Mattarella: che nessun dorma, Draghi: dopo i dazi USA , siamo a un punto di rottura
Referendum 2025, partecipare né astenersi dal voto, né scappare dalle proprie responsabilità !
Si prospettano due alternative: o l’Europa delle Nazioni, di stampo sovranista, oppure gli Stati Uniti d’Europa, di matrice liberale e democratica. È tempo e ora che i Paesi dell’Unione Europea decidano che strada intraprendere una volta per tutte.
Quanto all’Italia, le due vie alternative sono state ben delineate da tempo: “non ci sentiamo italiani in quanto europei, ma ci sentiamo europei in quanto italiani”, così si espresse il Duce nel suo ultimo discorso pubblico a Milano, nel 1944. Mentre il presidente del consiglio Alcide De Gasperi, a Parigi nel dicembre del 1951, diceva: “Non è possibile trovare la soluzione dei nostri problemi nell’ambito nazionale … occorre una confederazione o federazione strumento di pace, garantita dal fatto che i Paesi membri hanno un esercito in comune“.
Giustamente Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e Mario Draghi, già premier italiano, il 14 maggio scorso a Coimbra antica capitale del Portogallo, hanno lanciato l’ennesima sveglia all’Unione Europea. Una scossa in quell’occasione per accelerare l’integrazione politica tra Stati U.E. In particolare, Spagna, Portogallo e Italia sono stati spronati a partnership industriali nei settori strategici di: aerospazio e difesa, scienze della vita e salute, microelettronica, high performance computing (HPC) e intelligenza artificiale (IA).
Intanto la rimbombante e fracassante entrata in scena di Donald Trump, insediatosi alla Casa Bianca dal 20 gennaio, aveva già scardinato regole ed equilibri consolidati da ottant’anni. Tuttavia, ignota appare la strategia complessiva del neo-Presidente USA sia per il ruolo degli USA nel mondo sia per la funzione assegnata ai vecchi alleati atlantici nella relazione USA-UE. In questi primi cinque mesi di presidenza, gli unici dati certi e certificati – al posto dell’annunciata “età dell’oro” da Mr. MAGA – sono lo scatenamento della guerra commerciale con perdite stimate pari a diciottomila miliardi di dollari per i titoli quotati nelle borse mondiali e persistenza delle due guerre in corso alle porte dell’Europa, Russia-Ucraina e Hamas-Israele. Il primo conflitto avrebbe dovuto, secondo le sue promesse, cessare entro il 21 gennaio, classica baggianata trumpiana raccontata all’elettorato yankee, gli americani, sempre pronti a trangugiare fake news (notizie false) accompagnate da qualche pinta di birra acclamando un venditore di fumo sgambettante in modo osceno su un palcoscenico malgrado i 78 anni d’età.
Recenti sondaggi statunitensi lo danno ora al 41% del consenso, poiché gli intervistati lo hanno considerato il peggiore dei 13 presidenti che si sono succeduti dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Chissà se a novembre 2026 l’esito negativo sarà confermato dalle elezioni di metà mandato e “mr. MAGA-rifare di nuovo grande l’America” perderà la maggioranza assoluta degli eletti al congresso.
Le ricadute trumpiane analizzate dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Ocse-giugno 2025), attestano che i dazi voluti da Donald Trump danneggiano tutti i paesi, ma finiscono per pesare soprattutto sull’economia statunitense. Afferma l’OCSE: la crescita economica globale è destinata a rallentare significativamente, passando dal 3,3% nel 2024 al 2,9% sia nel 2025 che nel 2026, mentre quella italiana “dallo 0,7% nel 2024 allo 0,6% nel 2025, per poi risalire lievemente allo 0,7% nel 2026. Invece, per l’area euro (20 Paesi su 27 UE) è previsto un “lieve rafforzamento della crescita”, un aumento dallo 0,8% nel 2024 all’1,0% nel 2025, fino a raggiungere l’1,2% nel 2026.
