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Accordo dazi USA-UE: più armi, cibo spazzatura e CO2 in cambio di un’elemosina?

Colà di Lazise, 27 agosto 2025 – Quello sbandierato come un accordo equilibrato fra le due sponde dell’Atlantico, in realtà è un tentativo colonialista dell’amministrazione Trump di trascinare l’Europa in un vortice speculativo e bellicista in cambio di tariffe doganali assolutamente previste e prevedibili conoscendo l’insostenibile indebitamento degli USA.

Lo sostiene l’Associazione Rurale Italiana con sede a Colà di Lazise.

Con la scusa di una utopistica reindustrializzazione statunitense – prosegue la nota – gli Stati Uniti d’America ci impongono la fine del modello europeo del welfare costringendoci a continuare ad esportare con una conseguente un’emorragia di risorse finanziarie enorme che andrà a impattare sulle già residuali politiche di sostegno all’agricoltura, al sociale e all’ambiente.
Tuttavia, con il falso pretesto della semplificazione burocratica, le forze economiche che dominano l’economia dell’UE avevano già da tempo aperto la strada a un profondo processo di deregolamentazione del quadro giuridico europeo (si veda la deregolamentazione della legislazione sulle sementi, quella relativa alla semplificazione, le proposte della «nuova PAC» post-2027 e la caduta delle regolamentazioni UE sullo sfruttamento delle fonti naturali di energia come fracking, gas, miniere, ecc.).
Oltre al recente accordo sull’aumento dell’eccezione de minimis, l’UE si impegna a
lavorare per garantire una maggiore flessibilità nell’applicazione del “Carbon Border Adjust
Mechanism” (CBAM), ovvero la tassa sul carbonio alle importazioni, un sistema che
obbliga gli importatori di determinati beni a pagare un costo aggiuntivo proporzionale alle
emissioni di CO₂ incorporate nei prodotti importati. La Commissione UE ha già segnalato
che in futuro potrebbero essere inclusi altri settori ad alta intensità di carbonio, e il dibattito
riguarda anche prodotti agricoli primari (cereali, carne, latte) provenienti da Paesi con
pratiche agricole con un forte carico di emissioni e prodotti agroindustriali (zucchero, oli
vegetali, alimenti trasformati). Le aziende statunitense otterranno così uno sconto
aggiuntivo sui propri prodotti introdotti nell’UE, aumentando la propria competitività.
Un’ulteriore minaccia per l’agricoltura contadina è rappresentata dagli “impegni di alto
livello relativi alla protezione e all’applicazione dei diritti di proprietà intellettuale”.

Le norme statunitensi in materia di brevetti e quelle dell’Ufficio europeo dei brevetti (EPO) hanno punti in comune, ma anche differenze strutturali che influenzano notevolmente le strategie e i termini di presentazione. In particolare, l’oggetto brevettabile negli Stati Uniti è molto più ampio, poiché include software, metodi commerciali e sementi, mentre quello dell’EPO è più restrittivo in quanto le varietà vegetali non sono brevettabili.

Con il recente accordo sui dazi USA-UE, segnale di benevolenza verso
l’agroindustria americana, vedremo arrivare in Europa generi alimentari di scarsa
qualità o altri di cui siamo già produttori. La speranza in cambio è di poter
continuare ad esportare a dazi sostenibili quei generi che alimentari non sono,
come ad esempio il vino di cui siamo produttori in esubero totale, risultato di
un’agricoltura industriale che in Italia come in Europa ha prosperato in questi anni
grazie al sostegno pubblico.

E’ bene ricordare – conclude la nota – che non sono i burocrati di Bruxelles ad avere firmato l’accordo con gli USA ma i governi europei e il nostro – quello della “sovranità alimentare” – in prima fila.

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