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sabato, Dicembre 10, 2022
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Camera di Commercio: non passa la proposta di alcuni consiglieri di devolvere il gettone di presenza a favore dei Fondi di solidarietà

Una proposta certamente nobile, che infatti aveva trovato il consenso di molti membri, quella avanzata il 27 luglio nella riunione del Consiglio della Camera di Commercio di Belluno. Vista la situazione di grave crisi economica, con la conseguente perdita di posti di lavoro, perché non rinunciare al gettone di presenza per devolverlo a favore del Fondo di solidarietà? si sono chiesti alcuni consiglieri. Tale fondo, del resto, va a sostenere sia i lavoratori dipendenti che quelli autonomi, e dunque non c’era alcuna discriminante “di categoria”. Considerato che il gettone è di 103 euro e il Consiglio camerale si riunisce pressappoco 5-6 volte l’anno, stiamo parlando di circa 500 euro a consigliere. Insomma un gesto encomiabile, che comunque non andava a toccare i compensi di altra natura. Per esser chiari, quei 36 mila euro l’anno del presidente o quei 5 mila euro l’anno dei membri di giunta, che tali rimangono e che nessuno ha mai messo in discussione. La proposta verteva unicamente sul “gettone” legato alla presenza alle riunioni di Consiglio di una ventina di consiglieri, che rappresentano le varie categorie e forze sociali. Niente da fare. Improvvisamente si sono manifestate insormontabili difficoltà contabili nel prendere quei soldi da un capitolo per girarli in un altro. Eppoi ancora sottili questioni di diritto, di legittimità: come può un Consiglio deliberare una beneficienza forzosa che può andare contro la volontà dei singoli membri, anche del presidente, del vicepresidente e della giunta? Insomma, spiacenti, pur condividendone il pensiero, la proposta non è praticabile. Non si può fare. Chi vuole può autonomamente e privatamente effettuare tutte le donazioni del caso, ma non si può trascinare in questa sia pur encomiabile iniziativa tutti i membri, vertici compresi! Questo, semplificando, il senso del diniego.  Ecco, tutt’al più, ci potrà essere una rinuncia all’aumento del 30% che era nell’aria, per destinare tale quota al Fondo di solidarietà. Il caso è chiuso.

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