dei più grandi quotidiani del nordest, che dovrebbe essere al servizio della libera informazione di tutti noi, ha un direttore che ha la passione per fare anche l’uomo d’affari.
Ma come, non fa il giornalista? Si’, ma a modo suo”.
A dirlo è il capogruppo del Movimento 5 Stelle in Consiglio regionale del Veneto, Jacopo Berti.
“Dirige il giornale di proprietà di Caltagirone – prosegue Berti nella sua critica al direttore del quotidiano veneto – e nel tempo libero ora va in società con l’uomo di fiducia dei Benetton.
Un’altra iniziativa editoriale? No, un’impresa edile che ha come obiettivo costruire un nuovo stadio a Venezia, l’opera simbolo di Brugnaro.
Il Gazzettino è posseduto da Caltagirone Editore, il quale a sua volta è partecipato da Edizione Holding, la cassaforte dei Benetton.
E chi è il Presidente di Edizione Holding? Gianni Mion, socio di Papetti, il direttore del Gazzettino.
Proprio così: il direttore del Gazzettino, in società con il manager della cassaforte dei Benetton per costruire lo stadio voluto da Brugnaro.
Nemmeno il pudore, di non sbattere in faccia ai veneti questo osceno modo di praticare l’intreccio di interessi.
Non serve avere la mania della trasparenza del Movimento 5 Stelle, per domandarsi come il direttore Roberto Papetti , possa garantire quella minima obiettività e libertà di informazione che la professione giornalistica richiederebbe.
Infatti l’Ordine dei Giornalisti e il Sindacato di categoria hanno sollevato le stesse perplessità, condivise perfino dalla stessa redazione del quotidiano.
Papetti, vistosi scoperto con le mani nella marmellata, ha fatto un mezzo passo indietro. Annunciando che si ritirerà da quella società.
A noi – però – non basta. Com’è noto, non siamo proprio amici di chi si è reso responsabile del crollo del ponte Morandi, si è gonfiato le tasche gestendo le autostrade, fregandosene della sicurezza, ha per decenni foraggiato la politica per garantirsene il silenzio.
Non siamo proprio amici di chi insegue gli appalti più ricchi, senza alcun interesse per il territorio.
E il direttore del Gazzettino – che ogni giorno anche di noi deve occuparsi – di quei personaggi non è solo amico, ma con loro era addirittura in affari.
Oltretutto per costruire uno stadio da 200 milioni…
E pensare che la stampa, sugli appalti, le grandi opere, dovrebbe invece vigilare, fare da cane da guardia della trasparenza, senza riguardi per nessuno! E senza pregiudizi.
No, non ci basta. Papetti si dimetta da direttore de Il Gazzettino – conclude Jacopo Berti – perché non è accettabile che l’informazione sia nelle mani di chi la confonde con gli affari, gli amici, il potere.
Una questione di rispetto, per i cittadini veneti”.
