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Maresciallo Wilhelm Niedermayer, il carnefice della Gestapo che beffò la giustizia italiana

Giu 9th, 2019 | By | Category: Arte, Cultura, Spettacoli, Prima Pagina

Uno dei feroci carnefici agli ordini di Hitler attivo nel Bellunese durante la Seconda guerra mondiale è stato il maresciallo della Gestapo Wilhelm “Willy” Niedermayer, detto Tigre, nato ad Appiano (Bolzano) nel 1913 e morto in Cile nel 1988.
Il suo nome è legato alle torture avvenute nella caserma Zannettelli di Feltre e nella repressione della resistenza del popolo contro l’occupazione nazista nel periodo 1943-1945, quando la provincia di Belluno venne annessa con Bolzano e Trento al Terzo Reich sotto il nome di Alpenvorland. Il maresciallo altoatesino si rese responsabile di varie azioni di devastazione e saccheggio nel Feltrino come l’attacco al seminario, l’incendio di Croce d’Aune, i rastrellamenti di Valle di Seren e di Feltre.

Nel 1945 a guerra finita, Niedermayer è incarcerato nel campo di detenzione per prigionieri nazisti a Miramare (Rimini). Ma sparisce, avvalendosi probabilmente dell’organizzazione chiamata “Odessa”, resa famosa dal romanzo thriller del 1972 “Dossier Odessa” di Frederick Forsyth. Simon Wiesenthal, l’ingegnere e scrittore austriaco di origine ebraica cacciatore di nazisti, al riguardo, sostenne l’esistenza di Odessa, costituita per aiutare i nazisti a fuggire in Sudamerica e per contrastare il comunismo, con l’appoggio dalla Cia e del Vaticano. Niedermayer, dunque, fa perdere le sue tracce. Di lui non si sa più nulla fino alla morte, avvenuta in Cile nel 1988 in un borgo delle Ande a 350 chilometri a sud di Santiago del Cile, verso la Cordigliera dove si rifugiarono oltre 300 gerarchi nazisti.
Con il tenente Georg Karl, comandante della gendarmeria di Belluno nonché artefice delle torture nella ex caserma Tasso, il maresciallo Niedermayer è uno dei principali aguzzini che insanguinarono il territorio bellunese durante la guerra.

Niedermayer costruisce la sua fama di regista del terrore prima a Merano, per le deportazioni degli ebrei nel settembre 1943 e poi nel Feltrino. Tra le sue vittime c’è Giorgio Gherlenda, detto Piuma, reduce di Russia, e capo di stato maggiore della Brigata Garibaldi “Antonio Gramsci” (Feltre). Il 4 agosto 1944 Gherlenda noleggia una Balilla a Imer per andare a San Martino di Castrozza con Alvaro Bari tenente pilota, partigiano e Gastone Velo, partigiano poi vicecomandante del Battaglione Gherlenda, per liberare la moglie nobildonna di un generale tedesco coinvolto nell’attentato a Hitler di Von Stauffemberg del 20 luglio 1944. Ma la gendarmeria nazista, informata della loro presenza, è lì ad attenderli. Vengono quindi catturati e portati a Feltre nella Caserma Zannettelli (già sede del 7º Reggimento alpini) occupata dai nazifascisti agli ordini di Niedermayer. Qui avvengono le torture per estorcere i nomi dei componenti del Cln di Fiera di Primiero e il motivo del noleggio dell’auto. Gherlanda, Bari e Velo resistono senza parlare. Velo riesce ad evadere dalla prigione, ma sarà fucilato un paio di mesi più tardi a Castel Tesino. Niedermayer fa trasferire Alvaro Bari e di Giorgio Gherlenda sul ponte di Cesana tra Busche di Cesiomaggiore e Cesana di Lentiai dove vengono uccisi all’alba del 5 agosto 1944.
Anche il direttore del vecchio ospedale neuropsichiatrico di Feltre il dottor Gino Meneghel, medico, poeta e scrittore, sopravvissuto a Niedermayer, lo ricorda per la sua ferocia e l’uso delle scariche elettriche nel suo libro “Armati e disarmati nella Resistenza per la Libertà”.
Nel suo curriculum di sangue Niedermayer annovera la partecipazione al Kommando del SS-Obersturmführer Herbert Andorfer, il tenente già comandante del campo di concentramento per ebrei a Belgrado nel 1942 che dopo l’azione antipartigiana “Operation Piave”, il 26 settembre 1944 impiccò sugli alberi del viale centrale di Bassano 31 giovani del luogo che caddero nella trappola di consegnarsi ai nazisti convinti di aver salva la vita.

La macchina giudiziaria italiana, nei confronti del maresciallo della Gestapo Wilhelm Niedermayer non diede certamente prova di efficienza. Il processo contro di lui inizia alla Corte d’Assise di Belluno nel 1947. La sua incriminazione era scaturita dalla denuncia dei sopravvissuti e parenti delle persone uccise, nonché sollecitata dal Cln (Comitato di liberazione) di Feltre. Ma la sua vicenda processuale si complica perché lo status dell’imputato che opta per il Terzo Reich, quindi cittadino tedesco, fa cadere l’accusa di collaborazionismo. Nel 1958 una contesa tra il Tribunale civile di Belluno e quello militare di Padova che solleva la questione di legittimità costituzionale fa sospendere il processo. Interviene la Corte costituzionale che con sentenza del 9 luglio 1959 attribuisce la competenza a procedere alla corte marziale. Ma sul suo fascicolo processuale, nonostante il giudizio in corso, cala il decreto di archiviazione provvisoria il 14.1.1960.

Per arrivare a sentenza definitiva occorrerà attendere il 16 giugno 1962. Niedermayer viene condannato all’ergastolo per gli omicidi di partigiani nel Bellunese nel periodo tra l’agosto 1944 e l’aprile 1945. Pena che non sconterà mai, perché visse tranquillamente in Cile dove morì di morte naturale.

(rdn)

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