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Manovre anticrisi. L’assessore regionale Ciambetti: “La crisi non si supera colpendo lavoratori, imprese e pensionati, ma cancellando inacettabili privilegi e protezioni”

Roberto Ciambetti

“La crisi attuale non si supera scaricando i costi sul mondo del lavoro, sui lavoratori, sull’artigiano, sulle piccole imprese e sui pensionati, ma impedendo a quei gruppi che  prosperano, vivono o sopravvivono tra benefici e privilegi, tra protezioni e favori, di perpetuare la loro posizione”. A dirlo è un privilegiato, ossia l’assessore veneto al bilancio Roberto Ciambetti, intervenendo stamane a Milano al convegno promosso dalle organizzazioni  Cisl regionali di Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto, dal titolo: ‘Un gioco di squadra per il Paese. Sviluppo e welfare: un manifesto per il Nord’.
“I nuovi scenari impongono sicuramente una diversa organizzazione del territorio, dell’economia, del welfare, delle relazioni anche internazionali – ha sottolineato Ciambetti – e lo imporranno ancor più se si verificherà una profonda modifica nell’assetto monetario europeo. Chiedersi cosa sarà, forse a breve, della grande area  padano-veneta, non è argomento ozioso, visto che per quanto riguarda il Veneto, ma vale anche per la Lombardia e l’Emilia, la Germania è il primo partner commerciale sia per quanto riguarda l’export ma anche per l’importazione”.
Ciambetti ha poi parlato di “welfare diffuso in una città diffusa” nell’area padano-veneta allargata all’Emilia: “Qui potremmo sperimentare un nuovo rapporto tra lavoratore e impresa – ha detto –, anche nella partecipazione al capitale di rischio,  anche nella piccola impresa e nella bottega artigiana, soggetti che caratterizzano il nostro sistema economico”.
“Spesso – ha concluso Ciambetti – non si tratta di inventare nuove soluzioni, ma di mettere a sistema esperienze vissute. Penso, richiamandomi a quanto accaduto nella mia regione, ai risultati positivi ottenuti attraverso la bilateralità lavoratore-impresa, che è risultata un’arma efficace, fino ad oggi, per fronteggiare gli effetti della crisi. Ma ha avuto un altro grande risultato: quello di aver introdotto una nuova cultura del welfare e del dialogo tra diversi attori sociali. Questa è la strada da seguire e, se possibile, da consolidare. Fino a quando si continuerà a guardare al Mezzogiorno d’Italia come ad un baratro da riempire di fondi per trasformarlo in miniera di consensi, continueremo ad essere immersi nella crisi di valori che stiamo vivendo oggi. Potremo costruire clientele, ma non futuro”.

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