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L’enigma della morte dell’ufficiale dei servizi segreti Giorgio Verità Poeta raccontati a Liberal dal nipote Ottavio di Bevilacqua

Mar 3rd, 2017 | By | Category: Arte, Cultura, Spettacoli, Prima Pagina

Ottavio di Bevilacqua

Il 22 ottobre 1939, dopo una settimana di ricovero in una clinica di Roma, muore per blocco renale Giorgio Verità Poeta (1903-1939) ultimo rappresentante della linea maschile di un antichissimo casato veronese, comandante della Regia Marina Militare, addetto ai servizi di controspionaggio, esperto nell’intercettazione e decrittazione dei messaggi di potenze straniere, decorato con Medaglia d’Oro di Iª Classe, conferitagli “per lavori utili alla Marina”.
A tracciarne il profilo giovedì sera alla rassegna culturale “Conversazioni in Taverna” dell’Associazione Liberal Belluno, il nipote Ottavio di Bevilacqua, docente di Storia e filosofia, che ha illustrato gli atti del convegno che si è tenuto a Verona il 18 ottobre del 2014 per il 75mo anniversario della morte del nonno materno.
Dopo la consueta introduzione della presidente dell’Associazione Rosalba Schenal, il professor Andrea Basile, moderatore della serata, ha presentato il quadro generale nel quale si sono svolti i fatti, lasciando poi al professor di Bevilacqua svelare i particolari, anche con la proiezione di alcune parti del film del 1954 “Uomini ombra” del regista, nonché ex ufficiale della marina Militare Francesco De Robertis, con attori Giorgio Albertazzi e Paolo Stoppa, ispirato e dedicato all’ex compagno di corso all’Accademia navale di Livorno Giorgio Verità Poeta, che pur essendo morto nel ’39, nella finzione cinematografica viene collocato nel periodo del Secondo Conflitto mondiale. Per le fonti, il regista si avvale del libro “Uomini ombra – Ricordi di un addetto al Servizio segreto navale” di Mario De Monte dove si narrano le vicende dell’Ufficio Beta (intercettazioni e crittografia) del Servizio segreto navale dal 1940 al 1943, raccontate dal suo direttore.

Ma come avviene il reclutamento nei Servizi negli anni ’20?
L’istituzione dei Servizi segreti della Regia Marina Militare – spiega Ottavio di Bevilacqua – si deve nel 1922 al primo ministro Luigi Facta. Servivano giovani ufficiali capaci di decifrare i codici segreti. Viene fatto una sorta di test all’Accademia navale di Livorno. E’ in questa circostanza che Giorgio Verità Poeta, giovane ufficiale della Regia Marina Militare, che i suoi colleghi descrivono come non particolarmente incline all’uniforme, si mette in luce, insieme a Donini un altro ufficiale del suo corso. Verità Poeta manifesta una straordinaria capacità nell’enigmistica, giochi logici, bridge, scacchi, matematica, un caso raro di capacità intuitiva, insomma. Così, nel 1927 i sottotenenti di vascello Verità Poeta e Luigi Donini sono già al lavoro nell’Isola di Lero, di fronte alla Turchia, dove intercettano e decodificano i messaggi delle potenze straniere. Nel 1928, per i loro meriti, Mussolini li promuove al grado di tenente di vascello con una cerimonia all’Isola di Lero alla quale sono presenti gli alti gradi delle Forze armate.
Nella prima parte della II^ Guerra mondiale, grazie al loro lavoro di decrittazione, l’Ufficio Beta dei Servizi segreti della Marina Militare era a conoscenza del cifrario inglese e quindi conosceva in anticipo gli spostamenti nello scacchiere Mediterraneo.
Verità Poeta, dunque, sapeva intercettare e decrittare i messaggi, e sapeva riconoscere i cosiddetti “cavalli di Troia” ovvero falsi messaggi per depistare il nemico.
Enrico Cernuschi, storico navale, nella sua relazione al Convegno di Verona sottolinea l’importante contributo d’impegno dato da Verità Poeta, che nella storia della crittografia ha lasciato importanti formule utilizzate tutt’oggi. “I suoi algoritmi – racconta Ottavio di Bevilacqua – sarebbero stati utilizzati anche in tempi relativamente recenti per leggere i messaggi delle potenze straniere che rivelarono i rifugi segreti delle Brigate Rosse”.
Le formule di Verità Poeta dunque, danneggiavano enormemente le potenze straniere, che negli anni che precedevano lo scoppio della II Guerra mondiale, avevano mille ragioni per togliere di mezzo un uomo dei Servizi dalle capacità straordinarie. E Roma negli anni ’30 era un covo di spie, capaci di tutto.
“Sulla scia delle lettere lasciate da nonna Rosa (Rosa Jacob, moglie di Giorgio Verità Poeta ndr) alle due nipotine – racconta Ottavio di Bevilacqua – dove spiega perché il nonno era morto, per cercare di risolvere l’enigma, abbiamo deciso di affidare il caso al professor Claudio Cardellini, titolare di Medicina legale presso l’Università di Torino”. Dalla tomba di famiglia vengono prelevate cinque ciocche di capelli, cinque frammenti ossei ed elementi piliferi. Dall’esame gascromatografico viene riscontrata la presenza di piombo, di antimonio e di arsenico. Elementi estranei al corpo umano. Tuttavia, sino al 1952, l’arsenico era utilizzato per medicine “ricostituenti” e, perciò, l’arsenico potrebbe essere stato assunto, a suo tempo, da Verità Poeta. Non vi è dunque prova certa di un avvelenamento perpetrato da agenti segreti stranieri. Benché le foto che ritraggono Verità Poeta a pochi mesi dalla morte nella spiaggia di Fregene il 24 settembre del 1939 con le due figlie piccole non danno certamente l’idea di un uomo che necessitasse di cure ricostituenti.
Anche in una scena del film, “Uomini ombra” – fa notare Ottavio di Bevilacqua – l’ammiraglio italiano Alberto Lais chiede a una spia inglese catturata se fossero stati loro ad uccidere l’ufficiale dei servizi italiani, ovvero Verità Poeta, ma l’inglese nega siffatta circostanza.
Del resto, siamo nel 1954, erano passati solo 8 anni dalla Conferenza di pace di Parigi nella quale De Gasperi pronuncia il famoso discorso dinanzi ai rappresentanti degli stati vincitori nel quale dice “Prendendo la parola in questo consesso mondiale, sento che tutto tranne la vostra personale
cortesia, è contro di me…” Ebbene, secondo voi il regista Francesco De Robertis ex ufficiale della Regia Marina militare italiana avrebbe potuto accusare espressamente con una pellicola gli inglesi dell’omicidio di un suo collega ufficiale avvenuto nel 1939 senza rischiare di rimanere senza lavoro, o peggio di morire anche lui di un blocco renale?
Roberto De Nart

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