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Bim Gsp situazione insostenibile. Possibile commissariamento. Il consiglio comunale di Belluno approva i 4 punti chiesti dall’opposizione: fuori dal cda gli amministratori dei medesimi enti

Il cane con due padroni muore di fame dice un vecchio detto. E se di padroni ne avesse 67, cosa succederebbe?  Sono 67,  infatti, i Comuni della provincia di Belluno (esclusi Arsié e Lamon) “padroni “ di Bim Gsp spa la società pubblica che dal 2004 ha in gestione il servizio idrico integrato (acquedotto – fognatura e depurazione) e la distribuzione del gas metano (allacciamenti). E altrettanti sono i “guardiani” dell’Aato, che controllano e prendono le decisioni per Bim Gsp. Gli stessi sindaci che costituiscono Bim Gsp, dunque, sono anche membri dell’Aato. Poteva funzionare una struttura di questo tipo dove controllori e controllati sono sempre gli stessi? E infatti qualcosa non ha funzionato. I numeri dichiarati da Bim Gsp dicono che ci sono debiti verso le banche per 51 milioni di euro. Salvo precisare che 28,8 milioni sono i crediti per l’adeguamento tariffario vantati nei confronti dell’Aato. Cioè dai Comuni. Quindi sempre lì si va a finire, controllore, controllato, “padroni” e “guardiani”. Il direttore amministrativo Belli qualche giorno fa ha parlato con toni ottimisti di 28,8 milioni di “crediti esigibili”. Noi non abbiamo la  stessa sicurezza del manager Gsp che quei crediti siano davvero esigibili! Dove li trovano i Comuni, costantemente alle prese con i tagli apportati, tutti quei soldi? E allora chi paga? I cittadini con l’aumento delle bollette? Oppure si spalancano le porte ad una multinazionale, con tanti auguri a tutti per il futuro. Come ha osservato la vicepresidente del consiglio comunale di Belluno Maria Cristina Zoleo, qualche ragione ce l’aveva Maurizio Busatta, assessore nella giunta De Col nel 2003, quando si oppose alla confusione Bim Gsp – Aato. Il consigliere d’opposizione Attilio Sommavilla ha ricordato che nel 2002 erano stati accusati da tutti i sindaci, quando  proposero il ricorso per impedire che venisse affidato a Bim Gsp la gestione del servizio idrico. E si chiede: «chi si deve dimettere, il Bim Gsp o i sindaci che hanno approvato quei bilanci? Sono tutti responsabili di questa situazione»! Con 67 soci alla pari si è perso di fatto il controllo della società Gsp. Jacopo Massaro, capogruppo del Pd, ha esposto i 5 punti della mozione. Solo il primo non è passato, quello che chiedeva al consiglio comunale di non confermare l’attuale Cda della società partecipata Bim Gsp.

Ecco i quattro punti approvati dal consiglio comunale questa sera (lunedì 14 marzo).
Il sindaco e la giunta del Comune di Belluno, si impegnano ad operare in ogni sede, in particolare presso l’Aato e l’assemblea dei soci di Bim gsp secondo i seguenti indirizzi:
– Evitare che tra i membri del Cda della società partecipata Bim Gsp, e più in generale di qualsiasi società partecipata da enti pubblici, siedano amministratori dei medesimi enti.
– Impedire aumenti tariffari che non siano strettamente collegati a necessità ordinarie della società o a necessari investimenti infrastrutturali.
– Garantire che tutte le spese effettuate dalle società siano strettamente correlate ai fini istituzionali delle gestioni affidate, evitando qualsiasi altro utilizzo delle risorse.
– Ribadire le prerogative di controllo e indirizzo degli enti proprietari individuando ulteriori momenti anche formali oltre alla sola assemblea di approvazione del bilancio.

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