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Mancano idee e allora De Gan ne spara un’altra: «80 milioni di euro all’anno per Palazzo Piloni? Tratteniamo i proventi dall’accisa benzina per la tragedia del Vajont»

Com’è noto, lo Stato ha fronteggiato spesso le emergenze istituendo delle tasse sui carburanti. Le cosiddette accise, che poi sono rimaste anche se l’emergenza o il presupposto per il quale erano state applicate è di fatto cessata. Una consuetudine che parte da lontano ed ha accomunato governi di sinistra e di destra indistintamente
(vedasi dettaglio: www.camera.it/_dati/leg14/lavori/stenografici/sed440/pdfbt31.pdf). 
Ecco l’elenco delle accise applicate ogni litro di carburante (benzina, gasolio, gpl):
1,90 lire per la guerra di Abissinia del 1935;
14 lire per la crisi di Suez del 1956;
10 lire per il disastro del Vajont del 1963;
10 lire per l’alluvione di Firenze del 1966;
10 lire per il terremoto del Belice del 1968;
99 lire per il terremoto del Friuli del 1976;
75 lire per il terremoto dell’Irpinia del 1980;
205 lire per la missione in Libano del 1983;
22 lire per la missione in Bosnia del 1996;
0,02 euro per rinnovo contratto autoferrotranviari 2004
0,1 su benzina e 0,05 sul gasolio euro per acquisto autobus ecologici 2005
Una questione nota, insomma, che tuttavia l’assessore provinciale Stefano De Gan non esita ad utilizzare come slogan, per una fantasiosa richiesta di soldi per Belluno.  «Ogni anno lo Stato trattiene per sé l’accisa sui carburanti, introdotta nel 1963 per la tragedia del Vajont: una partita da 80 milioni di euro (dati Unione petrolifera italiana). Quei soldi sono dei Bellunesi, ma qui non arriva neanche un centesimo – scrive De Gan in una nota – Se potessimo avere questi proventi generati dall’accisa al consumo dei carburanti (vigente da quasi cinquant’anni), nel nostro bilancio avremmo oltre 80 milioni di euro in più a disposizione, ogni anno». Una sparata, insomma, che tra l’altro dimentica gli altri “aventi diritto”. Perché se vale per Belluno deve valere anche per tutti. Ad esempio gli orfani dei caduti nella guerra d’Abissinia del 1935, gli alluvionati di Firenze del 1966, i terremotati del Friuli del ’76 e così via. Qualcuno può veramente credere che simili proposte abbiano futuro? Forse mancano semplicemente idee politiche praticabili.

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