13.9 C
Belluno
domenica, Settembre 27, 2020
Home Cronaca/Politica Gli speciali di Bellunopress La corrispondenza dal Libano, di Federica Fant

La corrispondenza dal Libano, di Federica Fant

Melissa Cestari, la trasmettitrice 22enne di Rovigo alla sua prima missione. É di Canaro in provincia di Rovigo il caporal maggiore Melissa Cestari, che dal 2 ottobre scorso partecipa alla missione Unifil in Libano. La missione Unifil ad oggi conta 2400 militari, che presidiano, con altri Paesi, il Sector West, cioè la zona a sud del fiume Litani (che anticamente era chiamato Leonte, da qui il nome dell’operazione italiana) fino al confine con Israele e Siria a ridosso della Blue Line, la linea armistiziale che le Nazioni Unite stanno cercando di tracciare con dei bidoni blu. Melissa Cestari fa parte del 7° Reggimento Trasmissioni di Sacile (Pn), è un caporal maggiore e ha 22 anni. «Sono alla mia prima missione. E non nascondo che l’emozione è grande, se poi aggiungiamo che indossiamo il basco blu dell’Onu l’emozione s’impenna». É arrivata nella terra dei cedri il 2 ottobre 2009, appartiene all’unità dei trasmettitori. Che «sono militari essenziali per un contingente – spiega il capitano Paolo Rolli -. Sembra che non ci siano perchè lavorano e vivono nell’ombra, eppure quando ne manca uno ce se ne accorge immediatamente». E così pure con i logisti, i tramat, con chi lavora in cucina, insomma i Combat Service Support. Com’è vivere in missione per una giovane militare di Rovigo? «Questo è il mio lavoro – incalza subito Melissa -. Sento la mia famiglia una volta alla settimana per telefono o attraverso il computer». La sua è una passione radicata. «Non si può dire che non avevo le idee chiare – sorride la Cestari -. Mi sono arruolata nel 2006 come Vfp1, volontari in ferma prefissata di un anno. L’idea di indossare l’uniforme ce l’avevo già quando frequentavo le scuole elementari, poi alle medie ho preso maggior consapevolezza e ho imboccato la mia strada». Cosa fa il caporal maggiore Melissa Cestari in missione? «L’esperienza che mi porterò a casa dopo il Libano è tanta. I trasmettitori s’impegnano a mantenere il collegamento con le basi in Italia e nella terra che ci ospita. Io dipendo dal comandante del battaglione del 7° reggimento, che sta a Shama». Come operatore unclass, «ricevo messaggi non classificati e trasmettiamo informazioni sul personale, sui mezzi, sui viveri». Il 28 gennaio scorso il generale Claudio Graziano, che ha lasciato il comando della missione Unifil dopo due rinnovi dell’incarico, se n’è andato. Il caporal maggiore Cestari ha avuto modo di «lavorare spesso con il generale, facendo parte dei trasmettitori alla base di Naqoura organizziamo noi i collegamenti in videoconferenza. A parte lo staff del generale, sicuramente siamo stati l’unità che lo ha visto di più. E di questo ne andiamo veramente fieri», sorride con un certo orgoglio Melissa. La cosa che le manca di più? «Viviamo in mimetica h24 per tutto il tempo che dura la missione. I capelli li ho sempre legati e coperti dal basco. Sicuramente mi farà un certo effetto vestirmi di nuovo normalmente». Federica Fant
Matteo Lorenzetto, carrista di Treviso 1° Caporal Maggiore per la missione Unifil

