Belluno, 8 maggio 2026 – Non è una mattinata come le altre per gli alunni della scuola elementare di Mur di Cadola. Tra lo stupore generale e le grida di gioia, nel cortile dell’istituto è apparso un ospite d’eccezione, dritto dritto dalle leggende più antiche delle nostre montagne: l’Om Selvarech.
Interamente ricoperto di licheni, muschio e frasche, la figura mitologica simbolo dell’Agordino ha fatto visita ai più piccoli, portando con sé il fascino del mistero e il profumo del sottobosco. Un’apparizione che non è solo un momento di svago, ma un vero e proprio ponte gettato tra le nuove generazioni e le tradizioni secolari della provincia bellunese.
L’Uomo Selvatico è una figura centrale del folklore alpino. Non è un mostro, ma un maestro: la leggenda narra che sia stato lui a insegnare agli uomini dell’Agordino i segreti della caseificazione (come fare il burro e il formaggio) e l’arte di vivere in armonia con una natura spesso ostile. Ha il carattere schivo e solitario, vive nelle grotte o tra le vette più impervie. Rappresenta l’anello di congiunzione tra il mondo civile e quello selvaggio. Solitamente celebrato durante i riti di passaggio tra l’inverno e la primavera (come a Rivamonte Agordino), la sua figura serve a ricordare l’importanza del rispetto per l’ambiente montano.
Vederlo oggi nel piazzale di una scuola, circondato da bambini entusiasti che tentano di toccare il suo “mantello” vegetale, sottolinea quanto queste figure siano ancora capaci di parlare al cuore della comunità. In un’epoca dominata dal digitale, il ritorno dell’Om Selvarech tra i banchi di scuola è un invito a riscoprire le radici, le storie dei nonni e la bellezza della nostra terra.
L’iniziativa, che sta toccando diverse scuole del territorio in questi giorni, conferma come il Bellunese sappia custodire gelosamente il proprio patrimonio culturale, trasformandolo in un’occasione di festa e di crescita per i cittadini di domani.
