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Crac banche. FIR Statale e Fondo Concorso Spese legali Regionale, entrambi sono solidali pro-truffati ed erogano soldi pubblici. La Regione Veneto è opaca, ondivaga e più costosa * di Enzo De Biasi

Enzo De Biasi

In questi giorni è stata scoperta, dopo otto mesi di vigenza, una norma esistente in gazzetta fin dal 1° gennaio che vieta agli avvocati di farsi pagare per le domande al Fondo Indennizzo Risparmiatori predisposte per i loro clienti. La norma in tutta la sua cialtronaggine ed ambiguità era già stata qui evidenziata in data 31 dicembre 2018. Ma siamo in Italia e prima che ci si accorga della scarsa ragionevolezza giuridica di una regola, deve scoppiare il “caso “.

Ciò è successo con l’articolo apparso sul Corriere del Veneto in data 19 agosto 2019, dove veniva evidenziata la duplice veste dell’avvocato Sergio Calvetti, legale e componente di un’associazione denominata Movimento Diritti Europei, che ha provveduto a spedire per la istruzione della domanda al FIR una richiesta quantificata sul 7% dell’indennizzo che il truffato effettivamente otterrà. Divertente la dichiarazione dell’onorevole Massimo Bitonci “È vergognoso che qualcuno cerchi di lucrare su un rimborso che spetta di diritto a persone truffate». Chissà chi lo sa chi è questo “qualcuno”?. Per puro caso ed in linea di mera ipotesi potrebbe trattarsi della stessa persona tenuta in grande considerazione dall’ex-sottosegretario, quando il professionista trevigiano frequentava la cabina di regia presso il Ministero voluta ed istituita anche con l’apporto del parlamentare patavino. L’assillo rimane. Scendendo in scala regionale, l’Assessore ai Servizi Sociali ha – ieri – mandato ai media un secondo comunicato dopo quello di due giorni prima. Anche qui, si mena il can per l’aia invece di rispondere a delle precise osservazioni già formulate.
Poiché sull’argomento sono intervenuti anche diversi consiglieri regionali, è bene ricordare i fondamentali del tema.

Come scritto all’inizio, con la finanziaria per il 2019, è stato istituito il Fondo Indennizzo Risparmiatori destinato unicamente agli azzerati dalle banche, tra queste anche le due popolari venete, per una somma a disposizione sul triennio pari ad € 1. milione e 575mila. Il cittadino-truffato può direttamente inoltrare domanda al FIR, potendo ricevere un rimborso pari al 30% del valore d’acquisto della singola azione o del 95% se trattasi di obbligazione, entro comunque un limite massimo di 100mila euro di patrimonio mobiliare andato in fumo. La gestione operativa dell’operazione è affidata ad una società partecipata in toto dal Ministero e soggetta al controllo della Corte dei conti, denominata Consap che per le prestazioni rese percepisce 12,5 milioni di euro. Per l’accesso al FIR, se chi cura la pratica è un legale, non può chiedere soldi al truffato. La norma è cervellotica ma finché non viene cassata o modificata, deve essere rispettata. Finalmente dal 22 agosto anno corrente, si possono presentare le domande per l’indennizzo statale che andrà avanti per 6 mesi, fino a febbraio del prossimo anno. La Regione Veneto con legge finanziaria 2016 ha istituito un fondo per il “concorso spese legali” a favore dei cittadini veneti truffati dalle banche venete, che – in ogni caso – “abbiano investito nelle azioni delle banche venete non più di 80 mila euro” (come da ultima nota assessore) e quantificato per il 2017 in euro 500mila, 300mila per il 2018, e 300mila per il 2019. Chi istruisce la pratica sono studi legali convenzionati con le associazioni e comitati, che hanno aderito al primo avviso per un numero di 11 soggetti, poi scesi ad 8 (come da nota diffusa dall’assessore il 26 agosto 2019). A costoro la giunta regionale riserva un 30% della provvista di bilancio, mentre il restante 70% per cento viene (verrà ripartito) in relazione al numero di mandati conferiti da ciascun truffato veneto al soggetto esterno all’ente regione a partire da un numero minimo di dieci. Il 2017 è l’unico anno conclusosi, per il semplice motivo che data d’inizio e quella di termine sono state entro il medesimo anno solare. Questo ha permesso l’adozione degli atti d’impegno contabile e del 30% pari a 150.000,00 € e del 70%, pari a 350.000,00 € con l’accoglimento di 421 fatture di spese legali accordate con una media pro-capite di € 831. Il 2018 è in itinere, il tempo a disposizione per la raccolta fatture rese dal professionista indicato è fino al 15 ottobre di quest’anno, per il bando 2019 se del caso, si vedrà.

