“Abbiamo un Parlamento eletto con una legge dichiarata incostituzionale dalla Corte costituzionale. Si sarebbero dovute sciogliere subito le camere, e invece, queste camere, continuano a legiferare approvando anche una legge di revisione costituzionale”!
Lo ha detto questa sera, venerdì 29 gennaio, a Santa Giustina Maurizio Malo, docente universitario di Diritto costituzionale e relatore dell’incontro sul tema della riforma costituzionale, insieme al senatore del Movimento 5 Stelle Enrico Cappelletti.
“La riforma – ha detto il professor Malo – tocca svariati elementi che avrebbero dovuto essere oggetto di singole leggi. In questo modo viene forzato il voto del cittadino al referendum che dovrà pronunciarsi con un sì o un no all’intero pacchetto contenente sia la composizione e il ruolo del Senato, che la abolizione del Cnel, la soppressione delle province, ecc.
Non andare a votare – ha precisato il docente – poiché non è previsto un quorum e dunque con qualsiasi affluenza alle urne il voto sarà valido, significa lasciar decidere alle minoranze che si recheranno alle urne perché hanno seguito l’indicazione di partito oppure la chiamata del capo del governo che ha trasformato il voto di riforma della Costituzione in una sorta di voto di consenso al suo governo.
Votare no significa manifestare un doveroso rispetto alle leggi di revisione costituzionale e un ritorno alla legalità costituzionale”.
“E’ vero che i senatori si ridurranno a 100 – ha spiegato il professor Malo – ma si ha la netta impressione che gli eletti agiranno su disposizione dei partiti, piuttosto che in difesa dei territori”!
Scettico anche sulla soppressione delle provincie, “Avrebbero dovuto lasciar decidere ai consigli regionali. Per Belluno l’unica riforma da fare era quella di trasformarla in provincia autonoma”.
La maggioranza di governo – ha concluso il docente -, eletta con il premio di maggioranza dichiarato incostituzionale, con questa riforma della parte II^ della Costituzione, mira a rafforzare il governo stesso, il sistema di potere, la grossa industria e le banche. Mentre si va a depotenziare la parte I^ della Costituzione, quella che tutela il lavoro, il sistema sociale, la convivenza civile”.
“La Costituzione è come l’aria, ce ne accorgiamo che c’è solo quando viene a mancare” ha esordito il senatore Enrico Cappelletti. Il parlamentare vicentino pentastellato ha spiegato come si sia giunti a questa riforma costituzionale. “In Parlamento – ha detto – è prevalsa la visione di chi voleva più capacità di governo, più potere ai partiti, e quindi concentrare il potere nelle mani di pochi. Così si triplicano le firme per la presentazione di una legge di iniziativa popolare e per proporre un referendum. Mentre noi di 5 Stelle volevamo una maggior partecipazione dei cittadini, quindi partiti più aperti e democrazia diretta. Ma non è tutto. Ci sono stati 21 costituzionalisti che si sono pronunciati contro questa riforma. L’hanno definita ‘autoritaria’, ‘piuttosto che fatto di 100 nominati, aboliamolo il Senato’, ‘un suicidio assistito della Corte Costituzionale’, ‘così stravolgiamo la forma repubblicana’…”
Cappelletti si è soffermato su alcuni effetti della legge elettorale (il cosiddetto Porcellum) dichiarata illegittima dalla Corte costituzionale. “Alle votazioni del 2013, il per effetto del premio di maggioranza assegnato alle coalizioni, il Pd pur avendo ottenuto meno voti dei 5 Stelle hanno avuto 22 seggi, mentre i 5 Stelle che correvano da soli ne hanno avuto 10. E anche se andremo a votare con l’Italicum, la situazione non sarà molto diversa”.
Cappelletti non ha risparmiato il suo affondo a Galan. “E’ ancora in Parlamento perché è mancato il numero legale con l’assenza del Pd nel voto di Giunta, che doveva ratificare la Legge Severino e farlo decadere”!
“Sulla riforma costituzionale – ha detto Cappelletti – è vero che porterà risparmi per 40 milioni. Ma non vi hanno detto che i partiti si sono spartiti l’ultima tranche di 45 milioni dei finanziamenti grazie alla legge Boccadutri che li ha esonerati dal presentare i bilanci”!
“Insomma – ha concluso il senatore Cappelletti – la nostra è una democrazia in pericolo. Se questa riforma fosse stata proposta a votazione segreta non sarebbe passata. Tant’è che Sergio Zavoli (senatore) ha detto che ‘c’è tanta gente della maggioranza che è sotto ricatto?. Un ricatto, intendiamoci, inteso come future promesse di benefici o altro”.