«È la mia prima missione col basco blu delle Nazioni Unite e, se prima di partire fa un effetto strano, quando capisci come muoverti, quando inizi a conoscere i militari di altri contingenti ti rendi conto che tu fai parte dell’Onu, o meglio di quell’esercito mondiale, se così posso dire. E l’esperienza è affascinante per davvero». Il primo caporal maggiore Matteo Lorenzetto sta partecipando alla missione Unifil in Libano da novembre. Ha 27 anni e è di Treviso. É un carrista e appartiene al 32° Reggimento carri di Tauriano di Spilinbergo (Pn). «Qui a Naqoura seguo la parte più amministrativa della mia unità. Ogni tanto faccio attività Cimic, cioè di cooperazione civile e militare. A Natale, per esempio, siamo stati a Alma Ash Shaab, che è una municipalità cristiana-maronita a portare i regali nelle scuole». Ogni tanto gli capita di «accompagnare il tenente che si occupa di insegnare italiano nelle scuole. E allora i bambini spesso chiedono di poter vedere il mezzo con cui arriviamo, sono curiosi e ci parlano in inglese». La nostalgia è uno degli ostacoli della missione. «Siamo militari, ma anche uomini. Sento i miei genitori, i nonni abbastanza spesso. La mamma è decisamente la più emotiva, ma quando le spiego com’è il teatro del Libano, capendo che i rischi sono contenuti si tranquillizza». La cosa che gli manca di più? «Sicuramente degli spazi dove poter stare da solo, oltre che gli svaghi ovviamente», racconta senza esitazione il primo caporal maggiore Matteo Lorenzetto. Quello che si porterà a casa dal Libano? «L’esperienza di poter lavorare fianco a fianco con militari di altri eserciti è unica. Stanotte per esempio, ero con un indonesiano, e un libanese». Siete tanti dal Veneto? «Veramente no, siamo proprio in pochi e capita che ci cerchiamo per fare due parole». Anche quello restituisce un po’ l’atmosfera di casa.
Federica Fant
Le origini dei Benetton rinvenute a Tiro

Chissà se la famiglia Benetton sa che una prima iscrizione del suo cognome è tutt’oggi incisa su di una colonna del settimo secolo avanti Cristo a Tiro. Le origini del cognome Benetton? Le si possono rinvenire proprio lì, nel Libano del Sud. In quella terra martoriata da oltre trent’anni di conflitti, ma che una volta era famosa tanto che nella Bibbia il primo libro dei Re racconta che parte del legname e delle maestranze di Tiro furono utilizzati per la realizzazione del tempio di Salomone a Gerusalemme. Il professore di storia e architettura libanese, Hassan Badawi, storico amico del contingente italiano nel Sector West, con il quale sta collaborando per vari progetti. Siamo stati invitati a vedere le rovine di Tiro proprio una settimana fa, in occasione del media tour organizzato per il cambio del generale Claudio Graziano, che dopo tre anni, ha lasciato il Libano in veste di rappresentante della missione Unifil, sotto l’egida delle Nazioni Unite. La città fenicia di Tiro, la regina dei mari, faceva concorrenza a Sidone. L’espansione fenicia conquistò Cartagine, ma nel 333 a.C. Alessandro il Grande decise di conquistare questa base costiera, poiché i persiani non glielo permisero, la assediò per sette mesi. Quando arrivarono i Romani vi costruirono importanti monumenti, in particolare l’acquedotto, l’arco di trionfo ed un ippodromo riportato alla luce da varie missioni archeologiche. Proprio nell’ippodromo, recentemente «si è rinvenuta la colonna con l’iscrizione latina Benetuum – ha spiegato il professore Badawi – che si leggeva venetuum, che a sua volta testimonia il passaggio di “venetooi”, ossia degli abitanti di una regione del nord Italia». Il professore ha riferito che «dai miei studi, avendo studiato due anni in Italia, ho concordato questa teoria con altri colleghi. Ci si riferisce, in particolar modo, ai veneziani che arrivarono in Oriente con l’impero bizantino. Si sa che ai Benetuum era attribuito la squadra di colore blu che con le lettighe e le quadrighe disputava frequentemente delle gare al Circo Massimo di Tiro. Di Benetuum si ha avuto testimonianza perfino nel Circo di Gerusalemme». Fe.Fa.
A bordo della nave Zeffiro, al largo di Beirut. L’ammiraglio Sandalli di origini bellunesi al comando della Task Force

