Marco Paolini, Andrea Pennacchi e i Fratelli Dalla Via portano StraVedo nel paesaggio agricolo veneto: una giornata tra agricoltori, scienziati e artisti per guardare l’acqua che non si vede
Marco Paolini torna in campo. Il 16 maggio porta StraVedo nella Piana del Cansiglio e il 19 settembre alla Chiusa di Ceraino sull’Adige: due giornate di teatro campestre in cui agricoltori, allevatori, scienziati e artisti si confrontano sul futuro del paesaggio veneto e dell’acqua che lo attraversa.
«StraVedo – spiega Marco Paolini – è uno sguardo lungo. Cerca di mettere il tempo dentro gli occhi. Tutti noi siamo un po’ conservatori, tendiamo ad avere negli occhi la memoria del paesaggio che incontriamo quando nasciamo, ci siamo affezionati a quell’immagine e per questo facciamo fatica a percepire il movimento dello sfondo nel quale ci muoviamo. Percepiamo i cambiamenti delle montagne, dei fiumi, del clima, solo quando c’è un trauma, qualcosa che si muove in modo brusco che possiamo segnare con una data. In realtà il nostro paesaggio non è mai fermo. Lo StraVedo serve a misurare il tempo breve e il tempo lungo insieme, è un modo di raccontare il cambiamento di quello che ci sta intorno, come se fosse un personaggio».
StraVedo ibrida mondi che raramente si incontrano: quello della scienza, quello dell’esperienza sul campo e quello del teatro. È una giornata nel paesaggio in cui agricoltori, allevatori e ricercatori portano la loro conoscenza diretta del territorio, mentre artisti come Marco Paolini, Andrea Pennacchi e i Fratelli Dalla Via ascoltano, elaborano e restituiscono, con gli strumenti del teatro, ciò che la sola scienza non riesce a trasmettere. Non uno spettacolo, non un convegno: una forma nuova che Paolini e i collaboratori de La Fabbrica del Mondo hanno messo a punto dopo l’esperienza di Mar de Molada, il teatro campestre lungo il Piave che nel 2024 ha radunato ottomila spettatori in quattro date.
La prima data, dal titolo «Il richiamo dell’agro-foresta», si svolgerà il 16 maggio nella Piana del Cansiglio, nel bellunese. Al centro della giornata c’è una domanda concreta: come si coltiva l’acqua? Non quella dei fiumi, ma quella che resta, o non resta più, nei terreni, nell’humus, nel paesaggio agricolo. Un paesaggio che si è trasformato profondamente negli ultimi decenni, perdendo con la semplificazione colturale la capacità di trattenere l’acqua e la fertilità del suolo. StraVedo prova a raccontare questo cambiamento partendo dalle esperienze di chi quel paesaggio lo abita e lo lavora ogni giorno.
La mattina il pubblico si divide in tre percorsi nel paesaggio del Cansiglio e va ad ascoltare gli agricoltori sul loro terreno, a confronto con scienziati, esperti e giornalisti. Sei agricoltori e allevatori veneti – Marcello Martini, Alessandro Badio, Carla Pastò, Matia Marchesi, Francesco Da Schio, Andrea Fasolo – raccontano la loro relazione con l’acqua a confronto con il naturalista Daniele Zovi, il fisico e direttore del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici Giulio Boccaletti e il faunista Fabio Dartora. Nel pomeriggio ci si ritrova tutti: la sintesi critica dei giornalisti, le incursioni degli artisti, il teatro che prende la materia della giornata e la trasforma.
Con Paolini ci sono Andrea Pennacchi e i Fratelli Dalla Via. Ascoltano insieme al pubblico le storie della mattina e poi le trasformano. È quello che sa fare il teatro, quando funziona: prendere le parole di un allevatore o di un agronomo e restituirle in una forma che arriva dove i dati non arrivano. A tenere i fili del pomeriggio è Massimo Cirri, storica voce di Caterpillar su Radio Due, insieme ai giornalisti Sergio Frigo, Francesca Boccaletto e Silvia Lazzaris.
La giornata è realizzata in collaborazione con Veneto Agricoltura e Regione del Veneto.
L’ingresso è gratuito con prenotazione obbligatoria sul sito www.fabbricadelmondo.org.
Il 19 settembre StraVedo torna, ma cambia forma e luogo. Sarà alla Chiusa di Ceraino a Dolcè, nel veronese, sul bordo dell’Adige, con protagonisti e modalità diverse.
StraVedo fa parte di Atlante delle Rive, progetto triennale di Marco Paolini e La Fabbrica del Mondo che dà voce alle storie dei fiumi italiani per ridare consapevolezza della geografia fisica del Paese e della gestione della risorsa idrica attraverso il teatro, gli incontri e la cittadinanza. Il progetto mobilita un cast eterogeneo – teatranti, ricercatori, scienziati, giornalisti, tecnici ed esperti – nella convinzione che solo una molteplicità di sguardi possa valorizzare uso e riuso delle acque e restituire la complessità del mondo dell’acqua in Italia.
