
Nella splendida cornice della Villa Nievo Bonin Longare di Montecchio Precalcino (VI), il Direttore Generale della Sanità veneta, Dr. Domenico Mantoan, insieme ai suoi collaboratori, ha presentato a tutti i portatori di interesse della sanità, comprese le organizzazioni sindacali, quello che sarà il nuovo Piano Socio-Sanitario Regionale.
“Come organizzazione radicata sul territorio bellunese – riferisce Andrea Fiocco segretario Funzione pubblica Cgil di Belluno – abbiamo partecipato con notevole attenzione a quella che è sembrata comunque una bozza, per quanto corposa, di quello che diventerà poi la legge regionale che regola l’assetto del Servizio Sanitario Regionale. Il tutto, ovviamente, con particolare interesse per i risvolti sulla provincia e quindi sulla Ulss 1 Dolomiti.
Aspetti di carattere più generale riguardano sicuramente una significativa rimodulazione delle cure primarie, e quindi delle convenzioni con i medici di medicina generale. Nessun cenno è stato fatto però alle medicine di gruppo integrate, dopo la bocciatura della Corte dei Conti, cui ha fatto da contraltare poche settimane fa la scelta annunciata dalla Ulss 1 di attivare 7 medicine di gruppo nel prossimo trennio.
Colpisce una ampia apertura al privato convenzionato, più volte richiamata, per andare a risolvere tutte quelle situazioni dove la carenza di organico impedisce di assolvere in pieno alla funzione prevista.
Grande attenzione alla territorialità, per decongestionare gli ospedali. E quindi strutture intermedie, che però, almeno in provincia di Belluno, in questi anni non sono arrivate. Ovvero, si è tolto agli ospedali e non si è dato al territorio. Speriamo in un cambio di tendenza.
La cosa però che più è balzata agli occhi dei bellunesi presenti – sottolinea Fiocco – sicuramente è la riduzione da 7 a 5 di ospedali hub. Il che significa che certamente sarà Belluno a perdere il suo ruolo di hub (e probabilmente Rovigo l’altro). Il tutto fa riferimento naturalmente al D.M. n. 70 del 2/04/2015, dove si stabiliscono i bacini di utenza in un modello di rete integrata (hub and spoke), scegliendo nel milione di abitanti il livello per avere un ospedale hub: il conto è presto fatto… Il Veneto ha 5 milioni di abitanti, quindi 5 hub. Belluno con circa 200mila abitanti sarà in rete con un altro ospedale hub (Treviso ???). Cosa significherà questo in termini organizzativi è ancora tutto da
vedere, ma certo non si può non cogliere che quello che era ipotizzabile, si sta realizzando. Belluno non ha i numeri, quindi ha una sanità organizzata in maniera diversa dagli altri, non fosse altro che per avere quei numeri deve unirsi a qualcun altro.
Altra questione di particolare rilevanza è il ruolo conferito ad Azienda Zero – conclude il segretario Fp Cgil Belluno -, che risponde direttamente alla giunta regionale e al direttore della sanità, e controlla tutte le dinamiche organizzative; non solo, quindi, gli aspetti amministrativi legati ad appalti e gestione del personale, ma anche scelte gestionali in ambito sanitario.
