Si è tenuto venerdì sera l’incontro “Belluno e… confini e frontiere territoriali e culturali” con il giornalista Rai Franco Di Mare, primo ospite della seconda edizione della rassegna culturale dell’hotel Astor di Belluno.
Franco Di Mare ha chiacchierato con i bellunesi di immigrazione, integrazione e differenze culturali, nel primo appuntamento della rassegna culturale ideata da Mariano Moritsch, proprietario dell’hotel in Piazza dei Martiri.
“Belluno e… confini e frontiere territoriali e culturali” ha posto il focus proprio sul rapporto fra le barriere territoriali, fisiche, economiche e i limiti culturali e mentali dell’individuo e delle popolazioni. Franco Di Mare, sollecitato dalle domande di Pierluigi Svaluto, moderatore dell’incontro, ha portato la sua esperienza da inviato di guerra e più recentemente del suo viaggio in tutta Europa per realizzare il programma tv Frontiere. Una serata per riflettere sulla situazione sociale ed economica dell’Italia, porta d’ingresso dal sud del mondo all’Occidente e per questo protagonista dell’attuale flusso migratorio.
«Il problema dell’immigrazione in Italia esiste» sottolinea Di Mare «quello che possiamo fare noi è avere un approccio intelligente per cercare di far fronte a questa situazione, non lasciarci controllare soltanto dalla paura verso l’altro e pretendere che i Paesi dell’Europa ci aiutino a gestire il fenomeno unendo le forze al nostro già grande impegno». Centrale il tema della paura del diverso, che Di Mare racconta di avere spesso incontrato nel suo viaggio in Europa per Frontiere, soprattutto in relazione al terrorismo e alla complessa questione dell’integrazione di culture differenti.
«È un dato storico che le aree di confine siano quelle che hanno visto il maggior sviluppo e crescita» prosegue Di Mare «segno che oltre agli inevitabili problemi di convivenza, l’incontro di popoli crea arricchimento culturale ed economico grazie anche agli scambi commerciali. La vera integrazione può avvenire soltanto imponendo le leggi dello stato ospite, in modo da creare una comunità omogenea che risponde alle stesse regole e i cui figli si riconoscono nella stessa nazione e cultura».
