
La Cgil e l’Anpi di Belluno a firma di Ludovico Bellini e Gino Sperandio “in merito alle polemiche strumentali e pretestuose messe in atto da ‘presunti’ storici dell’ultima ora tese a gettare fango su Eliseo Dal Pont “ Bianchi” una delle figure più rappresentative della resistenza e della storia del movimento operaio bellunese, ricordano che la liberazione nazionale dalla dittatura fascista è avvenuta attraverso una guerra terribile e sanguinosa che vedeva schierati da un lato chi voleva riconquistare la libertà e la sovranità per il popolo italiano e dall’altro quelli che lo avevano oppresso e avevano abdicato allo straniero cedendo tra l’altro la provincia di Belluno al Reich tedesco.

La Cgil e l’Anpi riconoscono in Eliseo Dal Pont “Bianchi” una delle figure più limpide della Resistenza bellunese e dell’impegno sociale a difesa dei diritti dei più deboli che lo stesso ha continuato a praticare nella società e nel movimento sindacale bellunese fino agli ultimi istanti della sua vita.”
La reazione di Cgil e Anpi è scaturita da una petizione coordinata da Luciano Sonego nella quale si chiede la rimozione del nome di Dal Pont Eliseo dal nome della Sala del Comune di Belluno.

Secondo i promotori della petizione, assicura Sonego “hanno già aderito moltissimi cittadini valdobbiadenesi riunitisi per l’annuale commemorazione dell’esecuzione sommaria di circa 50 prigionieri appartenenti alla X Flottiglia Mas-Battaglione Nuotatori Paracadutisti, eseguito dai partigiani della Brigata Garibaldi “Mazzini” (eccidio perpetrato tra il 3 e il 5 maggio 1945, dunque a guerra finita, nei dintorni di Valdobbiadene) e di altri civili, i cui corpi sono stati fatti esplodere a Saccol, fucilati a Miane e dispersi a Bosco Rondola di Segusino e mai più ritrovati. Tutti episodi che videro la regia di “Bianchi”, il partigiano originario di Busche. che partecipò in prima persona all’uccisione di un gruppo di 65 prigionieri di guerra alle Fornaci di Funes di Lamosano”.
Tutta la vicenda dei 40 marinai dei reparti “NP X^ Mas” uccisi nella zona di Valdobbiadene, Segusino e Combai nella notte tra il 4 e 5 maggio del 1945 è riportata nel libro di Sergio Bozza e Ivan Bianchini (Greco & Greco Editori 1994) con i nomi dei capi partigiani che firmarono l’ordine del massacro, tra i quali, appunto, il pubblico accusatore “Bianchi” Dal Pont Eliseo Vittore come risulta da un esposto alla Procura di Treviso inoltrato negli anni ’50 cui fece seguito un rapporto dei Carabinieri della Stazione di Valdobbiadene alla Procura distaccata di Valdobbiadene, senza che la richiesta avesse più seguito.
