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domenica, Ottobre 25, 2020
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Spending review e accorpamento delle province * di Michele Carbogno

Michele Carbogno

E’ cosa educativa leggere delle acrobazie contabili che sindaci, commissario provinciale e amministratori in genere (di destra o sinistra non importa) stanno eseguendo in questi giorni per far quadrare i conti degli enti locali. Aumento della tassazione, vendita di beni immobili e di azioni societarie, tagli alle spese sono all’ordine del giorno quotidiano tanto da non fare più quasi notizia o suscitare le perplessità solo di pochi.

In tempo di spending review non si potrebbe fare altrimenti, quindi non ci resta che augurarci che chi oggi è costretto a cimentarsi in tali pesanti tagli alla spesa, lo possa fare con la tranquillità necessaria (leggi una maggioranza coesa) per adottare le scelte più consone. Scelte di sobrietà ineluttabili che sarebbe bello vedere attuate anche in altri enti, società, consorzi i cui aumenti alle bollette dei cittadini (acqua o altro che sia) potrebbero essere stati inferiori se si fosse tenuta maggiormente sotto controllo la spesa per pubblicità, sponsorizzazioni, immagine.

Ricordo come all’inizio del 2011, in condizioni particolarmente difficili per le casse della provincia, anticipammo quello che oggi appare una cosa normale: privarsi del superfluo per la necessità di fare quadrare i conti. Ma allora la cosa non mancò di suscitare le più forti reprimende possibili da parte di maggioranza, opposizione, sindacati, categorie, etc.

Era necessario tenere in piedi la baracca, ma anche il ruolo della stessa. Ecco allora che ragionammo, con la diligenza del buon padre di famiglia, sull’opportunità di vendere quello che era il patrimonio non indispensabile (alcuni immobili) e sulla cessione di azioni in società per le quali rinunciare a parte del capitale azionario non avrebbe condizionato la funzione sociale dell’azienda interessata: si scelse di puntare ad esempio sulla vendita delle quote di Dolomiti Ambiente, mantenendo invece la barra ferma sul valore del trasporto pubblico (e quindi delle quote di Dolomitibus) che, a differenza di altri, ritenevamo non andasse messo in pericolo bensì rafforzato, soprattutto in tempi di crisi.

Come siano andate le cose poi lo sanno anche i sassi: quattro consiglieri del Pdl, mal consigliati da qualche altro notabile del partito, accordandosi con una sinistra vogliosa di riscatto decisero di porre fine a quell’esperienza amministrativa con l’unico risultato di aver messo in crisi di identità un intero territorio, oltre a rendere marginale il peso politico del Pdl bellunese e sparire essi stessi dalla storia politica locale, come le recenti amministrative hanno dimostrato.

L’auspicio ora è che quanto successo serva da monito, che a nuovi e vecchi amministratori sia lasciata la possibilità di lavorare per il bene del territorio. E speriamo che serva anche a rendere i più consapevoli della necessità, oggi assai evidente, di avere un ente di riferimento sovra comunale a salda guida politica su cui contare per la difesa del bellunese.

A una provincia che sta sempre più tristemente invecchiando, aldilà delle chiacchiere di qualche sirena, sarà infatti difficile vengano concesse ulteriori prove d’appello.

Michele Carbogno

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