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Zaia gioca la vecchia carta della protesta. “Il federalismo di Monti? Basta giustificare e premiare chi spreca a danno di chi produce e risparmia”

Il presidente della Regione Veneto Luca Zaia rispolvera il vecchio, benché innegabile ed efficace, ritornello che ha fatto crescere la Lega in questi vent’anni. Ma che non ha prodotto alcuna correzione ai guasti del sistema Italia nemmeno quando i leghisti ricoprivano importanti cariche nell’esecutivo del governo Berlusconi.

“Excusatio non petita, accusatio manifesta”. Ossia “Scusa non richiesta, accusa manifesta”, “Chi si scusa, si accusa”. E’ la citazione latina utilizzata dal governatore Luca Zaia, nel commentare le recenti considerazioni sul federalismo del presidente del Consiglio, Mario Monti.

“Il Professore sa di essere in fallo – sostiene Zaia –, sa che il suo Governo in pochi mesi ha annichilito con le sue scelte la prospettiva federalista costruita da chi lo aveva preceduto alla guida del Paese e si affanna a trovare giustificazioni che hanno l’amaro sapore della beffa per tutti quei cittadini che intravedevano finalmente uno spiraglio di giustizia, equità e responsabilità che solo il vero federalismo è in grado di garantire”.

“Monti intona una volta di più lo stantio ritornello della diversità tra le regioni – prosegue Zaia – ben sapendo che questa litania viene fatta propria da chi ha interesse a non cambiare le cose, a far sì che in Italia si continuino a premiare quelle realtà dove la cattiva amministrazione, gli sperperi e le inefficienze sono di casa, ai danni di quei territori dove si lavora, si produce, si governa con impegno, sacrificio e senso di responsabilità. D’altronde è lo stesso Presidente Napolitano ad affermare che il federalismo non è più una scelta ma una necessità”.

“Al presidente Monti – conclude Zaia – voglio solo ricordare che gli ormai quasi 2000 miliardi di euro di debito pubblico dell’Italia che determinano il maturare di quasi 80 miliardi di interessi ogni anno, non li ha certo accumulati la comunità veneta, a cui va il merito, invece, di aver contribuito sempre in modo concreto e sostanzioso al risanamento dell’economia nazionale, ricevendo in cambio da Roma frustranti penalizzazioni che avrebbero dovuto essere riservate a chi, dopo aver dilapidato il proprio patrimonio, continua a erodere le risorse dell’intero Paese. E’ tempo di porre fine a questa ingiustizia, rifiutando quel solidarismo falso e ingannevole, che serve solo a fornire alibi a chi ha interesse a continuare a vivere a spese degli altri”.

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