L’ammiraglio Paolo Sandalli comanda la nave Zeffiro. Dal 1° dicembre scorso ha assunto il comando della Task Force 448 per l’operazione Unifil Marops in Libano. Quest’ultima costituisce la forza navale di Unifil (United Nations Interim Force in Lebanon). E’ stata costituita il 15 ottobre 2006 su richiesta del governo libanese allo scopo di assistere la sua Marina nel controllo dei propri spazi marittimi e delle acque territoriali per prevenire il traffico illecito di armi in Libano. «La Missione Unifil Marops si estrinseca nell’attività del Maritime Interdiction Operations, per impedire l’arrivo non autorizzato di materiale di armamento nei porti libanesi e fornire assistenza alla Marina libanese», ha spiegato il Contrammiraglio Paolo Sandalli. Questo allo scopo di «un’auspicata crescita operativa volta all’acquisizione delle capacità necessarie per esercitare autonomamente il controllo dei propri spazi marittimi» precisa Sandalli. L’ammiraglio non ha nascosto che non sempre la Maritime Task Force può procedere a controlli mirati,m e che insomma deve spesso fidarsi delle Laf (Lebanese Armed Forces).
La forza marittima dell’Unifil si compone attualmente di sei unità appartenenti alle Marine di Italia, Germania, Grecia e Turchia. Nel prossimo futuro si aggiungeranno anche quelle della marina Bengalese e Indonesiana.

I controlli
I controlli interessano un’area di circa 5000 miglia quadrate e una linea di costa di circa 200 km. Le Risoluzioni 1701 e la 1884 stabiliscono il concetto del “training as you operate”. Si tratta di coinvolgere la Laf nelle operazioni ai fini di addestrarla ed accrescerne la capacità operativa. E quindi, nello specifico, significa controllare l’accesso ai tre principali porti del Paese (Beirut, Tripoli e Sidone), ma anche tutti i piccoli approdi secondari. La vigilanza della fascia litoranea è generalmente affidata ai radars delle stazioni costiere e ai mezzi della Marina libanese, che hanno l’autorità per intervenire direttamente e che possono operare sui bassi fondali dove le unità maggiori non possono intervenire.

I dati
Servono per definire il Measure of effectiveness, ovvero la misura dell’efficacia delle operazioni di interdizione marittima condotte in mare e il conseguente Minimum Force Requirement: gli assetti navali necessari per garantire l’assolvimento della missione Unifil Marops. I dati sui mercantili in transito vengono confrontati. In caso di discrepanze o laddove esistano sospetti, vengono immediatamente informate la Auitorità libanesi alle quali viene proposta la verifica a bordo e l’ispezione. Dall’inizio dell’operazione sono stati interrogati quasi 30 mila mezzi navali in transito. Quasi 500 sono state le ispezioni condotte dalla Marina libanese su bersagli sospetti.

La nave Zeffiro
Ultima della serie “classe Venti” fu costruita nei cantieri navali di Riva Trigoso e fu consegnata alla Marina Militare Italiana nel maggio 1985. Zeffiro è la dolce brezza di ponente che spira a primavera. La versione ammodernata delle fregate della classe “Maestrale” (grecale, Libeccio, Scirocco e Zeffiro differisce sostanzialmente per il sistema di Supporto al Comando e l’impostazione della Centrale Operativa di combattimento. E’ stato imbarcato un nuovo radar di scoperta aerea digitale ed è stato digitalizzato il radar di scoperta di superficie. La generazione di energia è assicurata da due centrali di conversione, ciascuna dotata di due gruppi generatori da 975 kw e ds due centrali di conversione da 60/400 Hz per le esigenze del sistema di combattimento. La gestione dell’apparato motore è completamente telecomandata.

Due chiacchiere con l’ammiraglio Sandalli
«Ho origini bellunesi, infatti la mia famiglia ha una casa a Praderadego, a Mel. Sono sicuro che se non fossi stato un marinaio, sarei sicuramente diventato un alpino. Perchè mi piace lavorare a contatto con la natura: sia il mare che la montagna». L’ammiraglio, dopo aver seguito l’attività dell’imbarco del media team, con attività di briefing in hangar e l’attività dimostrativa del team del Reggimento San Marco, ha raccontato anche i momenti più umani del suo lavoro. «Per noi la missione, è missione a tempo pieno. Un equipaggio salpa da un porto all’altro e non si divide, non ci sono licenze. La vita si svolge sulla nave». E la nostalgia «la conosciamo anche noi, soprattutto quando passiamo le feste via da casa. Come l’ultimo Natale, per esempio. L’abbiamo celebrato tutti insieme qui sulla nave». Una cosa curiosa che è capitata recentemente all’ammiraglio Paolo Sandalli è «stata la richiesta della celebrazione di un matrimonio. Ma essendo in un contesto Onu, avendo a che fare con molti Paesi diversi, abbiamo ritenuto respingere la richiesta. Certo, non nascondo che sarebbe stata una bella esperienza», sorride l’ammiraglio. Federica Fant
L’attività di Cooperazione Civile e Militare. L’unità di Motta di Livenza

