
“Continuare a racimolare con grande dispendio di energie fondi per i Comuni di confine, e ampliare anche sul fronte Friuli Venezia Giulia – come cerca di fare Piccoli con il suo ddl 2279 – non può, e non deve, essere l’aspirazione massima dei bellunesi.
Lo afferma la senatrice tosiana Raffaela Bellot in risposta alle parole del senatore Piccoli e dell’onorevole De Menech sulla questione Sappada, e per riportare e richiedere l’attenzione sulla situazione di tutti i comuni referendari e sulla specificità montana bellunese.
“I fondi – prosegue Bellot – sono utili ma sono un palliativo; i palliativi sono trattamenti riservati al paziente purtroppo terminale. Non è così che deve essere vista la montagna bellunese.
Giustamente in queste ore l’attenzione si concentra sul caso Sappada, ma continuo a ripetere: non si dimentichino tutti i comuni che da anni giacciono nel limbo!Il Governo li sta ignorando, ma viste le beffe che ha riservato a Sappada viene da chiedersi quale sia il peggiore dei mali.
È ovvio e naturale che la migliore risoluzione auspicabile sarebbe quella di una soluzione organica e complessiva per tutta la montagna bellunese – come continua a salmodiare De Menech-. Ma le persone sono stanche. In attesa che si giunga all’agognato traguardo, si prenda atto che il referendum è lo strumento riconosciuto per Costituzione a dar voce al cittadino.
Si prenda atto che la sovranità popolare in alcune aree si è espressa e si dia risposta. Si dia una risposta. E preso atto di questo, ci si attivi per fare in modo che nessun altro abbia voglia di fuggire e che magari qualcuno ritorni sui suo i passi. Tutto il resto sono solo parole vuole. La gente è stanca di parole vuote e del famoso pianto sul latte versato.”