Una maggiore crescita per l’Italia potrebbe essere favorita da “una rapida attuazione del PNRR”, dicono gli economisti. Epperò, il Governo Meloni si appresta a chiedere un allungamento dei tempi, ovvero uno o due anni in più rispetto alla scadenza del 2026 perché i progetti non saranno ultimati entro tale data: as usual, more solito, come sempre. Giorgia Meloni, pro-tempore Presidente del Consiglio e-soprattutto- navigata influencer, ha già la risposta da sfornare. Quando l’evento accadrà, invierà a tele Meloni e media ancillari una clip di questo tenore: “responsabili della incompleta esecuzione dei lavori e incompiuta rendicontazione al 100% percento alla UE, sono: i governi precedenti, l’ordinamento giuridico e la burocrazia”. Trite e ritrita aria meloniana, solfeggiata decina di volte per rabbonire l’elettorato votante la compagnia di giro governativa. I restanti italiani dovranno riascoltarne la melodia con caffè o cappuccino e brioche, o con uno spritz, o altro ancora a piacere.
L’unica variabile è se, oltre ai soliti milioni di fedeli raccolti nel 2022, nel 2027 ci sarà un’alternativa più credibile, affidabile e numerosa a FdI, Fi e Lega. Un primo test sarà l’esito referendario del prossimo week end.
Il Presidente-Imperatore made in USA, ha numerosi seguaci e tra questi è alla ribalta una forte minoranza di esecutivi post-fascisti, sovranisti e populisti dentro la Casa comune Europea. Chief-Commander in testa e i followers, si stanno dedicando a scassare principi e criteri che hanno retto la democrazia liberale e il libero mercato a tutt’oggi.
Finora le regole vigenti nelle pubbliche istituzioni e nel mondo economico hanno assicurato ed esteso le libertà civili, economico-sociale, quasi mezzo miliardo di persone. Le modalità di funzionamento dello “stare insieme” vanno riviste e aggiornate, superando criticità acutamente segnalate dai rapporti di M. Draghi sulla competitività e quello di E. Letta sulle priorità dell’UE editati nel 2024. Perfezionare e fortificare l’Unione Europea, è assai diverso dal perseguire e proseguire nell’ingessarne l’operatività, evitando di traferendo appropriate competenze statali per politiche di rango europeo e nascondersi dietro il “voto all’unanimità”. L’Europa deve diventare un soggetto politico, sovrano e indipendente, più forte della singola Nazione aderente. L’Europa merita di essere un player influente sullo scenario mondiale, d’altronde, ha le physique du rôle in termini di : territorio, popolazione, cultura, economia, qualità della vita. La visione di A. De Gasperi e quella di Benito Mussolini sono due prospettive, due percorsi, due traguardi differenti e opposti. Basta decidere ! Decenni e anni, 75 sono già stati persi. Basta andare avanti con un’auto d’epoca condotta da due autisti dove alla fine decide uno, lo Stato-Nazione, I Capi di Stato e di Governo dei 27 Paesi, qui in Reset-Europe.
Prestando un po’ d’attenzione ai nuovi epigoni delle destre montanti, si coglie il desiderio se non la volontà di picconare dall’interno la liberal-democrazia. Tutti costoro, sono insofferenti verso la tripartizione del potere in legislativo, esecutivo e giudiziario, mal sopportano chi segue idee di “libertà, uguaglianza e fraternità” e in economia preferiscono politiche nazionalistiche e protezionistiche. Lì a Washington Mr. Maga è America first, prima di tutti l’America, qui in Europa la griffe appartiene agli euro populisti operativi in: Italia, Francia, Germania, Polonia, Olanda, Ungheria e altri ancora.
A siffatta compagnia di “moderati” che ha radici antiche nel brodo culturale nazi-fascista-sovranista, si è associato quell’autocrate buontempone che sta al vertice della Federazione Russa, Stato adiacente al condominio UE sul lato Est.
C’è chi si è convertito sulla via di Damasco e chi, Vladimir Putin già agente dei servizi segreti dell’URSS i Paesi del fallito regime comunista, è diventato un devoto cristiano. In omaggio al nuovo credo pubblicamente professato ed interpretato a Mosca dalla Chiesa Ortodossa, egli oggi si dedica , non al giardinaggio , ma a ripristinare la Grande Madre Russa dov’era e com’ era quando imperavano gli zar.
Vladimir Putin regna in Russia da 26 anni, dal 1999. Il Parlamento e il popolo russo cinque anni or sono, luglio 2020, “ convintamente” hanno modificato la Costituzione per consentirgli di comandare fino al 2036, se vorrà. L’archivista del Cremlino pensa, in gran segreto, che l’inquilino del terzo millennio supererà il maresciallo Iosif Stalin, Segretario Generale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica (PCUS) durato in carica solo trentun anni, dal 1922 al 1953, quando morì.
