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martedì, Gennaio 19, 2021
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Precari veri e precari finti

L’ultima infelice dichiarazione del Ministro Gelmini – che si riassume in sostanza così: “Non parlerò con i precari, perché molti di loro sono “finti precari”: in realtà sono iscritti all’IDV” – suona quasi come un complimento, perché fa involontariamente trapelare che anche agli occhi del Ministro l’unica voce di opposizione alla sua sciagurata “riforma”  è quella dell’Italia dei Valori. Purtroppo, invece, questa uscita pubblica del Ministro e l’atteggiamento mostrato nei confronti dei precari in sciopero della fame da giorni denotano l’assoluta mancanza di senso del proprio ruolo, il disprezzo dei lavoratori e delle parti politiche, e anche carenza di buon senso, che è il minimo richiesto per una figura istituzionale. Più realista del re, la Gelmini si è guadagnata un non tanto gradito richiamo da Avvenire (poi “ecumenicamente” allargato a tutti gli adulti che svolgono qualche funzione nella scuola): “La signora Ministro”, si spiega, “ha affrontato con gagliarda e dunque controversa volontà riformatrice sia l’Università che la Scuola. Una partita personale e politica su cui sta scommettendo molto”. Ed effettivamente, la volontà del ministro di passare alla storia per aver realizzato la più grande riforma dell’istruzione italiana dopo quella del 1923 firmata Giovanni Gentile, sembra farle dimenticare il necessario confronto con chi dissente. Cosa sia in ballo con questa riforma della scuola è chiaro fin dall’anno passato, ma con l’anno scolastico 2010-2011 i frutti amari della riforma Gelmini matureranno definitivamente, perché la riforma entrerà a pieno regime.  La questione non riguarda solo i lavoratori della scuola: saranno le famiglie a pagare direttamente i costi di questa riforma: la drastica riduzione del tempo pieno, il sovraffollamento delle classi, lo spezzettamento delle cattedre, con la conseguente discontinuità nella didattica provocheranno un inevitabile peggioramento della qualità dell’insegnamento; all’annosa questione dell’edilizia scolastica si aggiungeranno le difficoltà prodotte dal piano triennale di tagli alla scuola pubblica (e con stupore si apprende che parte dei fondi non utilizzati dagli istituti scolastici nell’anno precedente, anziché essere messa a disposizione per l’anno che verrà, sarà “devoluta” in favore del progetto di mini-naja voluto da La Russa; e, ancora, si viene a sapere che con fondi statali – 800mila euro – è stata finanziata a Varese la scuola privata dei “Popoli Padani” di Bossi e consorte); l’accorpamento delle classi e il taglio delle cattedre, che renderanno in sostanza impossibile per anni l’assorbimento di tantissimi docenti, provocheranno un disastro occupazionale e avranno ricadute inevitabili sulla continuità didattica. Il peggioramento della condizione della scuola provocato da questa riforma sta emergendo con chiarezza anche nella nostra provincia, che già sconta i disagi tipici della scuola di montagna; l’anno scolastico si apre poi a Belluno con la constatazione che le classi saranno “superclassi”, al punto che in alcune si arriverà a 32 alunni. Le scuole tecniche e professionali, il cui rilancio sarebbe uno dei fiori all’occhiello del ministero, faranno i conti quindi con le difficoltà di gestire laboratori sovraffollati. Per non parlare della situazione degli edifici scolastici: il caso delle scuole Gabelli è sotto gli occhi di tutti.  A tutto questo si aggiunge la beffa del decreto “salva-precari”, che il governo sbandiera come testimonianza dell’impegno verso i lavoratori a tempo determinato, ed è in realtà il suggello definitivo della politica di precarizzazione dei lavoratori. Il precariato, che sta avvelenando il mondo del lavoro, creando tensioni e disparità sociali i cui effetti, già drammatici, diventeranno fatali, sta colpendo nell’ambito scolastico – come in molti altri, d’altronde – persone che, per lo più, hanno alle spalle anni di esperienza, che hanno frequentato le varie scuole di specializzazione per abilitarsi all’insegnamento, che attendono da anni, con molti sacrifici personali e della loro famiglie, di poter esercitare il mestiere per il quale si sono preparati. Con buona pace di una parte dell’opinione pubblica, gli insegnanti non sono i fannulloni che il Ministro Brunetta ci ha voluto dipingere. L’attacco alla scuola pubblica, con il companatico dell’esaltazione delle meraviglie delle scuole private, per le quali il governo ha dimostrato negli anni più che un occhio di riguardo, è ormai pane quotidiano. Per questo, a sostegno e rilancio della scuola pubblica, dei lavoratori e delle famiglie che intendono vedere garantito il loro diritto a una educazione dignitosa, l’IDV ha sottoscritto il documento presentato dai precari della scuola in sciopero, nel quale viene richiesto alle forze politiche di abrogare l’articolo  64 della legge 133, che contiene il piano triennale di tagli alle scuole e alle università pubbliche; di ripristinare le cattedre soppresse dal governo e di ritirare il salva-precari, “umiliante e inaccettabile intervento di tipo assistenziale”. Attendendo che il Ministro parli con i precari, senza riproporre l’atteggiamento, a dir poco miope, già manifestato in passato nei confronti del movimento dell’Onda, l’Idv continuerà a sostenere la vera battaglia dei veri precari.
Francesca D’Alberto

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