Laddove Motta di Livenza significa speranza. Importantissimo il contributo che offre l’unità di Motta di Livenza nella missione Unifil in Libano. I Quick Impact projects (i progetti da attuare velocemente) in Libano sono affare del Cimic. L’unità di Motta di Livenza «è una delle nicchie di eccellenza dell’esercito». Così il maggiore Vincenzo Bellanova, ha esordito presentando il Multinational Cimic Group, l’unica unità della Nato in grado di svolgere attività Cimic. Un acronimo che indica la Civil Military Cooperation, una funzione operativa che presiede all’interazione tra le forze militari e le componenti civili presenti nelle aree di crisi. Il Cimic Group è dislocato presso la caserma Mario Fiore di Motta di Livenza in provincia di Treviso. Il Cimic, nato ufficialmente il 1° gennaio 2002, è alimentato con personale proveniente da Grecia, Ungheria, Italia, Portogallo e Romania. Sono una decina i militari italiani che appartengono al Cimic Group che attualmente operano in Libano, presso Naqoura e vicino a Tibnin. Il loro compito è quello di intercettare i bisogni reali della popolazione locale, coordinarsi con loro e con delle ong (locali o anche italiane), programmare un progetto e attuarlo cercando di coinvolgere il più possibile la componente civile, politica e militare dell’area interessata. «L’oporder di Unifil, l’intento cioè del comandante, è stato quello di avvicinarsi alla popolazione, alle autorità locali, alle agenzie di cooperazione – ha riferito il maggiore Vincenzo Bellanova -. Ecco dunque la scelta di puntare molto sulle forze armate libanesi, le Laf (Lebanese Armed Forces). Abbiamo realizzato dei corsi formativi al fine di creare una capacità Cimic per fare in modo che sappiano coordinarsi da soli sul proprio territorio. Noi favoriamo solo il sistema di ingranaggi». Il concetto del Cimic non è, insomma, quello di dare un pesce, ma quello di insegnare a pescare. Ogni progetto che questa unità può portare avanti dev’essere contenuto in un budget di 25 mila dollari. L’ultima settimana di gennaio, parecchi sono stati gli eventi clou, come la consegna di un trattore dotato di una cisterna per l’approvvigionamento idrico alla municipalità di Blida, che ha problemi seri di siccità durante l’anno. «Di questo dono – ha spiegato il sindaco Haidar Hassan durante l’inaugurazione – beneficeranno ben 400 famiglie». E questo è solo un esempio, «durante gli incontri con le Laf, abbiamo fatto capire cosa sono i meeting di coordinamento, in quell’occasione abbiamo donato un database che permette di visualizzare una griglia di informazioni – spiega il maggiore Bellanova -. Sapere che in un villaggio si son già verificate forme di sostentamento è utile per mappare chi ancora non ne ha avuta nessuna». Tra gli aspetti importanti del Cimic c’è l’istruzione, con corsi per la popolazione tenuti da ufficiali (in Libano c’è il corso “Imparo l’italiano”), o la donazione di cancelleria o la predisposizione di aule informatiche per le scuole. Nel campo della sanità le attività principali sono quelle di Medical care, che si sostanzia quando un medico militare viene mandato periodicamente in un villaggio a curare i malati (sono più di 5000, nel Sector West, le persone curate da inizio della missione), o la periodica donazione di sangue da parte dei militari itraliani ad opera della croce rossa o mezza luna libanese. Il 27 gennaio scorso a Marjeyoun, una municipalità a ridosso della Blue Line, è stato donato un generatore per un ospedale che garantirà la continuità della fornitura dell’energia elettrica. Il direttore dell’ospedale, Moeness Kalakesh ha spiegato che sono più di 350 le persone che possono passare al giorno in quella struttura, sono una settantina i posti letto divisi per ogni reparto. Senza il Cimic Group, che ha preso i contatti e raccolto le istanze e valutato l’effettiva necessità del bene in questione, la donazione del generatore non sarebbe stata così immediata. Federica Fant

