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Una democrazia incapace di correggere se stessa. Il Belgio senza governo da più di un anno, è considerato affidabile dai mercati. Mentre l’Italia del bunga-bunga perde credibilità giorno dopo giorno

I titoli di Stato del Belgio, benché dal giugno del 2010 non ci sia più una maggioranza di governo insediata, mantengono lo stesso indice AAA di affidabilità della Germania. Mentre Standard and Poor’s ha abbassato il rating sul debito italiano portandolo da A+ ad A. E nel giro di 12-18 mesi, senza ripresa economica, ci sarebbe un ulteriore downgrade. Qualche ragione ci deve pur essere, se i mercati internazionali, sensibili perfino ad un rapporto orale della stagista Monica Lewinsky con il presidente degli Stati Uniti Bill Clinton (1985) non penalizzano il Belgio. Uno stato incapace di esprimere un esecutivo, con un debito pubblico diventato il terzo più elevato dell’Unione europea, pari al 100% del prodotto interno lordo. Dove però il Pil cresce del 2,4% incurante della politica. E dove Re Alberto II un segnale di moderazione l’ha dato, non concedendo favori nobiliari con nomine a baroni e visconti per il secondo anno consecutivo. La dimostrazione, insomma, che uno stato moderno può andare avanti anche senza governo. Un precedente che potrebbe essere materia di studio per i politologi e che inevitabilmente ci fa riflettere sull’utilità del nostro governo. Dove nessuno rinuncia a nulla. Un Parlamento surreale, arroccato nei suoi privilegi, lontano dalla gente e completamente isolato dalla realtà del Paese. Con un debito delle amministrazioni pubbliche al suo massimo storico, 1.911,807 miliardi di euro (fonte Bankitalia). Siamo considerati dagli inglesi tra i paesi Pigs ossia maiali dell’Europa (dalle iniziali di Portogallo, Italia, Grecia e Spagna).  La scorsa settimana siamo sprofondati a 400 punti base sul Bund tedesco, questo significa che i BTP a 10 anni si pagano il 4% in più rispetto ai tassi di interesse dei buoni del tesoro tedeschi. Ma la politica non si muove. Eppure, il 24 luglio del 1943 subito dopo l’incontro di Villa Gaggia (Hitler-Mussolini), l’Italia riusciva a liberarsi di un dittatore ritenuto oramai finito. Durante la seduta del Gran Consiglio del Fascismo, infatti, passa l’ordine del giorno Grandi che esautora Benito Mussolini dai suoi poteri, restituendo il comando delle Forze armate al Re Vittorio Emanuele che il giorno dopo lo fa arrestare. Oggi il Parlamento italiano è ingessato nei suoi privilegi, ridotto a un mercato delle vacche, dove gli onorevoli sono in vendita e passano dall’opposizione alla maggioranza senza pudore, non avendo alcun vincolo giuridico di mandato con i propri elettori. La democrazia è incapace di reagire per fermare la disfatta dello Stato. Ma se non riuscirà la politica a cambiare il corso degli eventi, la democrazia a correggere se stessa, saranno i mercati, l’economia, a costringere l’Italia all’uscita dell’euro, lasciandola sola con un’inflazione del 20% che eroderà il potere d’acquisto, come è avvenuto a metà degli anni ’70, spalmando così ancora una volta sul “popolo sovrano” le incapacità di chi ci governa, pagati 20mila euro al mese. Oppure saranno i forconi.
Roberto De Nart

 

 

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