Torniamo, per l’ennesima volta a parlare della pista da bob.
L’abbiamo tanto discussa, tanto criticata, insieme a tante realtà e associazioni del territorio bellunese. Ma le nostre critiche non sono state ascoltate, anzi. La “nostra Guggenheim” – come Luca Zaia ha definito la pista da bob, terminata qualche giorno fa – altro non è che uno schiaffo in faccia a tutti i cittadini bellunesi che chiedono tutele per una montagna più vivibile, uno schiaffo ai cittadini di Cortina che ormai non si possono più permettere di vivere nel loro territorio, uno schiaffo all’ambiente, alle montagne che dovrebbero essere Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, non spazio libero per cementificare.
Il giorno della fine dei lavori della pista è stato il giorno dei selfie, degli abbracci, del “miracolo italiano”.
Quest’opera è talmente miracolosa che il CIO ha affermato che quello di Cortina sarà l’ultimo impianto ad essere costruito in tutto il mondo.
Evidentemente non sono così necessarie così tante piste da bob, enormi piste di ghiaccio, costruite nelle stesse montagne che ormai il ghiaccio lo vedono con il binocolo. Non solo la Marmolada: i dati dell’istituto di scienze polari del Cnr e della Ca’ Foscari svelano che tutte le aree di accumulo delle Dolomiti hanno ormai superato il punto di non ritorno.
Forse gli investimenti di cui ha bisogno il nostro territorio servono più per evitare questo, piuttosto che per distruggere ettari di ecosistemi preziosissimi per la gioia di una quarantina di atleti (e di Luca Zaia e Matteo Salvini)
In questa vicenda ha vinto la politica predatoria, l’orgoglio patriottico e la sfacciataggine ma ha perso la popolazione di Cortina (e di tutta Italia) che ora si trova a dover sborsare 1,5 M€ all’anno per far funzionare questo giocattolino costoso.
Gli studenti non riescono ad arrivare a scuola per il taglio delle corse degli autobus (nonostante sborsino centinaia di soldi l’anno), le scuole gli crollano addosso, i treni non li vediamo quasi più, i consultori chiudono e la sanità pubblica viene sempre più definanziata. La soluzione chiaramente non è quella che ha trovato la Regione Veneto: portare un evento di livello mondiale in un territorio che non può permetterselo, in tutti i sensi. La soluzione è investire nei veri bisogni di chi questa provincia la abita sempre, e non solo per un paio di settimane per venire a fare una gara di bob.
La beffa finale? La pista sarà chiusa, per cui le gare le guarderemo tutti, anche gli ampezzani, prevalentemente dal divano di casa.
La FISI conferma: il numero di settimane di utilizzo annuale dell’impianto risulta essere di 7,86 con un periodo di maggiore attività tra metà ottobre e metà marzo; che il numero di presunti atleti che utilizzeranno la pista sarà di 25 per il Bob, 15 per lo Skeleton e 43 per lo slittino e che il numero di competizioni che possono essere previste (sia nazionali che internazionali) sono 9.
83 atleti che riceveranno più attenzione dalla Regione Veneto di quanto i 200mila abitanti della provincia di Belluno abbiano mai ricevuto.
9 competizioni evidentemente più importanti di ettari ed ettari di boschi.
Ne sarà valsa la pena?
C’è da augurarselo veramente perché con quei 120milioni, simbolo delle olimpiadi sostenibili, avremo potuto fare molto altro in un contesto climatico e sociale come quello montano nel 2025.
Pagare così tanto per una pista inutilizzabile è anche il segnale che se la politica vuole, può. Anche in barba alle ricadute locali o alla condizione climatica intorno).
Noi studenti non ci stiamo: questo venerdì 4 aprile alle 14:30 ci troveremo all’Urban Hub di Belluno per parlare dei veri problemi del nostro territorio, delle Olimpiadi e di questa pista da bob.
Rete degli Studenti Medi Belluno – Feltre
