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Bim Gsp: aumentava il deficit ma non vennero mai applicati gli adeguamenti di tariffa previsti dalla legge. Pagnoscin: “Procederemo con l’azione penale volta a stabilire le responsabilità di sindaci e amministratori”

Alberto Pagnoscin e Simona Lorenzon
Alberto Pagnoscin e Simona Lorenzon

Un’azione legale contro sindaci, amministratori e collegi dei revisori che hanno consentito a Bim Gsp spa gestore di servizi idrico integrato (acquedotto, fognatura e depurazione), gpl e teleriscaldamento, di accumulare al 31 dicembre del 2012 un passivo in bilancio di circa 85 milioni di euro.

Le strategie di azione sono state anticipate questa sera (venerdì 19 settembre 2014) all’incontro tenuto alla sala parrocchiale di Cavarzano dall’avvocato Alberto Pagnoscin, che insieme al suo collega Augusto Talese, tutela gli interessi dei cittadini che hanno aderito alla class action promossa dall’Associazione La sorgente trasparente.

Ad introdurre la serata c’era Simona Lorenzon, presidente dell’Associazione che ha raccolto 40mila firme in provincia contro i rincari in bolletta di Bim Gsp.

«Siamo ai primi posti della classifica nazionale – ha detto – che vede Bim Gsp tra le peggiori società partecipate in relazione al rapporto deficit accumulato per numero di abitanti».

A spiegare come sia stato possibile arrivare a questa situazione ci ha pensato l’avvocato Pagnoscin.

«Bim Gsp è una società per azioni a capitale pubblico i cui soci sono i 67 comuni bellunesi (esclusi Arsié e Lamon) rappresentati dai sindaci. Fino al 2012, c’era l’Autorità d’ambito Ato, anch’essa composta da sindaci, che ogni tre anni (anche ogni anno in caso di interventi straordinari, frane ecc.) avrebbe dovuto approvare l’adeguamento della tariffa idrica proposto da Bim Gsp. E dunque sindaci chiedevano ad altri sindaci di aumentare la bolletta dell’acqua. Ma gli aumenti non vennero mai applicati, per motivi per lo più elettorali. In questo modo i sindaci potevano presentarsi all’elettorato dicendo che avevano fatto i lavori necessari all’acquedotto dando lavoro alle imprese e senza aumentare la tariffa».

Ma c’è di più. «Dall’esame degli atti – sostiene Pagnoscin – ci siamo resi conto che l’attività amministrativa di Bim Gsp era fallimentare. La società, infatti, in alcuni comuni non provvedeva alle letture dei consumi e non emetteva le bollette. Tutti comportamenti illeciti riconducibili ai sindaci e ai gestori cioè Bim Gsp».

E ancora situazioni paradossali. Da un’indagine condotta da un magistrato della Corte dei Conti di Venezia è emerso che tutti i Comuni risultano creditori nei confronti di Bim Gsp per complessivi 30 milioni circa, per aver ceduto le reti di distribuzione. Tant’è che hanno messo a bilancio per anni consecutivi tali somme senza averle recuperate. E allora ci si chiede perché mai un sindaco, con le difficoltà che hanno i comuni a far quadrare i conti, non ha preteso quel credito da una società di cui il comune stesso era socio?

Si prospettano, insomma – secondo l’avvocato Pagnoscin – una serie di azioni legali che saranno intraprese.

«Innanzitutto l’azione penale, per stabilire le responsabilità di sindaci e amministratori. Oltre alle azioni civili, perché secondo noi non si può aumentare la bolletta per sanare debiti pregressi dovuti alla mala gestio, che nulla hanno a che vedere con i consumi dell’acqua degli utenti».

Vi sono inoltre una serie di situazioni particolari, come utenti senza contratto, nuove utenze alle quali vengono addebitate somme ingiustificate per sanare il pregresso, richieste di somme a partire dall’anno 2004 e quindi oltre i 5 anni della prescrizione breve. Bim Gsp, infatti dal 2004 al 2009 accumula 20 milioni di debiti. Poi dal 2010 al 2012 altri 9 milioni senza che venga intrapresa alcuna azione per adeguare la tariffa. Ci sono circa 33 milioni di debiti verso i fornitori (ditte che hanno effettuato i lavori ecc.), altri 14 milioni e 700 mila nei confronti degli enti locali. Le banche, che per prime si accorsero del progressivo indebitamento, hanno chiuso il credito ed ora per finanziare la società sono stati emessi i cosiddetti Idrobond, ossia obbligazioni della società offerti agli investitori. E tuttavia gli interessi passivi alle banche costano circa 1 milione di euro l’anno alla società.

Aderire alla class action è sempre possibile, versando 5 euro di iscrizione all’Associazione La sorgente trasparente. Con bonifico Iban: IT06W0503411900000000000341 con causale nome, cognome e residenza. Oppure nelle edicole della provincia. Oppure all’Enoteca “Da Ciccio” in via Vittorio Veneto, 96 a Belluno.

Alberto De Nart

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