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Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza: la borghesia ladrona del Nord-Est

rifondazione comunistaQualche miliardo di perdite, decine di migliaia di piccoli risparmiatori messi sul lastrico. Questo è il bilancio delle due banche venete per le quali Luca Zaia si dispera e chiede l’intervento del governo nazionale.

Lo dichiara Paolo Benvegnù, segretario regionale del Prc del Veneto.
Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza sono state dirette da eminenti industriali nordestini, o partecipate nei consigli di amministrazione da esponenti del gotha della imprenditoria veneta e da professionisti a questa legati. Entrambe le banche hanno indotto i loro clienti – i meno accorti o i più bisognosi di un prestito, di un mutuo – a sottoscrivere azioni vincolate non negoziabili, con valutazioni stratosferiche.
Le regole del mercato, vangelo di una corretta e razionale gestione dell’economia quando servono a licenziare i lavoratori e a imporre bassi salari, non valgono nella gestione delle banche dei padroni che stabiliscono nei loro consigli di amministrazione i valori dei prodotti che mettono in circolazione, vendendole ai loro ignari clienti.
La casta dell’imprenditoria veneta, osannata dai sicofanti di mestiere che scrivono nei giornali locali e dagli esponenti di tutti i partiti che siedono in consiglio regionale (dalla Lega ai 5 stelle, dal PD a Forza Italia) dopo lo scandalo del Mose segna un’altra performance assoluta.
Abituata a privatizzare i grassi profitti – investiti negli anni buoni nella finanza e nel mattone, impestando l’intero territorio veneto di capannoni vuoti e case sfitte – la casta dell’imprenditoria veneta socializza le perdite e intasca gli utili.

Renzo Rosso, il padrone della Diesel, – prosegue Paolo Benvegnù –  si è velocemente smarcato dalla Popolare di Vicenza prima del diluvio; altri hanno fatto come lui. Galan ha ricevuto da Veneto Banca un prestito di 1 milione di euro per la sua villa sui Colli Euganei, senza pagare una rata del mutuo. Invece, gli artigiani, i pensionati, i lavoratori che hanno comprato, volenti o nolenti, le azioni gonfiate si trovano ora con un pugno di mosche in mano. Derubati di miliardi di euro, non da quattro scrocconi che arrivano con i barconi, ma da persone di loro fiducia: il direttore di banca, il funzionario, l’impiegato, costretti a fare il budget per mantenere la loro posizione o progredire nella carriera.
Il Veneto ha bisogno di una banca: siamo d’accordo con Zaia. Ha bisogno di una banca pubblica che operi fuori da logiche speculative, che serva realmente il territorio per migliorare la qualità della vita di tutti e non serva ad ingrassare i politici corrotti, i loro amici e la rendita.
Intanto , – conclude Benvegnù – mettiamo i ladri in galera!

 

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