In questi primi decenni, il Presidente della Federazione Russa ha interloquito con i leader occidentali a mano a mano succedutesi alla guida dei rispettivi Paesi. Alcuni sono defunti, altri sono vivi, ma ininfluenti: Bush, Thatcher, Boris Johnson, Clinton, Obama, Biden, Hollande, Prodi, Merkel e Berlusconi. I governanti odierni: Trump, Macron, Starmer, Merz, Sanchez, Meloni, tra una decina d’anni saranno tutti fuori scena, a meno che la liberal-democrazia non sia stata insabbiata.
Nel 2036 la “Grande Madre Russia” sarà in auge? Se l’obiettivo sarà stato colto da Putin, spetterà alle attuali generazioni europee testare in diretta le delizie del “regime democratico-zarista” del cristiano-ortodosso nato a San Pietroburgo.
Scrutando le azioni realizzate e i comportamenti finora tenuti da Putin, segnaliamo due forti passioni. La prima è la caccia agli animali selvatici in cui eccelle. Qui la narrazione di una “bella” battuta all’inseguimento, cattura e sgozzamento di due cerbiatti assieme ad un suo estimatore e compagno nell’attività predatoria, Silvio Berlusconi. La seconda inclinazione è fare la guerra, sia nei territori dell’ex-URSS, Cecenia 1999-2009, Giorgia 2008, Crimea 2014 Ucraina 2022, sia all’estero Siria 2015.
Sinora l’autocrate quota sedici anni di guerre, accumulatesi in ventisei anni d’esercizio del potere assoluto. Dal conto mancano i mesi e/o gli anni, per arrivare a una “pace giusta e duratura” con l’Ucraina. D’altro canto, per il numero di conflitti bellici fin qui capitanati, egli prevale rispetto a Stalin, Hitler e Mussolini in relazione alla durata dei rispettivi regimi dittatoriali.
In altre parole, la guerra è la lingua con cui egli regola le relazioni internazionali, tanto con le repubbliche ex-sovietiche confinanti, tanto con il resto del mondo. Quando nel “feudo putiniano” è apparso Alexei Navalny, un temibile competitor per il posto da Presidente, accidentalmente è andato all’altro mondo “per sindrome da morte improvvisa”. Questo stava scritto nel biglietto consegnato alla madre del dissidente da parte dei funzionari della colonia penale siberiana, dove l’oppositore al regime è deceduto il 16 febbraio 2024 alle 14:17 ora locale.
In verità, solo M. Thatcher, in un discorso del 20 settembre 2000 in occasione del disastro accaduto al sottomarino nucleare russo K-141 Kursk inabissatosi con 157 marinai, denunciò la mancanza di qualsiasi “traccia di umanità …come noi la intendiamo“, stava parlando dell’ex-spia sovietica . Gli altri leader europei, per una ragione o per l’altra, talora per “immediata simpatia e ventennale amicizia”, Silvio Berlusconi, tal altra per il gas acquistato a prezzo ridotto, Angela Merkel lo hanno considerato “uno pari a loro”. In breve, un sincero democratico, affascinato dal pensiero di Montesquieu riguardante la teoria della separazione dei poteri, desideroso e bramoso di capire il funzionamento della democrazia liberale “…come noi la intendiamo ” per chiosare la premier britannica.
È patetico, quindi, vedere e ascoltare nei talk show televisivi illustri giornalisti e teste pensanti affermare “ l’Ucraina ha già perso la guerra, fermiamoci qui. Putin non ha alcun interesse ad aggredire l’Europa perché ha tanto territorio da ripopolare”, sic! Domandiamoci, siamo sicuri che la “buona volontà” alberghi nell’animo di Putin ? e che la “pace” sia in cima ai suoi pensieri?