Il generale Graziano ha lasciato il comando della missione Unifil dopo tre anni
Cambio al vertice della missione Unifil (United Nations Interim Force in Lebanon) tra il Generale di Corpo d’Armata Claudio Graziano (Italia) ed il Major-General Alberto Asarta Cuevas (Spagna). La cerimonia del passaggio di consegna ha avuto luogo il 28 gennaio scorso a Naqoura, sede del comando Unifil, ed hanno partecipato il Ministro della Difesa Libanese, Mr. Elias Murr, il Ministro della Difesa Spagnolo, Mrs. Carme Chacon, il Sottosegretario alla Difesa italiano, l’On. Giuseppe Cossiga, il comandante Generale delle Forze Armate Libanesi, Generale Jean Kahwagi, i Capi di Stato Maggiore della Difesa, italiano e spagnolo, Generale Vincenzo Camporini ed il Generale Rodriguez Fernandez, oltre a numerosi rappresentanti politici efunzionari del Governo locale, unitamente ad ambasciatori ed alti funzionari Onu. Nel discorso di commiato, il generale Graziano si è soffermato sui tre anni di comando della missione Unifil, che ha come scopo quello di migliorare la situazione nella parte sud del Libano. «La cessazione delle ostilità ed il rispetto della Blu Line sono stati rispettati dalle parti nella maggior parte dei casi», ha riferito il generale Graziano. «Le parti continuano a collaborare con Unifil e la loro costante osservanza della Risoluzione Onu 1701 risulta fondamentale per mantenere tale rapporto». Ha continuato elogiando le forze armate libanesi per tale cooperazione. «Unifil e le Forze Armate Libanesi hanno sviluppato una effettiva partnership, che costituisce la pietra miliare per la corretta attuazione della risoluzione 1701». Ha inoltre sottolineato le sfide che ci attendono «è responsabilità delle parti approfittare dell’opportunità fornita dalla presenza di Unifil per raggiungere definitivamente il cessate il fuoco nel lungo periodo». Il generale Graziano ha passato in rassegna la Guardia d’Onore di Unifil ed ha deposto una corona in memoria di coloro che, appartenenti alle forze di pace, hanno perso la vita nell’adempimento del dovere. Successivamente ha firmato il “Transfert of Authority” ed ha consegnato la bandiera delle Nazioni Unite al generale Asarta. Il comandante subentrante, Major-General Asarta, nel suo discorso di insediamento come comandante della missione Unifil, ha ricordato il suo precedente incarico in Unifil, quale comandante del settore Est dal dicembre 2008 ad aprile 2009. «Siamo qui per aiutare le parti ad evitare le ostilità verso un cessate il fuoco permanente, e siamo determinati a farlo». Ha poi aggiunto: «Con questo spirito farò quanto è nelle mie possibilità per garantire il successo del nostro mandato nel sud del Libano».Nella missione UNnifil, circa 12.000 sono i militari impiegati provenienti da 29 paesi, di cui 780 in servizio presso la “Maritime Task Force”.  La componente civile di staff conta oltre 300 agenti internazionali e circa 700 nazionali. Federica Fant.

Share
- Advertisment -



Popolari

Sanità. Preoccupazione per il futuro dell’ospedale San Martino di Belluno. * di Roberto De Moliner

Terminata la campagna elettorale, ricca come sempre di promesse da parte delle forze che governano la nostra Regione, in un contesto economi attuale i...

Crescono gli iscritti al 5° Dolomiti Rally

A cinque giorni dalla chiusura delle iscrizioni, fissata alla mezzanotte di mercoledì 30 settembre prossimo, è già salito a 56 il numero degli equipaggi...

Ski College Veneto di Falcade. Presentata oggi la stagione 2020-2021 con oltre 60 atleti sciatori di snowboard, sci alpino e fondo

Falcade (Belluno), 26 settembre 2020 – «Vogliamo continuare ad alzare l'asticella e far sì che i nostri ragazzi possano raggiungere obbiettivi sempre più ambiziosi...

Nevegal, 8 anni di chiacchiere * di Fabio Bristot “Rufus”

Lette le dichiarazioni di Massaro, tra le quali spiccano per poca onestà intellettuale quelle secondo le quali non sarebbe "competenza del Comune di Belluno...
Share