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Dazi: Belluno tra le 22 province più a rischio per l’export

Diego Donazzolo – Presidente Confagricoltura Belluno

Donazzolo, presidente di Confagricoltura: “Siamo tra quelli che esportano di più al mondo

Ci preoccupa anche il fronte con la Russia, per le tariffe annunciate dall’Ue sui fertilizzanti”

Belluno, 17 marzo 2025 – Nella guerra dei dazi 22 province italiane sono più a rischio per l’export, perché il valore delle esportazioni è pari a oltre la metà del Pil e a volte lo supera. Tra queste c’è Belluno, dove il valore dell’export è pari al 60% dell’attività produttiva locale. I dati sono di un’analisi condotta dalla società di consulenza Prometeia per il Sole 24 Ore.

Un’analisi condivisa da Diego Donazzolo, presidente di Confagricoltura Belluno: “Il nostro territorio è tra quelli che esportano di più al mondo e, per quanto riguarda l’agricoltura, il timore è soprattutto per i formaggi e per tutta la nostra produzione in generale – dice -. Ci preoccupa questa guerra tariffaria, perché può avere conseguenze importanti per l’imprenditoria agricola nel breve e lungo periodo, ma la speranza è che gli annunci poi si risolvano in un nulla di fatto. Oltre al fronte Usa dei dazi, gli agricoltori bellunesi sono però ancora più in ansia per il fronte riguardante Russia e Bielorussia, nei confronti dei quali l’Unione Europea ha annunciato l’imposizione di tariffe sui fertilizzanti. Questo potrebbe avere un effetto immediato sui costi delle materie prime e sarebbe un brutto colpo per il settore dei seminativi e dei foraggi”.

L’aumento dei costi delle materie prime è la vera spina nel fianco delle aziende bellunesi: i prezzi dell’energia elettrica tornati a risalire negli ultimi mesi del 2024 e nel gennaio 2025, in funzione dell’aumento del costo del gas, dopo la discesa registrata dal 2023. In generale si mantengono alti i prezzi dei mezzi di produzione tra fertilizzanti, sementi, piantine, mangimi, fitosanitari, animali, macchine agricole, nuove tecnologie e lavoro conto terzi. “Per noi è sempre più difficile far quadrare i conti di fronte ai continui aumenti – spiega Donazzolo -. Sono tutti costi vivi che gravano sulle nostre spalle, mentre dall’estero continuano ad arrivare prodotti a prezzi minori, in virtù di una vera e propria concorrenza sleale che poggia su costi di produzione più bassi. Ricordiamoci che se vogliamo il prodotto italiano, con qualità elevata, va pagato qualche euro di più. E se la politica nazionale non trova il sistema per alleggerire il fisco sulle aziende, trovando il modo di lasciare i soldi in tasca a chi lavora, non se ne esce. Per non parlare del calo dei consumi dovuto anche a pensioni da fame, scandalose per chi ha lavorato una vita: andrebbero alzate tutte a 1.000 euro mensili. Invece si prendono i soldi pubblici per spenderli nel riarmo, magari togliendoli alla Politica agricola comune. Così si va a compromettere anche il futuro dei giovani”.

Ciò che non si alleggerisce mai è la burocrazia: “Non ce la facciamo più a seguire tutte le normative che si susseguono senza respiro – sottolinea il presidente -. Pensiamo al quaderno di campagna digitale, nuovo sistema di tracciabilità sulle attività agricole, che sta suscitando molta preoccupazione tra gli agricoltori di Confagricoltura per il timore concreto di un aggravio dei costi legati alla gestione e alla raccolta di una mole crescente di dati. In questo modo stanno distruggendo il tessuto agricolo italiano, a cominciare da quello zootecnico che soccombe sempre di più sotto il peso di obblighi e registri, rischiando l’estinzione”.

 

 

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