
Soverzene è un piccolo Comune di poco più di 400 abitanti dove nel 1950 è stata costruita la monumentale centrale idroelettrica intitolata ad Achille Gaggia, all’epoca presidente della Sade. I produttori di energia elettrica, a ristoro dello sfruttamento del territorio, pagano dei canoni al Consorzio Bim Piave formato da 67 comuni bellunesi (costituito nel 1955 per effetto della legge n.959/53). Alla Provincia vanno 27,72 euro per Kilowatt prodotto (canone demaniale) ai consorzi Bim 22,13 – 29,40 euro a Kw (sovracanone), un altro 5,53 – 7,35 euro a Kw va ai Comuni e alla Provincia (canone rivierasco) e per ultima l’Ici/Imu sulle centrali di 3 – 5 euro a Kw ai Comuni. Stiamo parlando di un totale di 22 milioni di euro di cui oltre 7 milioni l’anno al Consorzio Bim Piave che viene destinato ai Comuni attraverso vari fondi (dati 2012).
Questa premessa era necessaria per inquadrare i rapporti economici che legano Comuni e Provincia alla produzione di energia elettrica e rispettivi concessionari.
E veniamo agli ultimi fatti. La settimana scorsa il presidente della Provincia ha ritenuto di non ammettere i rappresentanti dei Comitati all’incontro con Terna riguardante il progetto dell’elettrodotto. Ovviamente c’è stata una protesta. Oggi sulla stampa locale interviene il sindaco di Soverzene che sostiene la legittimità dell’operato della Provincia.
Ed ecco la replica dei Comitati della Valbelluna in merito all’intervento di Sabrina Graziani, sindaco di Soverzene.
“Ribadiamo che mai abbiamo chiesto alla presidente della Provincia di essere ascoltati da soli: per noi avrebbe potuto venire Terna o chiunque altro all’incontro, visto che non abbiamo nulla da nascondere, a differenza di altri.
Nel corso della riunione fra Terna e il consiglio provinciale, Svaluto Ferro (sindaco di Perarolo, comune dal quale parte la famosa “razionalizzazione”, se vogliamo continuare a chiamarla così) ha chiesto di rivedere il progetto. Quindi a favore di questo progetto rimangono solo Ponte nelle Alpi, Soverzene e Longarone-Castellavazzo, con il suo sindaco Padrin che come al solito tiene i piedi in cinque scarpe per non scontentare nessuno, ma cosi facendo scontenta tutti. E con il progetto di Terna autorizzerà a mettere i cavi elettrici come uno stendino di fronte alla diga del Vajont.
Ci preme offrire alcune delucidazioni tecniche, per smettere di alimentare bugie e di diffondere inesattezze: è sacrosanto spostare la linea che attraversa Soverzene, ma non potenziandola e buttandola sopra la testa degli abitanti di Pian di Vedoia e Cima i Pra! Progettare bene si può e si deve. In altre parti d’Italia, dove la politica probabilmente è più forte e rappresentativa, Terna lo ha fatto. Le criticità di Soverzene e di Ponte nelle Alpi vanno risolte, lo sosteniamo da sempre, ma non compromettendo il resto del territorio. Il sindaco Graziani si è mai preoccupata dell’altro corridoio in uscita dalla centrale di produzione, che sarà armato a 380 kV? Provi a riflettere, visto che, come saprà sicuramente, Il terreno di Soverzene ha grossi problemi di conducibilità elettrica.
E le sue frasi denotano anche una scarsa conoscenza del territorio, oltre che del problema: come può dire che “puntiamo a tutelare un territorio non popolato”? E’ per quello che non ci fidiamo di riunioni a porte chiuse (a proposito: essere sindaco non è un’investitura divina, né garantisce di essere esperti su tematiche tanto complesse). Come possiamo fidarci di chi si erge a difesa del territorio, se quel territorio nemmeno lo conosce? E riteniamo offensivo che dopo esserci spesi per due anni, veniamo additati come chi difende “propri interessi”. NOI non abbiamo interessi di alcun tipo, vogliamo solo difendere (noi sì) il territorio e la salute di tutti i cittadini di questa provincia.
Concludiamo ricordando che abbiamo sempre chiesto un confronto con i sindaci, tutti quelli interessati da questo progetto, non ci è mai stato concesso. Anzi, a Ponte nelle Alpi dopo i vostri interventi ci avete detto “VOI NON POTETE PARLARE” e in Provincia “VOI NON POTETE SENTIRE”. Peccato che c’erano quasi più istituzioni a protestare con noi che all’interno del consiglio provinciale”.
