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Premio San Martino 2011: i politici bellunesi perdono di vista l’essenza dell’onorificenza e si perdono in questioni formali e di bottega. Massaro: “Il San Martino è sempre stato dato a un bellunese che eccelleva in un campo, e non certo ad una persona indicata dai Partiti”

Acque ancora agitate per il Premio San Martino 2011, anche dopo le rassicurazioni del sindaco Prade che ha assicurato che l’assegnazione avrà luogo regolarmente. Secondo le indiscrezioni, i candidati al Premio sarebbero Luciano Clapis, infaticabile San Nicolò dei bambini e artefice del gioco del “rolo” in piazza, con finalità benefiche; a proporlo sono gli operatori turistici e i commerciali del centro; Virginio Rotelli, ideatore dell’orto botanico in Nevegal, sostenuto dal Cai, Amici del Nevegal, Parco e Amici del museo; Natale Trevissoi fondatore negli nel 1964 dello stabilimento Holzer a Belluno che diede lavoro complessivamente a quattromila bellunesi; la sua candidatura è sostenuta dal presidente della Comunità montana bellunese Giorgio De Bona e dal consigliere Ezio Caldart; Massimo Facchin, noto artista scultore, nonché reduce di Russia, candidatura presentata anche lo scorso anno.
Il problema ora è diventato di carattere squisitamente politico. Perché anziché valutare serenamente il curriculum dei candidati, i 13 capigruppo in consiglio comunale (c’è chi rappresenta solo se stesso non avendo altri consiglieri) si perdono in discussioni formali e alleanze trasversali.
Oggi interviene sull’argomento il capogruppo del Pd Jacopo Massaro con la nota che segue.

Iacopo Massaro capogruppo Pd in consiglio comunale di Belluno

In merito alle inopportune polemiche che qualche politico bellunese sta alimentando relativamente al mancato conferimento del premio San Martino, credo che a questo punto sia necessario precisare come stanno le cose.
Le candidature al premio vengono presentate dai cittadini, che segnalano alla Conferenza dei Capigruppo le persone meritevoli di essere destinatarie del prestigioso riconoscimento.
Ma nell’edizione 2011 è accaduto un fatto nuovo: uno dei candidati non è stato proposto dai cittadini, ma da due Consiglieri Comunali, uno degli quali (Ezio Caldart, originariamente eletto nell’opposizione e che successivamente aveva garantito a Prade la salvezza quando non aveva più la maggioranza) sedeva tranquillamente alla stessa Conferenza dei Capigruppo per caldeggiare insistentemente il proprio candidato insieme ai colleghi di PdL e Lega Nord, come se il San Martino da quest’anno fosse un affare di scuderia politica e non della Città.
Insomma siamo arrivati al punto che i Partiti e gruppi consiliari, non bastando più le poltrone, adesso pretendono addirittura di indicare i nomi di chi deve vincere il Premio San Martino.
E’ un fatto avvilente, anche se perfettamente in linea con un certo tipo di Italia che non fa certo onore agli Italiani, e da cui si deve prendere seccamente le distanze: sarebbe inutile indignarci per un’Italia marcia, se poi accettassimo le porcherie a casa nostra.
Per questo e’ stato chiesto di fare un passo indietro, e tornare a parlare dei candidati sulla base del loro curriculum. Purtroppo la risposta è stata secca: o così o niente. E a nulla è valso chiedere almeno di sospendere la riunione per riprenderla due giorni dopo.
Il San Martino è sempre stato dato a un bellunese che eccelleva in un campo, e non certo ad una persona indicata dai Partiti e su cui i Partiti trovano compromessi decisamente poco nobili.
A questa porcheria mi sono opposto seccamente, e non me ne vergogno di sicuro; dovrebbero invece vergognarsi  quei politici che oggi fanno i moralisti sui giornali e l’altra sera imponevano logiche politiche anche sul premio San Martino e proposte di baratto addirittura sulla commemorazioni di defunti. E’ questo l’esempio educativo che la politica vuole dare?
Per questo (anche se non l’avrei mai immaginato e se per noi Bellunesi  è un dolore) penso che oggi, in queste condizioni, il brutto segno di non aver assegnato il premio abbia almeno salvaguardato due cose di cui c’è un bisogno terribile: la serietà e la dignità. Non solo del premio e delle regole, ma anche dei Bellunesi stessi, che per fortuna credono ancora al valore della carità, e non della mancia.
Jacopo Massaro

 

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