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Masterplan di Cavarzano: là dove c’era l’erba… sorgerà il nuovo quartiere residenziale da 1.200 abitanti. Le perplessità del Circolo Pd

L'area lungo via Dolabella dove sorgerà il quartiere

400 nuove unità abitative suddivise in quattro lotti dove risiederanno 1.200 nuovi abitanti. Un totale di 112mila metri cubi di edifici residenziali, pari a 4 volte il volume edificato da Veneto Blu in via Barozzi (30mila m.cubi), e 6 volte quello delle ex segherie in viale Fantuzzi (18mila m. cubi). E’ quanto prevede masterplan di Cavarzano, ovvero il progetto di massima che dà le linee guida  all’ultima grande area edificabile di Belluno città. Dove si concentrano gli interessi dei costruttori, e le perplessità del Circolo Pd di Cavarzano-Oltrardo, il Gruppo consiliare Pd e l’Unione comunale Pd, che mercoledì sera ha organizzato un incontro pubblico dal titolo “Cavarzano cosa diventerà?” Da una parte, insomma, i diritti di chi da 35 anni paga le tasse su quell’area, dichiarata fabbricabile dal Piano regolatore del 1976 confermato nel successivo piano regolatore del 1999. E dall’altra chi ritiene che i quattro blocchi siano sovradimensionati per l’attuale situazione di mercato e la richiesta di alloggi. Oltre alla sospetta accelerazione che ha subito il progetto, “passato in commissione urbanistica e approvato in giunta senza che sia stato minimamente illustrato” come ha detto Jacopo Massaro, capogruppo Pd in consiglio comunale. Gli aspetti tecnici sono stati trattati dai consiglieri comunali del Pd e membri della commissione urbanistica Silvano Salvador e Roberto De Moliner. I rilievi mossi al masterplan sono i seguenti: non c’è una visione organica del progetto che anzi è stato suddiviso in 4 comparti indipendenti; mancano i servizi sul posto perché sono stati ritenuti sufficienti quelli esistenti a 600 metri in piazzale Vittime di via Fani; va completata la viabilità ad ovest con via Mameli – ponte degli Alpini e ad est con la realizzazione di un sottopasso di collegamento con la Veneggia; spostamento del campo di calcio in prossimità delle scuole e del parco; particolare attenzione alla qualità abitativa e alla mobilità interna, evitando di creare un dormitorio anonimo, ma progettando una struttura sul modello della corte di Giamosa. Di segno diametralmente opposto le osservazioni di Mario Dalla Riva, titolare dell’omonima immobiliare interessata all’edificazione. «Sarà una struttura di qualità, concepita per soddisfare le esigenze delle famiglie, percorsi sicuri per i bambini. Architetture moderne, terrazze, soppalchi, utilizzo della tecnologia. E comunque – sottolinea Dalla Riva in relazione alle perplessità sulla mole di abitazioni immesse nel mercato – i rischi d’impresa ce li assumiamo noi costruttori».

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