
Le affermazioni del Governatore del Veneto Luca Zaia apparse oggi sui quotidiano locali, con le quali dichiara che non vi sarà nessun trasferimento di competenze alla provincia di Belluno in quanto mancano le risorse necessarie, risultano gravi ed inaccettabili per due ordini di motivi.
Il primo perché il Governatore si riferisce ad una legge ordinaria della Regione Veneto alla quale è affidato il compito di applicare uno degli articoli portanti dello Statuto del Veneto, l’art.15, col quale si stabilisce il trasferimento alla nostra provincia di importanti referati necessari alla sopravvivenza economica e sociale del nostro territorio.
La cosa risulta ancor più grave se si tiene conto della leggerezza con la quale il Governatore, con quelle affermazioni, di fatto dichiara l’inapplicabilità non solo di una Legge regionale, ma anche dello stesso Statuto del Veneto che, come è noto, assume la valenza di una vera e propria Carta Costituzionale regionale votato durante il suo governo.
La seconda ragione riguarda il motivo per il quale il Governatore Zaia dichiara di non poter
trasferire né competenze né risorse al nostro territorio. Infatti, egli sostiene che la causa
deriva dai tagli ai trasferimenti stabiliti nella legge di stabilità presentata dal Governo
nazionale e recentemente approvata dal Parlamento.
È utile ricordare al Governatore che le leggi ordinarie di cui si dota una Regione devono
poter essere finanziate dalle entrate ordinarie della stessa Regione. Addossare la
responsabilità ad altri livelli non solo risulta politicamente scorretto, ma fa apparire la
Regione, nei suoi impianti legislativi, come un ente poco affidabile gettando discredito ad
un territorio che invece necessita di apparire affidabile sia per chi ci vive sia per chi intende
venire qui ad investire.
Preoccupanti appaiono, poi, le affermazioni per le quali la regione dovrebbe far fronte a 300
milioni di euro in ambito sanitario sempre in conseguenza dei tagli ai trasferimenti. Anche
qui è opportuno, fin da subito, far presente al Governatore che il territorio bellunese è già
stato sufficientemente sacrificato negli anni scorsi e che le manifestazioni che si sono svolte,
tanto nel bellunese, quanto a Venezia erano esattamente indirizzate alla salvaguardia della
sanità in montagna a partire dal mantenimento dei centri ospedalieri più periferici che da
tempo vengono erosi nelle loro funzioni.
Su un punto, però, il Governatore ha perfettamente ragione. Quando sostiene che
l’autonomia, nel senso letterale del termine, passa attraverso una modifica costituzionale
che solo il Parlamento italiano può produrre.
Per questo è quanto mai necessario che un’azione politica venga rivolta con la stessa
intensità sia nei confronti dello Stato centrale che del governo regionale senza guardare alle
collocazioni politiche che, peraltro, la storia insegna sono sempre transitorie.
Tale azione deve rivendicare la piena applicazione dell’art. 3 del dettato costituzionale
laddove si sancisce che “E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine
economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini,
impediscono il pieno sviluppo della persona umana….”.
La montagna, purtroppo, produce svantaggi economici e sociali e, di fatto, rende diseguali i
cittadini che qui vi abitano rispetto ad altri cittadini che risiedono in zone dove l’orografia
pianeggiante, la densità abitativa, la vicinanza ai grandi snodi commerciali ed altri fattori li
mettono in condizioni di maggior vantaggio.
Battersi per rimuovere gli ostacoli che producono disuguaglianze sociali è pertanto una
battaglia che va condotta coerentemente sia nei confronti del Governo nazionale che
regionale per impedire che ognuno scarichi le proprie responsabilità sull’altro.
Il Segretario Generale
Spi-Cgil Provincia di Belluno
Renato Bressan
