Wednesday, 18 September 2019 - 07:12
direttore responsabile Roberto De Nart

Conversazioni in Taverna. Giovedì si parla del ‘600 con il giornalista e storico Sante Rossetto

Ott 23rd, 2016 | By | Category: Appuntamenti, Arte, Cultura, Spettacoli, Pausa Caffè

La rassegna culturale “Conversazioni in Taverna” dell’Associazione Liberal Belluno presieduta da Rosalba Schenal, prosegue giovedì 27, alle 18.30 al ristorante Taverna di via Cipro in centro Belluno. Ospite della serata il giornalista e storico Sante Rossetto che parlerà sulla vita quotidiana nel Seicento. Conduce l’incontro Roberto De Nart, direttore responsabile di Bellunopress.

Sante Rossetto

Sante Rossetto

Partendo dal suo recente volume “Vivere nel Seicento”, Rossetto analizzerà tutti gli aspetti della quotidianità nel secolo di ferro durante il governo veneziano. Si parlerà del territorio, delle organizzazioni amministrative chiamate podesterie (nel Bellunese erano quelle di Belluno e Feltre cui si aggiungeva la autonoma Magnifica Comunità del Cadore), della giustizia con i suoi aspetti più aspri come le condanne al bando, alla galera, alla pena capitale con liturgie sanguinolente atte a incutere il timore negli spettatori. Si discuterà del mondo del lavoro dominato dalle corporazioni artigianali per arrivare all’agricoltura che raggruppava il maggior numero di braccia lavorative. E proprio in questo secolo, che si contraddistingue per la rivoluzione dei consumi, arriva una pianta destinata a stravolgere le abitudini alimentari di tutto il Veneto, il mais. E proprio su questa novità a Belluno il canonico Barpo scriverà il celebre libro “Il mais una gloria bellunese”.
Nel Seicento registriamo l’ampia diffusione dei monti di pietà alla cui istituzione ha dato un impulso decisivo fra Bernardino Tomitano. Avevano l’obiettivo di limitare i casi di usura alleggerendo, su pegno, le difficoltà di numerosi poveri. Il relatore si addentrerà, inoltre, nei meandri del fisco con le profluvie di tasse, imposte e dazi che gravavano sui sudditi. Tra i più pesanti quelli del vino e del sale, che davano adito, quest’ultimo soprattutto, ad un fiorente contrabbando.

Ma il Seicento è anche il secolo della peste che nel 1630-31 investe i territori della Repubblica. In queste occasioni il meccanismo statale dava prova, anche se non sempre, di una grande efficienza che però non poteva che far altro che limitare i danni. Grande rilievo ha la sanità dove le varie comunità dovevano pagare di tasca propria i medici. Belluno era una di quelle città che spendeva di più per i propri medici, addirittura il doppio di quanto facesse, ad esempio, Treviso.

E si può dimenticare l’esercito in un secolo che è contraddistinto dalle guerre?

Così apprendiamo che i sudditi veneti erano tenuti dall’inizio del Cinquecento a servire (non tutti, ma ad estrazione) come soldati territoriali, i villici, riuniti nelle cernide, cioè, appunto, truppe estratte a sorte. Mentre gli artigiani, che normalmente risiedevano in città, erano intruppati nel corpo dei bombardieri, oggi li chiameremmo artiglieri.

La piacevole e istruttiva carrellata continuerà con il computo delle ore (era all’italiana dalle 18), l’introduzione di uno strumento oggi indispensabile come l’orologio, mentre i mesi erano computati non con il numero, ma con il nome dei santi, quindi non esisteva il 29 giugno ma solo San Pietro e Paolo e così per gli altri giorni.

E quale ruolo aveva la religione nel secolo della Controriforma? È vero che l’Italia, e soprattutto Venezia, brillava per numero di atei e libertini, ma è altrettanto vero che si intensificano almeno tra il popolo le pratiche devozionali. La parrocchia diventa per i prossimi quattro secoli il fulcro pulsante della vita sociale e religiosa della villa e il parroco la persona più importante. Infine la cultura che vede a Belluno l’arrivo finalmente dell’arte tipografica pronubo il vescovo Lollino.

Il godibile libro di Rossetto si conclude con i capitoli sull’abbigliamento, l’alimentazione, l’igiene e l’informazione. Una cavalcata a tutto campo indispensabile per conoscere un secolo troppo trascurato che ora lo studioso trevigiano ha portato alla luce dopo un lavoro di ricerche archivistiche lunghe una mezza dozzina di anni.

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