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Ottant’anni fa le apparizioni a Voltago Agordino. Maria Miana, la donna che nel 1937 vede la Madonna. Nel 1943 viene scomunicata da papa Pio XII

Maria Miana, madre del celebre violinista Uto Ughi, muore venerdì 12 maggio 2006 a Busto Arsizio dove vive da molti anni. Nelle sue ultime volontà, la donna ha disposto di essere tumulata nella tomba di famiglia nel cimitero di Voltago Agordino, dov’era nata nel 1924. E dove, i più anziani la ricordano perché nel 1937 l’allora ragazzina con altre sue amiche diceva di vedere la madonna. Le presunte apparizioni avvenivano nei pressi di una roccia in Val Piantison, dove ogni domenica si radunava una folla.

I pellegrinaggi a Voltago Agordino e Salce

Il fatto è sulla bocca di tutti, vengono organizzati pellegrinaggi e a nulla servono le minacce della Chiesa di privare dei santissimi sacramenti coloro che frequentano quei luoghi.
C’è di più. Anche a Salce (Belluno) qualcuno crede di vedere la Madonna. E’ un disabile che tutti i giorni si reca a pregare in un bosco e che richiama molta gente dai paesi vicini. A Voltago Agordino e a Salce la gente diserta la chiesa per radunarsi nel luogo delle presunte apparizioni.
Una situazione inevitabilmente destinata ad essere repressa. I toni, infatti, si fanno sempre più minacciosi, finché nel 1943 Papa Pio 12mo infligge la scomunica a due dei protagonisti della vicenda. Ed il caso è chiuso.
La Vergine appariva “completamente vestita di bianco, con la fascia azzurra, dodici stelle d’oro intorno al capo risplendevano; teneva il rosario tra le mani ed era a piedi nudi”. E’ quanto riporta un cronista che sul finire del 1937 si reca a Voltago Agordino ad intervistare le protagoniste delle presunte apparizioni della Madonna.
Insieme alla allora 12enne Maria Miana, c’erano Nerina Faustini 11enne, Rina Conedera 13enne, Erminia Miana 12enne, Elsa Miana 13enne e Anna Angolet 12enne. Il fatto strano, osservava il giornalista, è che quelle 5 pastorelle, abituate a parlare in uno stretto dialetto agordino, riferivano queste parole in perfetta lingua italiana. C’era poi il “divino segno delle sacre stimmate”, che Maria Miana aveva ricevuto nel Santuario della Vergine del Portone ad Asti il 29 ottobre del ’37. E che ogni venerdì alle 3 del pomeriggio (ora in cui Gesù spirò sulla croce) si ripeteva e che aveva indotto il rettore del santuario a recarsi egli stesso a Voltago Agordino per conferire con le veggenti.
Insomma, gli ingredienti c’erano tutti per trascinare la folla, come in effetti accadde. La voce delle apparizioni, dunque, si diffonde e la gente accorre da tutta la provincia, nonostante i ripetuti moniti della Chiesa. Che nell’agosto del ’37, a firma del vescovo di Belluno e Feltre, Giosuè Cattarossi, vieta al clero di favorire qualsiasi pellegrinaggio di fedeli a Voltago: “Le affermazioni delle fanciulle – afferma il comunicato – non solo non sono confortate da fatti aventi un qualche carattere soprannaturale, ma hanno contro non pochi elementi che escludono in via assoluta possa trattarsi di vere apparizioni della Vergine”.

Il monito della Chiesa

Tutto inutile. A Voltago Agordino si raduna una folla noncurante delle minacce dell’autorità ecclesiastica. Intanto i bollettini parrocchiali alzano i toni. I fedeli sono richiamati al “sacro dovere di sottomettersi con ossequio interno ed esterno alle decisioni del Santo officio”. Non basta. S’intravede la mano del diavolo che si serve di povere anime. E si accusa il demonio che agirebbe con ogni inganno, per gettare gli uomini nella superstizione. Si parla anche di orribili sacrilegi che si sarebbero compiuti e si dispone, di conseguenza, di privare dei santissimi sacramenti coloro che continuano a frequentare i luoghi delle presunte apparizioni.
Voltago Agordino, insomma, prima e durante la II Guerra mondiale, diventa un caso nazionale. Anche la parrocchia di Salce, sia pur in tono minore, in quegli anni è interessata da un fenomeno analogo,
probabilmente innescato dalla forte suggestione esercitata dagli stessi episodi di Voltago Agordino.

