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Il punteruolo rosso, l’insetto che divora le palme del Mediterraneo è sbarcato anche in Italia

Oramai si parla di emergenza “punteruolo rosso”, l’insetto che potrebbe portare all’estinzione le palme in tutta l’area del bacino del Mediterraneo. Il punteruolo rosso o più propriamente Rhynchophorus ferrugineus è un artropode dell’ordine dei coleotteri partito dall’Asia nel 1985 e arrivato in Europa attraverso la rotta commerciale Emirati Arabi – Egitto, quindi Spagna, Costa Azzurra e Italia. Se ne sono andate così migliaia di palme ornamentali nell’Italia centro-meridionale ed oggi in alcune regioni si parla perfino di estinzione. Nei paesi in via di sviluppo la morte delle palme da cocco e da olio compromette intere economie la cui sussistenza è affidata in gran parte proprio a queste piante. A lanciare l’allarme a seguito delle forti preoccupazioni espresse da molti agronomi, è Giovanni D’Agata, Componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”. Quella che è stata definita, non a torto, come una vera e propria “strage silenziosa” è determinata dal fatto che ad oggi non esiste un metodo definitivo e semplice per eliminare i parassiti e recuperare le piante infettate non solo per le difficoltà della diagnosi, dato che le larve del parassita  si nutrono dall’interno  e “consumano” in poche settimane la pianta sino a farla morire, ma anche perché le palme sono piantate anche nei centri abitati dove campagne di disinfestazione basate sui pesticidi metterebbero a rischio la salute pubblica.
L’unica soluzione che appare possibile per evitare la completa estinzione delle palme nel Nostro Paese e nel resto del Bacino del Mediterraneo, passa attraverso un monitoraggio certosino e capillare del territorio che solo i singoli comuni sarebbero in grado di realizzare se tutti fossero dotati di strutture in grado di farlo e che in molti di questi Enti Locali esistono già, conosciuti con il nome “Uffici del Verde”.
Non è raro, al contrario, che gran parte dei comuni si affidino a ditte terze che – come avviene in tutte le emergenze italiche – hanno subdorato il business sotteso al fenomeno del “Punteruolo Rosso” anche perché sostituire una pianta morta o malata in modo irreversibile così come trattare quelle malate comporta costi elevatissimi e quindi profitti notevoli, che probabilmente costituiscono un disincentivo a campagne d’intervento di massa. Secondo D’Agata, al contrario, campagne d’intervento locale affidate agli “Uffici del Verde” comunali potrebbero efficacemente consentire l’individuazione delle aree particolarmente colpite delimitando quelle in cui sono necessari interventi drastici sulle piante attaccate, incentivandone da una parte la loro distruzione obbligando i proprietari o conduttori e dall’altra il recupero di quelle la cui diagnosi precoce lo consenta.

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