Nell’Europa occidentale le leadership si possono cambiare, all’opposto nelle democrature, incrocio di “democrazia” e “dittatura”, no. La democratura è un regime autoritario, oppressivo e repressivo dei diritti umani e delle altre libertà da noi apprezzate, In democratura il potere statuale sta nelle mani di un sol uomo e della cerchia di persone da lui prescelte, Caso concreto è la Russia di Putin e gli oligarchi, business men miliardari in quanto proprietari di infrastrutture e servizi dell’ex-URSS conferiti loro dal padrone della Federazione. Lo scontro tra Musk e Trump, l’uomo più ricco del mondo contro quello più potente della terra, al Cremlino non potrebbe accadere. La ragione è semplice. Se qualcuno s’azzarda a mettere in discussione la “governance putiniana” o si “suicida” o espatria prima di essere ucciso. Un esempio, tra i tanti, è quello Michail Borisovič Chodorkovskij, auto esiliatosi a Londra dove risiede e ha fondato “Open Russia”, un’organizzazione anti-Putin.
Ritornando alla guerra in corso, il 17 marzo 2023 la Corte Penale Internazionale ha addebitato al Presidente russo presunti crimini di guerra per “deportazione di bambini dai territori ucraini occupati”, addebito contestato da V. Putin. Egli, difficilmente, si consegnerà o sarà consegnato alla CPI per subire un processo. Infatti, la Russia, cosi come USA, Israele, India e Turchia, Paesi in cui il sistema democratico è forte e trasparente, non ha aderito al trattato istitutivo della C.P.I firmato a Roma nel 1998. A Istanbul l’altro giorno, la delegazione di Kiev ha consegnato a quella russa una lista verificata di 339 bambini ucraini deportati con forza. Vladimir Medinsky, capo negoziatore del Cremlino, ha definito la lista “un tentativo di toccare il cuore degli europei”, tuttavia ha ammesso che ogni nome verrà “controllato” suggerendo alla controparte che i bambini “potrebbero trovarsi in Ucraina, in Russia o altrove”. Euronews, l’agenzia ufficiale della UE che ha dato la notizia, ha smentito la versione russa poiché “ Mosca conosce perfettamente l’ubicazione di tutti i bambini elencati”.
Oltre alla democratura putiniana, segnaliamo i leader che auspicano una democrazia “a bassa intensità” imperniata su loro stessi. Un campione emblematico è Victor Orbán, ungherese, politicamente affine e compatibile con Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, la Lega di Matteo Salvini, Diritto e Giustizia di Jarosław Kaczynski, Polonia il Rassemblement National di Marine Le Pen in Francia, Recep Tayyip di Erdoğan, Turchia. La piattaforma di valori condivisi da costoro è composta da: euroscetticismo, populismo, nazionalismo, sovranismo, rigurgiti neo-nazisti e fascisti. È questo il nuovo team in allestimento per il futuro prossimo venturo europeo ?
Referendum dell’8 e 9 giugno, occorre partecipare, non disertare le urne!
“Non spetta a noi, né è opportuno, indicare come votare ma è nostro dovere morale, come pastori e come cittadini, esortare ciascuno a non sottrarsi all’appuntamento con la propria coscienza e con la comunità. L’astensione può diventare una forma di impotenza deliberata, un silenzio che svuota la democrazia”. Così, la Conferenza episcopale italiana, CEI, ha preso una posizione netta e chiara a favore della partecipazione al voto al referendum.
I cinque quesiti toccano nodi vitali della coesistenza civile, come il diritto al reintegro per i lavoratori licenziati ingiustamente, la tutela nelle piccole imprese, il contenimento della precarietà contrattuale, la sicurezza negli appalti e, non da ultimo, l’accesso alla cittadinanza per chi vive stabilmente nel nostro Paese. È questa un’occasione rara, in cui la sovranità popolare si manifesta senza intermediazioni, il legislatore è chi andrà a votare, ognuno di noi. In particolare, il quesito relativo alla cittadinanza ci chiede se sia opportuno mantenere barriere temporali troppo lunghe, 10 anni, per il riconoscimento giuridico a persone che da anni vivono, lavorano e pagano le tasse in Italia.
Ridurre il tempo richiesto a cinque anni ci allinea alla maggioranza degli stati Europei, tenuto presente che il numero dei richiedenti non è oltre un milione e duecentomila persone e che i criteri previsti oggi dalla norma, residenza stabile, titolo di studio, versamento dei tributi debbono essere tutti e tre presenti.
