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venerdì, Dicembre 4, 2020
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I Giovani Democratici incontrano i candidati Reolon e Vendramini in vista delle elezioni regionali

I Giovani Democratici di Belluno hanno incontrato ieri i due candidati del PD provinciale alle prossime elezioni regionali, Paolo Vendramini e Sergio Reolon, per un confronto sui temi legati ai giovani e alle problematiche del vivere in montagna. Un incontro informale, che si è svolto alla Brasserie in via Mezzaterra, e che ha visto la partecipazione di alcuni dei giovani impegnati nel sostegno al candidato presidente Bortolussi che sfida il leghista Zaia nell’imminenete tornata elettorale. Montagna svanita, dimenticata perfino dai tg meteo regionali (BL è l’unica sigla provinciale mancante del Veneto). I politici che si svenavano in pubblico per l’autonomia e la specificità montane, e che litigavano ferocemente per la sua paternità, ora che sono al potere preferiscono parlare di aree svantaggiate, come la Brussa di Caorle o il delta del Po. Guai insomma parlare di montagna, che a Venezia si irritano. Reolon e Vendramini ripartono da qui e suonano la sveglia ai bellunesi, ricordando le cose messe in campo fino all’anno scorso, come i canoni del demanio idrico alla Provincia, le agevolazioni per gli studenti, la banda larga e l’apertura verso il mondo con le Dolomiti nell’Unesco, a cui fino a ieri aveva sparato contro chi ora se ne fa un vanto e va in giro a stringere mani e a ritirare premi. Anche l’Università di Feltre rientra nel quadro fosco della montagna bellunese, con la Regione che è entrata in campo facendo fuori lo Iulm, ma non ha proposto alcuna alternativa, svuotandola così di ogni senso. L’appello è proprio a quei giovani che sono le prime vittime di questa negazione della diversità montana da parte del centralismo politico veneziano. Mobilità, istruzione, comunicazioni, spopolamento e occupazione. La montagna soffre l’abbandono, ma con soli 200.000 abitanti e un numero basso di elettori rispetto alle aree di pianura, non può aspettarsi nulla da quei politici che invece fanno i conti solo con il numero di voti che possono intascare. Un problema che i due candidati del Pd non si nascondono e da cui non sarà facile uscire. Se si vuole però che la montagna non continui a essere sfruttata nelle sue risorse e schiava di Venezia non c’è altra alternativa che fare appello ai bellunesi di buona volontà.

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