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Montagna bellunese, una morte annunciata. Una sproporzione oramai ingiustificata tra il gettito tributario di Bolzano e quello di Belluno

Duemila200 iscritti in meno di un anno su Facebook. Venerdì sera (20 novembre) al Centro Giovanni 23mo, il gruppo “Provincia autonoma di Belluno Dolomiti”ha deciso di guardare in faccia i propri iscritti per parlare di autonomia della Provincia. Ma la piazza reale non è come quella virtuale e ad ascoltare i tre relatori Marco Perale, Diego Cason e Antonio Corda c’erano poco più di 20 persone. Un peccato, perché in un paio d’ore, lo storico, il sociologo e l’economista, moderati dal fondatore del gruppo Moreno Broccon, sono riusciti a tracciare un quadro esaustivo del territorio. Perale ha trattato la parte prettamente storica da, quando i c’erano i celti nel Cadore, i paleoveneti a Belluno e gli etruschi a Feltre. Concudendo che da sempre, il territorio Bellunese rappresenta un punto strategico. Un quadro tragico, quello tracciato del sociologo Diego Cason  «Noi stiamo scomparendo». ha detto. Lo spopolamento della montagna, un fenomeno già avvenuto nella province di Sondrio e Cuneo, avanza anche nelle nostre montagne. «La maggior parte della popolazione, infatti, vive ormai a fondo valle, il 41%  a quota 300 m. e il 14% sui 200 m.»  Preoccupante la situazione demografica e produttiva. Ogni anno in provincia muoiono 1600 persone e ne nascono 800. Dal 1980 il saldo tra nati e morti è negativo. Abbiamo un indice d’invecchiamento più alto del Veneto. Compensato solo grazie agli immigrati. «Siamo in piena emergenza»! Nel mondo del lavoro c’è una instabilità diffusa. La recente normativa, con l’introduzione dei contratti a termine, ha aumentato il tasso di attività femminile, che è il più alto del Veneto. Ma ha diminuito l’occupazione maschile. Inoltre, per ogni giovane che entra nel mondo del lavoro ve ne sono tre che cessano. Non va meglio sotto il profilo economico. Antonio Corda (triennale in economia e commercio alla Bocconi con specializzazione a Bolzano) ha analizzato l’autonomia finanziaria delle province di Bolzano e Belluno. «Bolzano trattiene nelle sue casse il 90% delle imposte di bollo e registro, delle tasse automobilistiche, delle imposte sui tabacchi e su tutte le entrate tributarie Irpef e Ires; il 70% dell’Iva, e il 40% dell’Iva sulle importazioni». Un prelievo che porta 4.994 milioni di euro l’anno nelle casse della provincia autonoma. Contro i 78 milioni del gettito che arriva alla provincia di Belluno. Senza che vi siano grandi diversità di carico fiscale tra i cittadini delle due province.

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