Come nelle vignette della settimana enigmistica, osserviamo le somiglianze e le differenze.
Le due uniche, ma importanti assonanze concernono: a) i soldi erogati fuoriescono dal bilancio pubblico, uno statale e l’altro regionale, b) la categoria beneficiata è la stessa in entrambi i casi, ovvero quella dei truffati delle banche.

Quali sono invece le differenze. A) Lo strumento scelto per la gestione del meccanismo messo in piedi: MEF una sua società in house, Regione una decina di organismi no-profit con professionista/i incorporati a pena di esclusione. B) il costo al committente, al MEF Consap incide meno dello 0,8 %, alla Regione i “no profit” costano il 30%, in entrambi i casi sono risorse sottratte alla distribuzione verso i cittadini-danneggiati, inoltre nel secondo caso il prezzo pagato è maggiore di 30 volte il primo, C) i tempi di presentazione delle domande: MEF 6 mesi a partire dal termine iniziale sopra specificato, Regione , nel 2017 poco più di 7 mesi, allungatesi ad 11 mesi nel 2018, per il 2019 chi vivrà vedrà D) la tipologia di strumenti finanziari ristorabili: MEF , azioni ed obbligazioni, Regione, solamente azioni. E) l’individuazione dei criteri identificativi il valore massimo per singola fattispecie e limite massimo di compartecipazione: MEF, 30% o 95% del singola azione/obbligazione fino a 100 mila € di patrimonio mobiliare, Regione nessun valore in % od in cifre delle tipologie di spese da specificarsi nel documento fiscale e contabile per motivare le singole prestazioni rese, unico riferimento è il limite ad € 80.000,00 (150.000,00 per nucleo famigliare) del patrimonio in azioni andato perduto. F) La modalità di accesso al Fondo: MEF, direttamente da parte del cittadino-truffato, Regione per il tramite di un soggetto terzo dotato di legali convenzionati allo scopo; entrambe le interfaccia sono estranee alla Pubblica Amministrazione Regionale. E) In materia di programmazione di bilancio: il Ministero dà certezze di provviste per tre anni, la Regione procede reperendo i soldi di anno in anno ed afferma che ogni volta “fa il miracolo”.

La titolazione del Comunicato stampa “il fondo regionale di solidarietà non ha nulla a che fare con il FIR gestito da Consap “è semplicemente errata. Infatti, ed a contrario, entrambi i Fondi sono solidali verso chi ha perso tutto; tant’è che nei due elementi costitutivi sono identici, vale a dire l’esborso di denaro pubblico e la tipologia di cittadino che riceve il soldo. Nelle modalità applicative la Regione Veneto dimostra di gestire peggio del Ministero, seguendo un’ottica per pochi intimi ma bene ricompensati, con scarsa trasparenza per gli atti che adotta a mano a mano ed incapace di assolvere pienamente due su tre delle funzioni istituzionali di competenza propria, programmazione e controllo. L’Assessore ai Servizi Sociali alla fine di agosto si dà una mossa, lasciando comunque inevase le criticità sollevate nel precedente articolo, a partire dall’ammissione al banchetto allestito per il 2018/2019 con le provviste del “fondo di solidarietà regionale” alcune associazioni che nel 2017 non avevano adempiuto a quanto avevano sottoscritto in sede di adesione.

In definitiva, per smuovere una Regione pigra, inadeguata, lenta nelle procedure che si autodisciplina, è il caso di rinnovare l’appello, di segnalare all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato l’attivazione -con i soldi erogabili ai truffati-di un club esclusivo ristretto ad un numero limitato di avvocati relazionati con le associazioni, precludendo tale chance a tutti gli altri professionisti esistenti ed operanti sul mercato dell’offerta di servizi legali.

Enzo De Biasi – Staff tecnico Codacons Veneto

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