La furbata del Presidente del Consiglio di andare al seggio, ma non ritirare le schede e quindi non votare, è un comportamento deprecabile. In realtà Giorgia Meloni, mostra disprezzo per la democrazia diretta è il cittadino che decide, anche se solo in termini abrogativi poiché questo gli consente oggi la norma. Ricordare, poi, che in passato anche altri politici hanno invitato ad “andare al mare” da Craxi, Berlusconi, D’Alema, Renzi, Bertinotti per ricordarne alcuni non la giustifica. Chi l’ha fatto ha errato e tanto più oggi sbaglia lei e i due vice-premier che così facendo hanno politicizzato dei quesiti che nel merito vanno valutati per quello che dicono. Noi veniamo da un’impostazione politico-culturale che non prevede la fuga dai processi democratici , siano questi giudiziari, partecipativi oppure ed infine elettivi. Né peraltro vivendo in democrazia, scegliamo di volta qual è quello di maggior gradimento, in quanto siamo cittadini che onorano il diritto-dovere di partecipare al voto, incluso quello referendario.
Al referendum, si può votare sì, no, scheda bianca o nulla, od anche astenersi; questo significa specie per chi ricopre posti di altissima responsabilità, sottrarsi al confronto pubblico con chi la pensa diversamente su un determinato argomento. È questo un concetto e un comportamento da tenere sempre, da non sacrificare secondo opportunità o convenienza del momento. Registriamo che lei per interessi di parte, della sua parte, non dell’intera comunità che dovrebbe rappresentare, è allergica al dibattito con le altrui posizioni, così come nel rispondere tempestivamente e frequentemente agli eletti dal popolo, mentre è incline alle interviste date ai giornalisti e media di sua fiducia.
Infine, e probabilmente, il mancato ritiro delle schede referendarie rappresenta una chiara indicazione di voto anche per chi andrà a votare nelle città dove ci sarà il ballottaggio che, se inesperti di politca politicante, ora sanno cosa dover fare. Epperò, anche in questa situazione, ha preferito adoperarsi per il candidato locale della coalizione di destra-centro. In verità, in questi due anni e oltre più che un Presidente del Consiglio, interpreta (ha interpretato) molto bene il Presidente di Fratelli d’Italia.
Enzo De Biasi
Marco Zanetti
Fonti:
https://www.bellunopress.it/2025/03/15/reset-europe-ripartire-da-de-gasperi-di-enzo-de-biasi/ testi discorsi di Alcide De Gasperi e Benito Mussolini, perché l’Unione Europea non può funzionare.
https://it.euronews.com/business/2025/06/03/ocse-nel-2025-economia-globale-piu-fragile-tra-dazi-inflazione-e-incertezza-politica OCSE i danni dei dazi e non solo
https://miranetwork.org/news/pnrr-due-anni-scadenza-relazione-semestrale-della-corte-conti-italiana/ CdC a dicembre 2024, leggersi seconda tabella, farsi una domanda e darsi una risposta
https://www.eunews.it/2025/05/14/pnrr-scadenza-2026-fitto-giorgetti che succederà ?
https://www.youtube.com/shorts/SQHo97lrAs0 M. Thatcher …cosa pensava di Putin già nel 2000, in originale
https://ladiscussione.com/232117/attualita/margaret-thatcher-e-lumanita-di-putin/ discorso di M. Thatcher in italiano
https://www.ilpost.it/2022/03/01/oligarchi-russi-ucraina/ chi sono gli oligarchi
https://www.ilsole24ore.com/art/russia-decesso-navalny-causato-sindrome-morte-improvvisa-quasi-400-arresti-AFh3JBlC il “decesso” di Navalny
https://roma.corriere.it/notizie/politica/24_maggio_05/fabrizio-cicchitto-intervista-3e395915-d24a-475f-a364-5ce6ac85axlk.shtml Berlusconi a caccia con Putin e altro
https://www.panorama.it/attualita/guerre-putin-russia-cecenia-ucraina-di-oggi 16 anni di guerre fatte da Putin, esclusa dal conteggio quella Ucraina tuttora in corso
https://it.euronews.com/2025/06/04/ucraina-consegna-a-mosca-lelenco-dei-bambini-deportati-kiev-chiede-il-loro-ritorno-immedia?utm_source=news.google.com&utm_campaign=feeds_bcs_topstories&utm_medium=referral Approcci negoziali Kiev-Mosca per i bambini rapiti, ad oggi rien de rien
https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/06/03/referendum-la-cei-invita-ad-andare-a-votare-lastensione-puo-diventare-una-forma-di-impotenza-deliberata/8013028/ perché votare al referendum, parla il Vice-Presidente della CEI, Conferenza Episcopale Italiana
