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Lotta per la pace e antiamericanismo durante la Guerra fredda, secondo Andrea Guiso

Ricordate l’Italia dell’immediato dopoguerra, con le vicende di Don Camillo e Peppone narrate da Giovannino Guareschi. Dove comunisti e cattolici si guardavano con ragioni convergenti. Ebbene, le carte dicono un’altra cosa. Lo ha spiegato sabato pomeriggio (11 dicembre) in sala Muccin al centro Giovanni 23mo Andrea Guiso, docente di Storia contemporanea alla Facoltà di Scienze della comunicazione dell’Università La Sapienza di Roma, nel corso della conferenza del Circolo Liberal di Belluno presieduto da Rosalba Schenal con moderatrice la giornalista Daniela De Donà. Nel 1950, con la Guerra di Corea, si determina la fase più acuta della Guerra fredda che avrebbe potuto estendersi in una III Guerra mondiale. La Corea dopo il Secondo conflitto era divisa in due (come la Germania) lungo la linea del 38º parallelo. Al Nord c’era un governo comunista filosovietico e al sud uno nazionalista filoamericano. Dai documenti ufficiali degli archivi esaminati da Guiso, riportati nel suo libro “La colomba e la spada” , risulta che «La direzione della Dc dell’epoca, con De Gasperi, Scelba e Dossetti, si interrogava su cosa fare in caso di guerra civile. Perché c’era il rischio che l’Europa diventasse nuovamente un teatro di guerra». L’Italia degli anni ’50, insomma, non era quella rappresentata da Don Camillo e Peppone. E se la Dc discuteva tempi e metodi per fronteggiare un possibile conflitto, dall’altra parte succedeva lo stesso. «Ma la Guerra fredda si giocava anche sul piano della propaganda, cercando di conquistare il cuore di chi militava nell’altro campo. Il Pci, infatti, aveva promosso i Comitati della pace, che facevano capo al Comitato italiano, che a sua volta rispondeva ed era finanziato dal Comintern (Comitato internazionale partiti comunisti), controllato dalla diplomazia sovietica. C’era anche un “quaderno dell’attivista” – precisa il professor Guiso – che conteneva tutte le risposte preconfezionate a cui attingere a seconda che l’interlocutore fosse, democristiano o repubblicano ecc. C’erano inoltre i fumetti, come “il pioniere” dove gli americani erano sempre cattivi e ammazzavano i pellerossa. E la propaganda all’interno delle Forze armate, curata dalla Fgci (Federazione giovanile comunisti italiani) per lottare contro il Patto atlantico. Tant’è che Togliatti in un discorso ufficiale del 1949 disse: “riteniamo che non bisogna puntare sull’insurrezione ma bisogna essere pronti”». L’incontro si è concluso con un breve flash sull’ultimo libro “La Città del Duce”, fresco di stampa, in prima assoluta a Belluno. Nel quale Guiso sostiene che l’unico momento della storia della repubblica italiana in cui c’è stata una buona governabilità è stato quello del “centrismo degasperiano” dalle elezioni del ’48 fino all’inizio degli anni ’50.

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