
Nei giorni scorsi, il presidente dei Federfarma Veneto Maro Bacchini ha avanzato alcune ipotesi di servizi aggiuntivi per le farmacie del Veneto, come introdurre il ritiro delle analisi e alcuni controlli medici di base, con la possibilità di aiutare i pazienti nelle letture dei risultati, la somministrazione di farmaci particolari, ad esempio alcune cure antitumorali distribuite dalle aziende sanitarie locali, suggerendo infine la dotazione di defibrillatori da utilizzare in caso di emergenza. Le proposte, che avevano un occhio di riguardo con i pazienti, hanno però suscitato la chiusura dei rappresentanti provinciali del settore. “La farmacia non diventerà mai un supermercato, né un’anticamera del Pronto soccorso – tuona il presidente di Federfarma Belluno Roberto Grubissa – è il caso di precisare l’introduzione di eventuali nuovi servizi delle farmacie, che non sono però quelli dichiarati dal presidente di Federfarma Veneto. I farmacisti devono continuare a fare i farmacisti, senza alcuna sovrapposizione con il ruolo dei medici. Le due figure devono agire in sintonia per tutelare la salute dei pazienti di fronte a nuove necessità, perchè li conoscono e sono loro vicini, ma le competenze sono indiscutibili”. “La diagnosi e la cura spettano al medico, la distribuzione delle medicine ai farmacisti: la legge di Stato dà queste funzioni ben precise, le competenze sono chiare – è il commento del presidente dell’Ordine dei medici di Belluno Umberto Rossa – altrimenti, sarebbe un’invasione di campo inacettabile. La diagnosi è compito del medico, come l’interpretazione dei risultati di analisi. Il farmacista certo può dare un consiglio, sempre con attenzione, perchè il rischio è creare false aspettative nel paziente, talora con la possibilità di disorientarlo”.
