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Putin, vita di uno zar. Sangiuliano a Liberal: “Putin ha ridato le ricchezze alla Russia e orgoglio al suo popolo. Possiamo criticarlo, ma interroghiamoci anche sulla qualità della nostra democrazia”

Apr 16th, 2016 | By | Category: Arte, Cultura, Spettacoli, Prima Pagina

sangiuliano amadori liberalE’ un ritratto sostanzialmente positivo, avvallato dal realismo della storia, quello che Gennaro , giornalista, scrittore, vicedirettore Tg1 Rai, ha fatto di Vladimir , il “nuovo Zar” della Russia. La conferenza, organizzata dall’Associazione Liberal Belluno presieduta da Rosalba Schenal, si è tenuta questa sera, sabato 16 aprile, al Teatro del Centro Giovanni 23mo di Belluno con moderatore Gianluca , presidente dell’Ordine dei giornalisti del Veneto.

“Non sono mai stato filocomunista – rassicura l’autore – ma dobbiamo fare i conti con la realtà. Putin è stato l’alternativa al caos. E’ un leader positivo della storia, il punto più avanzato che la Russia poteva consentire. Vi ricordate le primavere arabe nel 2011, e come è andata a finire?

Nel 1999 Putin, in Cecenia, ha impedito che prendesse il sopravvento il primo califfato islamico nel Caucaso, in un territorio molto ricco di petrolio. La stessa situazione si riproduce oggi in Siria. Ma a riprendersi la città di Palmira è stato Putin, noi ci siamo solo indignati con i tagliagole. E del resto oggi a chiedere scusa per l’intervento contro Gheddafi è stato il presidente Obama”.

Sangiuliano ripercorre tutte le tappe fondamentali della vita di Putin, da quando 13enne bussa alla porta della Lubjanka il palazzo di Mosca dalla fama sinistra, sede dei servizi segreti Kgb, dicendo che si vuole arruolare. Ma nel Kgb entravano i figli dell’apparato comunista, Vladimir Putin era nato nel 1952 a Leningrado (odierna San Pietroburgo) da una famiglia modesta, la mamma Maria Ivanovna Putina, operaia, e il padre Vladimir Spiridonovic Putin, sommergibilista della Marina sovietica. Si laurea in diritto internazionale all’Università statale di Leningrado nel 1975, parla il tedesco e l’inglese, supera tutte le prove ed entra nel Kgb. Viene mandato a Dresda. All’interno del Kgb nasce una fazione che intuisce la prossima disfatta del comunismo. Putin è tra questi giovani ufficiali. Dopo la caduta del Muro di Berlino nel 1989 rientra a Leningrado. Per vivere fa il taxista, finché riallaccia i rapporti con il suo vecchio professore Anatolj Sobcjak, divenuto sindaco della città, che lo chiama al suo fianco come suo consigliere personale. Anche come amministratore, Putin si distingue. Nel 1980 San Pietroburgo era alla fame, lui si fa autorizzare da Mosca a commercializzare le materie prime e attraverso le relazioni che aveva mantenuto a Dresda ottiene in cambio derrate alimentari per sfamare la città. Nel fallito colpo di stato per rovesciare Gorbacev, si schiera con i democratici ed evita di far cadere San Pietroburgo in mano ai golpisti. Viene quindi chiamato al Cremlino, sono gli anni di Boris Eltsin, che lo nominerà capo dell’Fsb (erede del Kgb). A Mosca ci sono 78-80 omicidi al giorno, a comandare è la mafia russa che si confonde con la politica retta dai capi bastone locali. C’è un capitalismo da Far West dove solo pochi si arricchiscono e la maggioranza scivola nella povertà. Il presidente Eltsin è alcolizzato ed è prigioniero degli oligarchi. Si rischia la disgregazione e non si sa nemmeno da chi sia controllato l’arsenale nucleare. Siamo alla guerra in Cecenia, che Putin risolve col pugno di ferro. Gli oligarchi, poco più di una decina di giovani sotto i 30 anni avevano accumulato ricchezze tali per cui la metà di loro compariva nella classifica mondiale tra i più ricchi del Mondo. Avevano acquisito le grandi aziende di stato comperando a bottiglie di Vodka e sigarette le azioni dai cittadini ignari. Putin vuole che lo Stato rientri in possesso delle grandi ricchezze, petrolio, gas, metalli rari. Per farlo chiama al tavolo gli oligarchi e offre loro una forte somma di denaro. Chi capisce la situazione accetta e si gode l’esilio dorato, chi non lo fa finisce male. “Certo – sottolinea Sangiuliano – il tasso di qualità democratica in Russia non è certamente quello a cui noi siamo abituati. Ma la storia gli dà ragione, senza Putin sarebbe stato il caos”.

“Noi siamo l’unico Paese, dove le autostrade sono state privatizzate…”

Il 26 marzo 2000 Putin è eletto presidente al primo turno con il 53% dei voti. Il 14 marzo 2004 è rieletto con il 71% dei voti. Il 7 maggio 2008 viene eletto al Cremlino il suo fedelissimo Dmitrij Medvedev e Putin ritorna primo ministro, carica che aveva prima del mandato presidenziale. Il 4 marzo Putin viene eletto per la terza volta presidente della Repubblica Russa con oltre il 60% dei consensi.

“Con Putin la Russia si riappropria delle sue ricchezze, il Pil inizia a crescere del 6% annuo. A San Pietroburgo oggi c’è un aeroporto moderno. Putin ha ridato orgoglio al suo popolo e un’identità. Populista, come diceva Dostoevskij, è colui che è in sintonia con il suo popolo, ed ascolta le sue esigenze. Mentre in Occidente ci sono le élite, che dicono, ‘sappiamo noi cosa bisogna fare…bisogna andare a votare’, senza spiegare nulla al popolo! Putin, con tutti i suoi difetti, è un uomo che ascolta il popolo. Che ha il sentimento della gente. E noi – conclude Sangiuliano – che critichiamo Putin, ci interroghiamo su quale sia la qualità della nostra democrazia?”

(rdn)

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One comment
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  1. Ha dato orgoglio e un’identità al suo popolo, proprio quello che i nostri governanti abusivi ci stanno togliendo, con una politica marcia ed insana, per nulla populista (nel senso di Dostoevskij), perseguendo interessi economico-finanziari non nostri. Cui prodest (nel senso di Seneca in Medea) ?

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