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domenica, Febbraio 25, 2024
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Treni nel Bellunese. Chisso risponde a Reolon

 

Renato Chisso
Renato Chisso

Ringrazio il consigliere regionale del Pd che tuona sul pessimo servizio di trasporto ferroviario che interessa la nostra provincia dolomitica, perché mi dà modo di spiegare le cose che lui non vede o non sa”.

Così l’assessore alle politiche della mobilità del Veneto Renato Chisso, sulla presa di posizione apparsa nelle cronache dei quotidiani locali, “che dà un’immagine non vera della questione: nel bellunese ci sono persone brave, serie, che lavorano. E io lavoro giorno dopo giorno con l’obiettivo di dare il servizio migliore possibile a fronte di trasferimenti statali sempre più ridotti. Dovrebbe rivolgersi al suo governo, anziché passare il tempo a criticare, senza proposte serie”.

Comincio dalla fine: “non c’è più un treno che parta da Calalzo e arrivi a Padova o Venezia”. Vero in parte, nel senso che tra Calalzo e Ponte nelle Alpi treni non ne passano più, almeno per ora, visto che bisogna ripristinare e mettere in sicurezza una linea danneggiata da eventi calamitosi. Questo non dipende dalla Regione, come lui sa bene, ma da investimenti che sono a carico di RFI, ramo di una Holding che si chiama Ferrovie dello Stato, proprietaria anche di Trenitalia che lui ha annunciato da mesi di voler estromettere. Su questo ho già espresso più volte quello che penso”.

Dove sono i treni annunciati?

Immagino che il consigliere Pd sappia che non basta andare in una concessionaria, pagare e portarsi via un treno già bello e pronto. Dovrebbe essere al corrente che bisogna attivare procedure e capitolati, ordinare, far costruire convogli adatti al tipo di servizio e di linea cui sono destinati, verificare che siano idonei, attendere che vengano realizzati, collaudati e omologati. Ha visto qualche Minuetto: meno male, si sarà anche accorto che sono più capienti e comodi delle vecchie automotrici (una delle quali di recente danneggiata).

Lo informo che i pendolari sono oggi più soddisfatti di prima, perché hanno più treni e più puntuali ed è aumentata la frequentazione del servizio. Cambi per andare in pianura: verissimo, visto che le tratte bellunesi non sono elettrificate e le altre sì. Per questo il servizio è stato spezzato su convogli che operano diversamente e alla velocità più idonea per ciascuna tratta, tenendo anche conto delle effettive frequentazioni e destinazioni. Per inciso, la cosiddetta rottura di carico non è una tragedia, purchè siano assicurati tempi di percorrenza e coincidenze. Ma tant’è: qualche tempo fa c’è chi è riuscito a far pubblicare una lettera su un quotidiano veneto lamentando che, dopo il cadenzamento da Calalzo a Mestre ci si mettono 4 ore rispetto alle circa 2 ore e mezza precedenti.

Quando si brontola per sentito dire – conclude Chisso – , si fa fatica a consultare un orario che certifica un tempo di percorrenza di 2 ore e 35 minuti e con più treni di prima”.

 

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