I farmaci di fascia C potranno essere venduti con ricetta anche nelle parafarmacie e nei corner della grande distribuzione organizzata. Lo prevede il Decreto salva Italia varato dal presidente del Consiglio dei ministri Mario Monti. Nuove regole anche per l’apertura di nuove farmacie. Viene infatti abbassato a 4mila abitanti il tetto per l’autorizzazione di un nuovo esercizio. Comprensibili le resistenze delle farmacie tradizionali, che in questa liberalizzazione vedono erodere la loro posizione dominante. Dimenticate i diritti acquisiti sembra essere il messaggio dei mercati veicolato da Monti. Tant’è che nel decreto entra anche la norma dettata dall’Antitrust che evidenzia la discriminazione nelle prassi adottate dalle imprese di produzione o di distribuzione dei farmaci tra farmacie e parafarmacie definite “casi di pratica commerciale sleale”. Sull’argomento, riceviamo la testimonianza della dottoressa Cristina Muratore, titolare della Parafarmacia olistica in via Cavour a Belluno.

Leggo da ieri, ormai senza stupirmi più di tanto, le varie reazioni indignate ed impaurite di quell’élite che ancora si arrampica su improbabili specchi per difendere la “casta” dei titolari di farmacie. Vorrebbero far credere che il timore di aprire e mettere a concorso qualche sede farmaceutica in più ed estendere la vendita dei farmaci di fascia C (soggetti a ricetta medica obbligatoria, a carico dell’assistito) anche ai farmacisti delle parafarmacie, aprirebbe chissà quali orrendi scenari per la salute del cittadino e/o la sopravvivenza stessa delle farmacie! Ma a chi credono di raccontarlo?… ma quale fetta di mercato temono di perdere? Si tratta semplicemente di dare maggiori possibilità di lavoro ad altri colleghi in possesso della medesima laurea e quindi le medesime competenze (ricordo che nemmeno un farmaco da banco può essere venduto in parafarmacia senza la presenza di un farmacista!), dando così ai cittadini una maggiore offerta e una più capillare distribuzione nel territorio. Ma ciò che invece mi ha veramente delusa è stato il non-commento del responsabile regionale di federfarma Veneto, Marco Bacchini, il quale, non avendo più argomenti, o non avendo il coraggio di esprimerli, conclude con sarcasmo che “lascia immaginare i rischi che la vendita di medicinali di fascia c potrebbe comportare fuori dalla farmacia…”. Purtroppo la mia immaginazione non è così fervida da ipotizzare la metamorfosi di un farmacista che a seconda dell’ “habitat”, si trasformerebbe come un camaleonte, da professionista in farmacia, a incompetente in parafarmacia. Se è in grado di spiegarlo, si faccia avanti! Dott.ssa Cristina Muratore, www.parafarmaciaolistica.it