I fatti di Salce

Protagonista dei fatti di avvenuti nella parrocchia di Salce (Belluno) è Aldo Carli, definito un “povero mutolo” dalle cronache dell’epoca. Nato nel 1915, il giovane è affetto da handicap mentale, e sostiene di veder apparire la Madonna nel bosco tra le frazioni di Bettin e Giamosa. Dove, tra l’altro, l’uomo muore il 21 aprile del ’45 sotto il fuoco dei soldati tedeschi, che lo scambiano per un partigiano in fuga.
Ma ritorniamo al 1938, epoca delle presunte apparizioni nei boschi di Bettin. La Chiesa in quegli anni esercita un ruolo importantissimo nella società ed il fenomeno delle apparizioni, al di là del fatto che siano esse reali o immaginarie, crea una comprensibile turbativa nella “gestione spirituale” della popolazione da parte del clero.
C’è una folla che diserta la messa domenicale, perché trova più interessante andare nel bosco di Bettin, oppure in corriera a Voltago Agordino. E questo rappresenta sicuramente un problema. Don Ettore, parroco di Salce, non manca d’intervenire, come si legge sul bollettino parrocchiale “La voce amica” dell’aprile del ’38.
Il sacerdote si rivolge ai parrocchiani lamentando la presenza di “forestieri dalla città” e dai paesi vicini, attratti dal tam tam delle apparizioni, peraltro dichiarate infondate dal vescovo. Ma c’è di più. “Forse qualcuno perde anche la messa parrocchiale – osserva don Ettore – per secondare la sua curiosità,
non certo lodevole. Le sante comunioni – prosegue il prete – quest’anno sono dolorosamente diminuite. La pace cristiana e la concordia tra le famiglie è diminuita, perché vi è perfino chi rifiuta il saluto a coloro che, pur ossequenti all’autorità ecclesiastica, non si muovono e non si commuovono, mostrando così di non essere guidati da vero zelo, ma da motivi umani e riprovevoli”.
La comunità di Salce, insomma, si spacca in due. C’è chi è fedele agli insegnamenti della Chiesa ufficiale e dunque diffida delle apparizioni. E chi, invece, prova una sincera devozione in assoluta buona fede. “Si fa forse onore a Maria santissima, la madre della misericordia – incalza don Ettore nel bollettino – propagando le voci
di terribili castighi che colpiranno gli increduli, cioè quelli che prestano più fede all’autorità ecclesiastica che ai sogni di persone esaltate”?
Il mese dopo, nel maggio del ’38, il parroco ritorna sull’argomento, citando il comunicato del vescovo Giosuè che ammonisce i fedeli
“del grave obbligo che hanno di attenersi scrupolosamente alle prescrizioni ed agli insegnamenti dell’autorità ecclesiastica, sola maestra e custode della verità rivelata”.
Dotte citazioni di diritto canonico, insomma, a sostegno degli interventi dei vescovi, “posti a governare le Diocesi con autorità ordinaria e divina. Oltre che con potere legislativo, giudiziario e coattivo, volto alla tutela della sana dottrina, per la difesa dei buoni costumi, per la correzione dei costumi cattivi”.
Parole alle quali il popolo non poteva nemmeno tentare di opporvisi, non disponendo di pari strumenti culturali.

Arrivano le scomuniche
La vicenda si chiude il 23 maggio del 1943 con l’Osservatore Romano che pubblica la notizia della scomunica inflitta al signor Antonio Basso di Lovadina (Treviso) e alla signorina “sedicente veggente” Maria Miana di Voltago Agordino, in forza del Decreto della Suprema sacra congregazione del Sant’Uffizio (*) del 19.5.43 approvato da Papa Pio XII. Gli fa eco “La voce amica” bollettino parrocchiale di Salce, che nel giugno del ‘43, senza mai nominare Aldo Carli, scrive: “Ora, se il succitato decreto di scomunica colpisce i due principali protagonisti (ossia il Basso e la Miana), vien da sé che indirettamente viene a colpire della medesima pena anche i fautori, cioè i favoreggiatori, i sostenitori. E di questi ne abbiamo disgraziatamente avuto anche noi”.

(*) Organismo fondato nel 1542 per combattere la Riforma, e derivazione storica dell’Inquisizione. Ha competenza sulle questioni riguardanti la fede e i costumi ed ha potere giudiziario sui delitti contro la fede e la Chiesa. Nel 1615 il Sant’Uffizio si occupa del grande scienziato, matematico e filosofo Galileo Galilei denunziato per aver sostenuto la teoria copernicana, eliocentrica, del Sole al centro, contraddicendo così la Chiesa, che riteneva invece la Terra immobile al centro dell’universo. La sacra congregazione di
Roma costringe lo scienziato all’abiura. Ossia a rinnegare la propria teoria, benché fosse quella giusta.

(dal libro Belluno ieri e oggi, cronache del passato di Roberto De Nart)

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