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domenica, Luglio 3, 2022
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Aggressione a Berlusconi, atto deplorevole, e “l’ingiustizia organizzata” del Manzoni

Siamo tutti contro la violenza e dunque il gesto del 42enne Massimo Tartaglia che ha colpito al volto il premier Silvio Berlusconi scagliando una statuetta che riproduceva il Duomo di Milano va sicuramente condannato. Chiarito questo, ci chiediamo perché e che cosa sia stato a scatenare nell’aggressore, peraltro risultato psicolabile, la volontà di compiere un atto del genere, riuscendo tra l’altro ad eludere il doppio cordone di sicurezza. Escludiamo subito la matrice dell’estremismo politico. Perché in tal caso l’aggressione sarebbe stata portata a termine con armi e non con oggetti occasionali. La causa va allora ricercata nel clima politico creatosi e in che modo l’aggressore l’abbia vissuto. Cercheremo di descriverlo tenendoci saldamente ancorati ai fatti. C’è una maggioranza di governo democraticamente eletta che negli ultimi anni ha emanato una serie di leggi che in qualche modo hanno riguardato il premier. Nel 2001 la legge di depenalizzazione del falso in bilancio, e sulle rogatorie internazionali che impedisce di acquisire come prova nei processi i documenti ottenuti dalle procure all’estero.Poi arriva il primo Scudo fiscale di Tremonti, un condono del quale si avvale ovviamente anche il Gruppo Mediaset. Nel 2002 si stabilisce che la mera proprietà di aziende non configura il conflitto d’interessi. La Legge Cirami sul “legittimo sospetto” prevede la possibilità di cambiare l’assegnazione del Tribunale previo consultazione della Corte di Cassazione qualora vi siano dubbi sulla buona fede del giudice. La legge Pecorella abolisce la possibilità di appello delle procure nei confronti di chi sia stato assolto in primo grado; norma che verrà quasi interamente stralciata dalla Corte Costituzionale nel 2007. Nel dicembre 2003 c’è il decreto salva Rete 4. Lo Sxcudo fiscale Tremonti bis per detassare le plusvalenze. La sanatoria sui reati ambientali e sulle coste con un colpo di spugna sulle edificazioni su Porto Cervo e Porto Rotondo. Il Lodo Schifani per le 5 più alte cariche dello stato dichiarato poi illegittimionel 2004 dalla Corte Costituzionale. La legge Cirielli nel 2005, che taglia le prescrizioni nei processi.Nel 2008 ci riprovano col Lodo Alfano che reintroduce l’immunità per le 4 più alte cariche dello Stato (ma è sempre Berlusconi ad avvalersene), norma dichiarata incostituzionale dalla Corte. Infine la legge sul “processo breve” ora in discussione, anch’essa mirata alle questioni personali di Berlusconi. Ebbene, è evidente che siamo in presenza di una serie di azioni che ruotano intorno alla persona del premier. Che se sulla maggior parte della gente provoca tutt’al più un senso di impotenza e delle perplessità, su una persona psicolabile in cura da 10 anni evidentemente può innescare reazioni imprevedibili. Ed evocare quello che Alessandro Manzoni chiamava “ingiustizia organizzata” regolata da poteri feudali e dall’inefficacia degli apparati. Nel Seicento l’unica giustizia era quella dei don Rodrigo e della forza come strumento di dominio, oggi il potere è diventato più raffinato e piega le leggi a suo comodo, senza più bisogno di utilizzarte i muscoli. E questo potrebbe farci sprofondare in una nuova stagione di piombo, come quella degli anni ’70. (rdn)

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